In primo piano 04 Settembre 20

Un volo di colombe

Sessanta anni fa Livio Berruti vinse la medaglia d’oro dei 200 metri all’Olimpiade di Roma e fu un evento eccezionale, simbolico e suggestivo.

Quelle Olimpiadi non erano solo uno straordinario evento sportivo ma rappresentavano la rinascita e la ripresentazione di un Paese che era stato sconvolto dalla terribile guerra ma che aveva saputo rialzarsi.

La corsa di Berruti, come una metafora, un’allegoria, un’evocazione.

Non era assolutamente favorito, con la presenza degli invincibili americani.

Ci fu una falsa partenza che lasciò pensare a un certo nervosismo, poi finalmente lo start valido e liberatorio come la partenza verso un’avventura che può durare duecento metri e venti secondi così come sessanta anni.

L’angelo azzurro, leggero come un pensiero caro, calpestava la terra come se non volesse schiacciarla per rispetto.

Ecco la curva, il suo punto di forza, per quella capacità italiana di dare il meglio nelle difficoltà, rimanendo eretti più che con orgoglio con coraggio.

Poi il rettilineo, con quell’incredibile volo di colombe, provenienti da chissà dove, che l’accompagna, a significare la benedizione del gesto.

L’arrivo sul nastro e la vittoria, con la ripresa televisiva che in tutta Italia faceva si che il nastro lo rompessero tutti, liberatoriamente, perché con quel ragazzo di vent’anni, dagli occhiali neri, la canottiera azzurra di lana e le scarpe bianche da corsa, vinceva un Paese che aveva troppo sofferto per non esaltarsi adesso.

Livio cercò di non cadere mulinando le braccia e percorrendo ancora diversi metri ma alla fine si trovò per terra incredulo e accompagnato dall’urlo degli ottantamila spettatori.

Cadi Livio, adesso puoi cadere, perché hai vinto, quei duecento metri sono la leggenda e il ricordo per un’Italia, in quel momento mai così bella, mai così felice.

Tempi difficili, quelli di oggi, ma l’Italia dimostra ancora che in quella curva c’è la dignità di un Paese e la speranza di vedere ancora quelle colombe volare.