Territorio 19 Febbraio 21

Semplificare la burocrazia e rilanciare i settori attraverso tavoli tecnici di discussione

A un anno dal Covid la situazione è drammatica per gli operatori del settore alimentare, critica – ma meno drammatica – per quelli del settore non alimentare. I sussidi ricevuti dalle imprese per fronteggiare la crisi sono irrisori; il governo regionale è intervenuto, ma con tutti i limiti relativi alla propria capienza. Si è aggiunto a monte il grave problema delle erogazioni dei contributi. Si è continuato a non dare certezze alle imprese, a non comunicare la data certa in cui avrebbero incassato i sussidi previsti.

In quest’ultimo periodo, solo a Palermo, il settore dell’artigianato ha diminuito del 20% le iscrizioni all’Albo delle imprese artigiane. E in provincia di Palermo hanno chiuso i battenti circa 1000 imprese del comparto. Se consideriamo che solitamente gli artigiani sono lavoratori autonomi e, allo stesso tempo, titolari d’impresa, ci possiamo subito rendere conto del gran numero di posti di lavoro andati persi che hanno incrementato esponenzialmente il tasso di disoccupazione.

Per recuperare il terreno perso bisognerebbe intanto che le amministrazioni dessero certezze sui ristori e che fosse semplificata la burocrazia, che ancora oggi non consente il necessario salto di qualità. E poi sfruttare questo periodo di crisi per riflettere sul rilancio dei vari settori, attraverso dei tavoli tecnici di discussione per decidere cosa bisogna fare. La Sicilia ha grandi potenzialità ancora inespresse: le acque termali (presenti a Termini Imerese, Sciacca, Acireale); i porti (molti dei quali ancora senza identità precisa); i poli industriali dismessi (come quello ex Fiat di Termini Imerese); le bellezze del territorio. Tutti elementi che potrebbero creare sviluppo a 360 gradi e che vengono lasciati a loro stessi, in assenza di qualsivoglia progettazione. E che dire poi degli appalti infiniti della Regione? Dei cantieri siciliani non si conosce mai la data di scadenza.

Anche gli imprenditori siciliani dovrebbero cambiare mentalità, cominciando a conoscere tutte le agevolazioni esistenti per le nuove assunzioni, facendo rete tra loro – uscendo dall’individualismo – e utilizzando soltanto i prodotti made in Sicily. Finita l’emergenza sanitaria, si dovrà costruire il futuro. Il governo Draghi potrebbe applicare tutte le regole europee ancora tenute nel cassetto, ma se i Comuni, la Regione e le imprese non si faranno trovare pronti con dei progetti utili, allora il divario Nord-Sud potrebbe ulteriormente accentuarsi. Un vero peccato, anche perché il senso di responsabilità dovrebbe imporci un solido impegno per far ritornare i cervelli che adesso sono emigrati altrove e che potrebbero rappresentare una grande risorsa per il territorio.

Tutte le criticità che stanno emergendo non sono dovute soltanto all’emergenza sanitaria. E insieme hanno comportato pure grandi difficoltà nella concessione dei finanziamenti delle banche. Queste, infatti, concedono o meno i finanziamenti in base alla classe di rischio che rimane troppo alta per le imprese della nostra regione; eppure ogni imprenditore ne avrebbe bisogno per i suoi investimenti. Ne approfitto per dire che, dal primo gennaio, se gli assegni in banca non sono coperti, tornano indietro. Una circostanza a cui poche imprese prestano la dovuta attenzione. Dovrebbero invece considerare che presto gli assegni potrebbero essere analizzati non dal personale, ma dai pc, con segnalazioni immediate al Cai senza nemmeno un avviso.

Auspico che la Regione possa anche intervenire immediatamente per sopperire alle proprie mancanze. Con il decentramento normativo dello Stato alle Regioni, la parte finanziaria è rimasta allo Stato. Il governo centrale, dunque, eroga i fondi per i vari settori e li invia alle Regioni, ma queste ultime devono intervenire con delle leggi ad hoc per la loro distribuzione. Gli ultimi fondi ricevuti dal comparto dell’artigianato in Sicilia risalgono al lontano 2012. Adesso forse arriveranno quelli del 2021. Ogni anno, dal 2013 al 2020, sono andati persi 38 milioni di euro, per un totale di circa 300 milioni. Spero che quanto accaduto non possa mai più verificarsi.