In primo piano 27 Marzo 17

Quel che ho detto al Presidente

In altra parte del nostro prestigioso portale c’è, dettagliatamente, specificato e riportato quanto esposto, esaustivamente, e a nome di tutti, dal Presidente di turno di Rete Imprese Italia e nostro amico Giorgio Merletti, al Presidente Gentiloni, in termini di proposte, indicazioni, suggerimenti, rivendicazioni e quant’altro dell’Artigianato e del Commercio. C’è tutto, proprio tutto, quello che c’era da dire in termini tecnico-sindacali giuridici, in un’occasione così straordinaria, nella quale, il Presidente del Consiglio ci ha voluto privilegiare, con un incontro riservato ed esclusivo, dopo circa tre anni in cui  eravamo caduti in una sorta di “sindrome di trascuratezza da interlocuzione” perlomeno al massimo livello ufficiale dell’Esecutivo (perché a tutti gli altri livelli è stata frenetica). Anche l’amico Daniele Vaccarino e l’amico Massimo Vivoli e Francesco Rivolta, il valoroso direttore di Confcommercio, in rappresentanza di Carluccio Sangalli hanno voluto precisare e sottolineare alcuni punti del compendioso documento, consegnato, al Capo del Governo, da Cesare Fumagalli.

Il Premier nei suoi due interventi e in particolare nel primo, subito dopo la dichiarazione di Merletti, oltre a rimarcare considerazione massima e disponibilità assoluta verso la Piccola Impresa, con la condivisione del rilancio così significativo del Turismo, aveva voluto fare un inciso non senza una lieve “stoccatina” garbata sul fatto che Rete Imprese Italia, così importante, nata tra mille aspettative, avesse raggiunto lo scopo della sinergia Rappresentativa così preziosa, ma che ancora dovesse  fare ulteriori importanti progressi. Il vostro rappresentante nella persona del sottoscritto, a questo punto, ha inteso uscire dal canovaccio e rimanendo sul filo della garbata ironia ha voluto rimarcare la similitudine tra Rete Imprese Italia e l’Unione Europea: “Noi, Presidente, siamo come l’U.E., abbiamo anche la moneta unica (in termini di spese n.d.r.)” . Il Premier è intervenuto dicendo: “e chi è la Germania, anzi, chi è la Merkel?”. “Caro Presidente, faccia Lei” (ma non c’è nemmeno una Grecia). Ma è grazie a Rete Imprese Italia se siamo qui e Lei ci ascolta con tanto interesse.

Ho ricordato a Gentiloni il nostro precedente incontro al Quirinale, per le festività natalizie, presenti anche gli amici Giorgio e Daniele, durato pochi secondi, in cui ebbi a formulargli un caloroso “in bocca al lupo”, dicendo che ne aveva bisogno, tanto, perché si era preso una grossa responsabilità.

Ho continuato ricordando che tra pochi giorni cade l’anniversario della nascita di De Gasperi, facendo notare al Premier, come in ogni occasione che vede l’emergere di un Homo Novus in politica, fiocchino i paragoni con De Gasperi soprattutto se la Sua estrazione (dell’Homo Novus) è cattolica e moderata, perché su quella di De Gasperi non ci sono dubbi, perché era cattolico, moderato e Gigante. Mentre il Presidente umilmente si schermiva, ho continuato sostenendo che probabilmente, con il mio parere da storico non professionista, questo e soprattutto, dicembre scorso, era ed è il momento più difficile, dopo quello appunto del dopoguerra, che ha visto Alcide De Gasperi salvare l’Italia. Questo momento è il più difficile, anche se non altro, per motivi economici per le varie congiunture e traversie che hanno colpito la Repubblica e la sua Storia. Dunque l’epoca è difficile, ma, purtroppo, non c’è De Gasperi ma bensì Gentiloni, però con la Sua dignità e coraggiosa disponibilità, e ho ribadito  che noi siamo con chi si assume le responsabilità. Ho detto, anche, però, che comunque la si pensi in politica, vada dato atto a Paolo Gentiloni che, con la Sua indubitabile classe ed eleganza, ha riportato la calma nel Paese e anche un certo equilibrio, che fa sempre coppia con la Speranza, che è la ricchezza dei poveri. Del resto, ho continuato: “Presidente, è un momento in cui sembra succedere di tutto, se ricorda quel grande capolavoro cinematografico “Tutti a casa”, con Alberto Sordi, di Comencini, in cui il personaggio Sottotenente Alberto Innocenzi, l’8 settembre del ’43, dopo aver subito un attacco dei tedeschi, per un involontario paradosso, ebbe a dire telefonando al Comando “Signor Colonnello, i tedeschi si sono alleati con gli americani”. E qui, il Presidente, ha fatto riferimento a un altro grande film “La grande guerra”, di Monicelli, all’episodio della padella per le caldarroste i cui buchi erano stati fatti dai colpi dei tedeschi (guarda caso n.d.r.), ma mi ha anche amichevolmente richiamato ai giorni nostri. Del resto, l’Italia ha il suo Premier che tiene la padella in mano, una padella che scotta, arroventata non da Lui, di cui si vedono tutti i buchi dei problemi. Immigrazione incontrollabile; incognite relative all’Europa e alla posizione tetragona teutonica; incognite relative all’elezione di Trump e alla Brexit; il PIL che non riparte e la disoccupazione che aumenta; terremoto e ricostruzione; debito pubblico fino ad arrivare a un Referendum, che pur io ho votato, se non altro per coerenza sull’abolizione del CNEL, ma che non si doveva proporre, perché, politicizzato, avrebbe spaccato il Paese. Quello che conta non sono tanto le Riforme, che soprattutto da parte del Governo dovrebbero essere portate avanti con un consenso unanime, come avviene nella più antica democrazia, che è quella del Regno Unito, quello che veramente conta per governare, e comunque in politica, è un po’, come nella Polis, mettersi nei panni dei cittadini, delle Donne e degli Uomini, capirne i problemi, le angosce, le paure e porvi rimedio.

Per il resto, Presidente, siamo convinti che al di fuori di tutte le altre problematiche ataviche dalla criminalità organizzata , all’evasione fiscale, due sono gli stereotipi negativi che complicano la vita a questa straordinaria Nazione, così piena di potenzialità. Sono esattamente due corni dello stesso problema. Da un lato i “sindacalesi” (niente a che vedere con i sindacalisti che fanno con onore il loro lavoro), i furbetti dal cartellino del posto fisso a tutti i costi, così ben rappresentati, per rimanere sempre nel Cinema, da Checco Zalone e dall’altra i delocalizzatori esasperati. Qui si delocalizza tutto, Signor Presidente, intendiamoci tutto ciò è legale, ma c’è il sospetto che anche l’Uomo italiano si stia delocalizzando (tutti gli interlocutori annuivano compresi i collaboratori).  Ma noi però non delocalizziamo, noi artigiani e commercianti, siamo parte del territorio, siamo geni del luogo, diamo lavoro qui e paghiamo ogni onere qui in Italia e per questo andiamo, con merito, ancor più incentivati, e siccome è sembrato, in questa riunione, Lei abbia intenzione di valorizzare questo rapporto, aggiungeremo un altro ringraziamento, a quello che Le dobbiamo, per aver riportato in tre mesi le basi di tranquillità e fiducia nel nostro Paese. Ognuno, alla fine della riunione di circa un’ora, si è defilato verso la sua storia, noi con i colleghi valorosi alla ricerca degli irti scaloni di Palazzo Chigi, che sono a volte più impervi a scendere che a salire per quel senso, spesso, inappagato delle attese, che tante volte abbiamo imboccato per essere ricevuti da personalità Premier che hanno fatto la Storia da Andreotti, a Cossiga, Forlani, Spadolini, Fanfani, Craxi, Goria, De Mita, Amato, Ciampi, Dini, Prodi, D’Alema, Berlusconi, Monti, Enrico Letta e adesso Gentiloni. Un pensiero ci pervade e ci persuade, che tutto ciò non sia andato perso, che tutto questo impegno e tutti questi incontri, alcuni anche animati (proverbiali le nostre discussioni con alcuni), con cotante personalità, abbiano portato comunque dei risultati, se è vero, com’è vero, che il numero degli Artigiani è quasi raddoppiato in questi anni e tante difficoltà sono state superate, anche se tante, soprattutto sulle tasse e la burocrazia rimangono e che si è dato lavoro a tante persone che hanno sostenuto tante famiglie.  Una cosa è certa, Paolo Gentiloni è un Uomo positivo e se saprà fare, in questa difficile congiuntura, lo ringrazieremo ancora, se aiuterà l’Artigianato, su nostra sollecitazione esulteremo, sennò non staremo zitti e protesteremo. Non è un endorsement, non ci interessa, noi siamo sempre per collaborare con chi ci considera e ce lo permette. Noi non facciamo politica, non la dobbiamo fare mai, semmai solo a livello territoriale e amministrativo, l’importante è che ne usciamo fuori per le nostre famiglie, per le nostre aziende, per noi tutti, perché questa crisi è durata troppo. Quindi, a Gentiloni abbiamo fatto ben capire lo stato di sofferenza della nostra gente e le potenzialità enormi della nostra categoria e per questo la missione è compiuta anche in questa circostanza.

 

P.S. Tanti sono stati gli scontri, come detto, con i Premier per rappresentare le istanze dell’Artigianato ma ci piace ricordare, in questa occasione, un aneddoto con Giulio Andreotti. Fummo ricevuti da Lui, Presidente del Consiglio incaricato alla Camera dei Deputati. C’era con me una folta delegazione, tra cui spiccava Mauro Tognoni, della CNA, mio maestro e prestigioso ex parlamentare del PCI. Mauro era famoso per la facondia oratoria, forse solo un po’ prolissa per deformazione professionale. Mentre Mauro parlava il Presidente, man mano, cedeva stanco, per le lunghe trattative, alle braccia di Morfeo, del resto, era anche già avanti negli anni. Mauro se ne guardò bene di interrompersi e terminò l’esaustiva esposizione. A quel punto ci fu un momento di silenzio, preoccupato e nello stesso tempo divertito. Giulio Andreotti riaprì gli occhi e tra lo sbigottimento generale rispose ad ogni quesito di Tognoni, dimostrando di avere una capacità letargica di capire comunque tutto. Poteri da Prima Repubblica, vituperata e speriamo mai, chissà, rimpianta. Prima di andare via a me personalmente disse. “Tu che sei giovane ricordati, sempre, che la parola Artigianato, al Ministero l’ho fatta aggiungere io”.

 


 

 

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