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Proposta di Direttiva Europea su Salari minimi. Audizione di Casartigiani

Roma, 14 dicembre 2020 – Nell’ambito dell’esame della Proposta di Direttiva del Parlamento europeo relativa a salari minimi adeguati nell’Unione Europea (COM(2020) 682 final), CASARTIGIANI è intervenuta per un’audizione informale presso la XIV° Commissione Politiche dell’Unione europea del Senato.

La proposta di Direttiva delinea un quadro europeo di riferimento volto ad assicurare ai lavoratori dell’Unione la tutela garantita di un salario minimo.

La Direttiva, nel definire il quadro di riferimento per la determinazione di livelli adeguati di salari minimi, rimette agli Stati membri la scelta di garantire la tutela attraverso salari determinati da contratti collettivi o mediante un salario minimo legale, facendo salvo il principio del pieno rispetto dell’autonomia delle parti sociali nel negoziare i contratti collettivi. Nello specifico, è da apprezzare l’esplicito riferimento al fatto che in nessun modo alcuna disposizione contenuta nella Direttiva possa essere interpretata come una imposizione agli Stati membri nei quali la determinazione dei salari sia garantita mediante contratti collettivi ad introdurre l’obbligo di un salario minimo legale.

Allo stesso modo, in applicazione dell’articolo 153 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea (TFUE), la Direttiva non introduce negli ordinamenti nazionali, alcuna misura incidente direttamente sul livello delle retribuzioni.

Dunque, ad avviso di CASARTIGIANI, nel rispetto e nel perimetro di questi principi portanti dell’Unione europea, la proposta di Direttiva è condivisibile nell’obiettivo di riformare i sistemi di determinazione dei salari minimi, sostenendo il processo di convergenza sociale verso l’alto a beneficio dell’economia dell’UE nel suo complesso, con l’obiettivo di garantire condizioni di parità per le imprese e i lavoratori nel mercato unico.

Dove esiste un sistema di relazioni sindacali maturo ed efficiente, come l’Italia, le Parti sociali sono in grado di regolare autonomamente la materia, e la diffusa copertura dei settori da parte della contrattazione collettiva garantisce salari minimi adeguati. In tal senso è stato evidenziato che per i Paesi caratterizzati da una significativa diffusione della contrattazione collettiva nazionale, il contratto collettivo non determina solo i salari, ma è anche strumento che assicura tutele collettive e, spesso, sistemi di welfare integrativi in favore dei dipendenti, come dimostrato in concreto dalla contrattazione nell’Artigianato. Semmai andrebbe combattuto il proliferare di contratti collettivi sottoscritti da organizzazioni prive di rappresentanza, che creano dumping tra imprese, oltre che condizioni di lavoro peggiori.