Territorio 07 Settembre 20

Nella Marca 600 aziende non sono ripartite

Casartigiani: crisi di liquidità pesante dopo il lockdown, il 3% delle imprese è a rischio. Ristorazione e turismo in ginocchio

 06 Settembre 2020 treviso

Tre aziende su cento, in provincia di Treviso, non sono mai ripartite dopo il lockdown. Problemi di liquidità e di fette di mercato perse per sempre, di crollo dei consumi e di pessimismo per il futuro: un mix letale per circa 600 realtà trevigiane, secondo una ricerca di Unioncamere-Anpal diffusa ieri da Casartigiani, che ora stanno valutando la chiusura.

allarme generalizzato
Non è un mistero che i settori più colpiti siano quelli legati al turismo e alla ristorazione, ma la crisi è trasversale e non risparmia nessuno. Se il 3% delle aziende trevigiane non si è ancora rialzato dopo il lockdown, il 41,6% (9.100 aziende) ha ripreso a lavorare con gli stessi ritmi pre-Covid. Per tutte le altre (parliamo di oltre 12 mila imprese) il lavoro procedere a regime ridotto ancora oggi, a quasi quattro mesi dalla riapertura generale di metà maggio. Il settore più in salute? Le costruzioni, dove sei su dieci sono tornati alla regolare attività pre-emergenza. Altri numeri fotografano le speranze per il futuro: la maggior parte degli imprenditori (55,2%) si augura di tornare a pieno regime entro giugno 2021, il 29,6% entro dicembre 2020, soltanto il 15,2% entro ottobre. Il tutto dando per scontato che non ci saranno altri lockdown generalizzati né zone rosse a livello territoriale: un’ipotesi talmente nefasta che non viene nemmeno presa in considerazione, anche a fronte del sensibile aumento dei contagi registrato nelle ultime settimane.

la crisi di liquidità
C’è un aspetto, però, che accomuna il 55% delle aziende trevigiane: la crisi di liquidità. Significa che più della metà delle aziende fatica a trovare i soldi per pagare dipendenti e fornitori. Con un mercato ben lontano dal ritorno alla normalità, in autunno il problema rischia di acuirsi. Le più in crisi sono le microimprese fino a 9 dipendenti. «Sono imprese sane, scioccate dallo stop agli ordini per il Covid» afferma Salvatore D’Aliberti, direttore di Casartigiani, «per aiutarle serve sostegno al credito, attraverso i Confidi che già dall’inizio dell’emergenza stanno svolgendo un extra-lavoro, attraverso le banche, alle quali si chiede celerità nelle analisi e semplicità nelle procedure. Ad ogni azienda che dice addio corrispondono lavoratori senza stipendio, con difficoltà a pagare mutui e finanziamenti».

spiragli di ottimismo

In estate è andata in scena una “ripresina” che dovrebbe garantire 3.110 posti di lavoro in più, in provincia di Treviso, fino a ottobre. Il 44% dei nuovi posti, secondo l’indagine, si troverà nella produzione di beni e servizi, il 21% nel settore tecnico e progettazione, il 15% nel commerciale, l’11% nella logistica, il 5% nell’area direzione e servizi generali e il 4% nell’amministrativo. Di questi l’86% avrà un contratto da lavoratore dipendente, che sia esso a tempo determinato o indeterminato, mentre il 10% sarà lavoro in somministrazione. A fare la parte del leone restano i contratti a termine, nelle costruzioni per esempio copriranno il 75% della richiesta, il 73 nei servizi. La media dice che il 57% dei contratti sarà a tempo determinato, il 25% indeterminato, l’11% apprendistato. —