In primo piano 15 Marzo 19

Le Idi di Marzo

Quest’anno le Idi di marzo vengono di venerdì, come allora e naturalmente si fa per dire, anche perché le Idi sono, da quel giorno, il venerdì pagano e laico soprattutto a Roma.

 Anche quest’anno una mano pietosa ed oltremodo orgogliosa poggerà una rosa sia sulla statua di Cesare ai Fori Imperiali, sia sui “rostra” vicini al Senato e al Tempio di Saturno, sia a Largo Argentina dove Lui fu ucciso.

Calpurnia glielo avevo detto di non andare, troppo brutti erano stati i sogni premonitori ed effettivamente anche nella città Sacra erano successe cose strane, quella notte, perturbata da tuoni, fulmini saette, statue rovesciate, altari imbrattati e oscure presenze.

Lui si schermiva “che cosa vuoi che si dica, il grande Cesare ha avuto paura per le raccomandazioni di una donna?! Ma tante erano le insistenze che alla fine capitolò e decise di non andare e fu qui che la maledetta congiura aprì il colpo di scena.

Plenipotenziari dei congiurati, in particolare Decimo Bruto che Lui aveva ricordato nel testamento (ma che fu il primo a pagare perché ucciso da Marco Antonio) lo punsero nell’orgoglio e lo convinsero definitivamente.

A nulla valsero le implorazioni di Artemidoro e dell’aruspice Spurinna, mentre il fedelissimo Marco Antonio veniva allontanato con una scusa. Entrato in Curia il disegno criminoso e scellerato compì i suoi effetti, Casca lo colpì per primo e altre 22 pugnalate fecero orrenda strage del suo corpo, l’ultima delle quali fu del figlio adottivo Marco Bruto che era motivato solo da un malinteso senso di libertà.

A vedere il figlio colpirlo, Cesare si coprì il volto con la tunica e disse in greco” anche tu Bruto figlio mio, e allora cadi Cesare”

Cesare cadde come quando ad ognuno di noi cade ogni resistenza davanti allo smarrimento provocato dall’odio di chi si ama nell’avversione di chi si è protetto. A quel punto Marco Antonio chiede di conferire con i congiurati molti dei quali lo vorrebbero subito morto insieme al suo grande amico ma Bruto, dimostrando la sua buona fede, convince tutti. Qui comincia la grande rappresentazione dell’elogio funebre che consigliamo vivamente e caldamente tutti di andare a vedere nello straordinario film di Mankiewicz Giulio Cesare con Marlon Brando nei panni di Marco Antonio.

Il tempo ha conferito a questo film un’aura e una patina che fa divenire i personaggi come se fossero quelli storici, una sorta di metateatro al contrario, di insuperabile verismo e straziante coinvolgente realtà.

Giova solo ricordare che quando Marlon Brando terminò la sua parte, tutte le maestranze gli fecero quadrato per applaudirlo per lungo tempo e ringraziarlo. Qui comincia l’avventura terminata a Filippi con la sconfitta dei congiurati da parte di Marco Antonio e Ottaviano che poi divenne Augusto nipote e altro figlio adottivo di Cesare. La durata dell’accordo tra i due fu breve anche perché si stagliava nitida e intrigante tra i due la figura di Cleopatra già amante dello stesso Cesare. Ad Azio ci fu la sconfitta di Marco Antonio e Augusto si avviò a un dominio di Roma e del mondo di ben cinquanta anni. Tra l’altro cinquanta anni di pace, la “Pax Romana Augusti”, che permise la nascita del Redentore, anche perché sia chiaro a tutti, Roma è stata scelta da Gesù.

Resta però laicamente il rimpianto per la morte così efferata e traditrice di un uomo straordinario e generoso, insolitamente clemente e magnanimo che amava Roma, aldilà di ogni cosa. In breve sostanza siamo di fronte a una realistica rappresentazione umana caratterizzata dall’invidia e dall’irriconoscenza, sentimenti sempre presenti, allora come ora.

Sono le porte girevoli della storia, cosa sarebbe successo se Lui fosse sopravvissuto? Lasciò sesterzi al popolo, così come i Giardini di Trastevere, era talmente dittatore che per sé non conservò niente. Un bel strano dittatore povero. Questo era Cesare, ne avremo mai un altro o dobbiamo continuare a vedere Roma sbeffeggiata e con essa l’Italia, perché sia chiaro anche questo, Roma è l’Italia e l’Italia è Roma e non rassegniamoci perché dipende soprattutto da noi e ritorna in mente un altro grande Cesare, unito nel martirio, John Fitzerald Kennedy che diceva “non chiederti cosa il tuo Paese può fare per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo Paese”.

Come dimostra il fatto che Roma fa notizia sempre, in tutto il mondo e nel nostro caso, purtroppo, in negativo ad esempio il Foreign Office si è raccomandato con i turisti connazionali di fare attenzione alla cosiddetta “truffa dello specchietto”, tornando a sottolineare il degrado della Città Eterna. Mentre il New York Times parla di romani (ma sarebbe da dire quali romani) abituati e rassegnati alla decadenza e all’inesorabile declino della Città Eterna.

Quindi passeggero se ti trovi ai Fori o all’Argentina il 15 marzo deponi una rosa che ricorda Cesare e tutti noi romani diamo il meglio di noi comportandoci meglio e dando il meglio di noi stessi e non il peggio.

Notizie dalle associazioni casartigiani di tutta italia Diffondere la coscienza dei valori dell’Artigianato nel suo ruolo storico quale primaria forza sociale, economica e culturale.

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Il Welfare bilaterale artigiano
Gli Organismi e i Fondi Bilaterali nazionali e territoriali nell’artigianato - EBNA/FSBA, SANARTI, FONDARTIGIANATO, OPNA sono strumenti di welfare contrattuale finalizzati a mettere in campo interventi a tutela dei datori di lavoro e dei dipendenti.

Il Welfare bilaterale artigiano, eroga prestazioni e servizi che vanno dal sostegno alle aziende in crisi e al reddito dei lavoratori dipendenti in costanza di rapporto, a interventi a favore delle imprese e del loro sviluppo, all’assistenza sanitaria integrativa e a corsi di formazione professionale, fino alla costituzione di una rete di rappresentanti della sicurezza territoriale.

Racconti artigiani
Dalla penna di Giacomo Basso, i racconti artigiani pensati per esaltare l’artigianato attraverso l’uomo.
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