Racconti Artigiani

Don Camillo e l’artigiano

Quest’anno poche o punte vacanze a causa dei tanti impegni connaturati a questa situazione di crisi, ma va bene così.

L’impegno più importante di tutta una vita, è stato quello di fare gli interessi degli artigiani e di CASARTIGIANI e delle migliaia di operatori che nelle forme e nelle figure giuridiche più diverse lavorano e si impegnano sul territorio e al centro.

Già negli anni trenta il grande Ettore Petrolini cantava “ma cos’è questa crisi?”La risposta era già difficile allora e a niente valeva l’ironia e lo scetticismo dell’artista, per strappare un sorriso, figuriamoci adesso. Sappiamo solo, che come in una grande famiglia è necessario fare sacrifici. Il problema è sempre quello della ripartizione, di questi sacrifici, per riassestare il bilancio e su questo ci si divide e non si riesce a trovare la quadra.

Una cosa però risulta chiara, che gli artigiani non sono più il capro espiatorio dei problemi. Finalmente c’è rispetto per la nostra categoria e questo è già molto e su questo rimandiamo ad altri scritti. Dicevamo, poche vacanze, ma tra le poche cose per riposare fatte, c’è stata quella di vedere una retrospettiva dei leggendari film di Don Camillo, tratti dai romanzi di Guareschi.

I racconti, rappresentano un mondo che riporta ad una Italia, che usciva dalla guerra e quella sì era una crisi epocale. Un’Italia, che faceva perno nella situazione drammatica, sul Campanile e sul Comune, come quelli di Brescello dove si svolgono le nostre storie.

La retrospettiva, ci ha insegnato molto sull’amicizia e sull’umanità rappresentata da quei due straordinari attori che furono Fernandel e Gino Cervi. Il prete e l’artigiano. Ma, che Prete e che Artigiano! Anche Pio XII lo ieratico e inarrivabile Papa, principe romano della Chiesa volle conoscere Fernandel per ringraziarlo per quanto fatto con la sua interpretazione, in termini sociali ed educativi. Fernandel non era un attore, era Don Camillo, per compenetrazione ed empatia. Mentre lui rappresentava, quell’icona di prete, pian piano col tempo questa spariva, lasciando un vuoto incolmabile, che solo un Papa straniero potrà poi lenire. E che dire di Gino Cervi uno dei più grandi attori italiani di tutti i tempi sia se mettesse in scena Peppone che “Ettore Fieramosca” o “Maigret” o “Sciagura” il fascista. Una chimica tra i due anche di vera amicizia faceva il resto, cresceva la magia del bello, del vero, dell’assoluto, quando tutto scorre e ti rasserena fino alla catarsi.

Peppone, dunque nella nostra storia era un artigiano, per l’esattezza un meccanico, anche bravo, anche qualificato, come quando riesce a mettere in moto un carro armato residuato bellico nascosto alla bene e meglio dentro una cascina e pazienza se gli scappa un colpo che un altro po’ fa una strage. Al suo fianco sempre l’amico inseparabile, Don Camillo anche se per reciprocità oggetto delle peggiori beffe e vendette, che sembrano però un abbraccio. Più di una rivincita.

Peppone è meccanico, anche quell’altra volta quando il Prete ormai Monsignore lo prega di sabotare la macchina del Vaticano, che all’indomani lo deve portare coercitivamente a Roma non volendo lasciare Don Camillo il suo paese.

Peppone l’artigiano non lo fa, nonostante gli accordi incentrati come sempre sul relativismo etico basato sulla beffa e sul ricatto, ma in fondo non lo fa solo perché anche lui torna a Roma e il gioco o si fa insieme o non si fa affatto. Brescello sta dappertutto, se si è veramente amici anche se contrapposti.

Ma anche Don Camillo è un po’ meccanico (erano tutti un po’ artigiani oltre che contadini in quell’epoca e questo fu la nostra fortuna e ancora lo è) se quell’altra volta è lui a sabotare il motore dell’amico, che li per li non lo capisce perché in fondo non lo vuole capire. Come tutti i nostri artigiani che come dice Natali non lavorano per il cliente, ma per l’idea di artigianato, che hanno dentro. In fondo anche Papa Giulio II non riuscì a far fare la Sistina a Michelangelo come voleva lui e fu meglio così.

E poi Peppone è artigiano quando passa l’azienda al figlio, perché così ben si fa da quelle parti, dove l’umidità ti gela d’inverno e il caldo è a picco d’estate e dove il fiume è minaccioso ma benefico e salvifico. Così si fa in Italia patria dell’Artigianato.

Peppone “insegue” la politica quella dura di quegli anni, dove al fine però si sacrificava tutto al bene comune e l’Italia risorgeva. Su tutto una grande amicizia, il valore forse più alto tra gli uomini aldilà dell’ “Amor, ch’a nullo amato amar perdona”

Un’amicizia che ripara le passioni, le divisioni, i preconcetti che è umana perché solo può essere umana.

Stavano girando l’ultimo film i nostri amici quando Fernandel fu colpito da un brutto male. Il film si chiamava “Don Camillo e i giovani di oggi” e sarebbe stato un bel messaggio e le scene erano quasi ultimate. Gino Cervi non volle finire le scene senza l’amico e rinunciò e così fece finì la produzione. Grande omaggio al grande Fernandel.

Don Camillo nella finzione parlava a Gesù nella Parrocchia di Brescello e il Signore gli rispondeva, come un buon padre risponde sempre a noi tutti. Chissà se Fernandel avrà sentito la Sua voce fino all’ultimo. Lo speriamo vivamente. Quel Gesù è stato recentemente restaurato grazie anche all’aiuto degli eredi del grande scrittore Guareschi, che sono a vivere oltre gli oceani. Se anche solo qualche giovane legge, queste povere righe e sente il desiderio di rivivere quella cultura e quel mondo vedendo i film o leggendo quei racconti , allora abbiamo fatto un piccola cosa preziosa.

Se solo si trova quel che è stato lasciato in memoria e tramandato in altri, allora non tutto è vano.

E comunque è piacevole vedere come ci sia sempre qualcosa di artigiano nella nostra storia e come ciò ci lusinghi e conforti. Grazie Fernandel, grazie Gino Cervi, grazie Guareschi perché la vita è sentimento e non economia.

G.B.

La colonna sonora é composta dal M° Alessandro Cicognini