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Colosseo

Stiamo vivendo una pagina drammatica dell’esistenza umana, forse non ce ne rendiamo conto appieno, perché la partecipazione o no mitiga la sensazione, ma questa del Coronavirus o Covid-19 che dir si voglia è una tragedia, tra le più grandi che l’Umanità abbia mai vissuto. In altre calamità o vicissitudini, come la guerra, il nemico era ed è facilmente identificabile e per quanto spaventosa la problematica era ed è valutabile e risolvibile nel confronto delle umane diatribe. In questo caso del virus il nemico è subdolo, invisibile, mutante e divisivo e in più si impadronisce dell’uomo che non è nemico ma spesso e volentieri amico, anche molto caro, tanto da poter essere un figlio, un padre, una madre, un fratello.

Si pensi a questo sberleffo degli asintomatici e si consideri come una provocazione il contagio e la sua trasmissione. In più, come sempre succede in caso di calamità e di afflizioni, ma tanto più nel nostro caso, ci sono effetti collaterali dovuti alle debolezze umane, allo scontro tra coscienza e paura, tra interesse e abnegazione, tra vigliaccheria ed eroismo. In Epica si dice che l’Eroe è sempre giovane e bello mentre nel nostro caso l’Eroe è ognuno di noi, tanto più gli anziani su cui viene fatta una narrativa immeritata che ha finito per favorire uno scontro generazionale. Ognuno di noi, quindi, può essere un Eroe, ognuno di coloro che nonostante questa angoscia ha continuato a vivere non perdendo la propria onestà intellettuale, la propria coscienziosità, la propria dignità anche di fronte alle tante difficolta economiche e non solo e facendo sempre il proprio dovere.

Si pensi alla perdita di libertà, impensabile pur nell’ampia fascia generazionale, alla quale non eravamo assolutamente abituati e che pure è stata accettata con serietà e dignitoso rispetto, ma con l’esigenza che, quanto prima, si ritorni senza strascichi a un pensiero dove la Libertà e la Democrazia siano più importanti anche della salute perché “Libertà che è sì cara come sa chi per Lei vita rifiuta”.

Quando si pensa all’Eroe si pensi, oggigiorno, all’imprenditore piccolo, solitario, nucleo vitale della nostra società che oltre, come tutti, a dover fare i conti della paura ha perduto ogni sua certezza ogni suo riferimento, alcuni, addirittura, ogni speranza. Quando si pensa all’Eroe si pensi all’anziano fino a ieri lusingato, sollecitato, intimato che ai nostri tempi la gioventù si protrae a dismisura che è necessario produrre fino a tarda età, che la pensione può attendere, che la terza generazione ha bisogno di sostegno e all’improvviso abbandonato, classificato come improduttivo e che se c’è un solo ventilatore salvavita vale la conta degli anni.

Tempi disperati i nostri dove abbiamo visto e sentito cose che non pensavamo mai di vedere e di sentire. Perché si è sancito il criterio che se c’è necessità c’è conflitto, c’è disputa e non c’è generosità. Parola desueta filantropia ai tempi del Covid, ma se pensi agli Eroi oscuri e silenziosi ma fattivi pensi ai medici e ai loro collaboratori, molti dei quali hanno sacrificato la vita per salvare il salvabile, per continuare a far sperare che la Pietà non è morta e che l’Amore è ancora figlio della Povertà e dell’Espediente e che la vera Vittoria è quella sul dolore.

La solitudine dell’imprenditore, quindi, quella per la quale l’empatia di ogni singolo componente di CASARTIGIANI ha dimostrato e deve dimostrare sensibilità, come sappiamo e conosciamo da una attenta valutazione e una opportuna considerazione.

Grande merito a queste Donne e questi Uomini di CASARTIGIANI che nella costanza e nella determinazione del Servizio hanno dimostrato intelligenza, oltre che abnegazione, con questa generosa, insistita ermeneutica nei meandri burocratici per far sentire la riconoscenza e l’affetto e mitigare lo smarrimento. Onore e orgoglio, tra noi e per voi, per tutti coloro che si sono prodigati e che continuano a farlo.

Perché una cosa è certa, quando terminerà questa afflizione, saremo consolati dalla consapevolezza, ognuno del proprio impegno e della propria coscienza, consapevoli finalmente, eppur in maniera laica, che siamo tutti vittime dello stesso tragico destino e che ci dobbiamo aiutare e non scontrare e finalmente gli abbracci varranno di più e come è giusto ci dovremo perdonare e giustificare, tutti.