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Angelo di Castello

Come narra la tradizione (e in tal senso invitiamo coloro che non lo avessero fatto a leggere la novella qui riportata “i Padri degli Angeli”)

la grande peste del 600 si concluse in occasione di una processione, guidata da Gregorio Magno, durante la quale ci fu la straordinaria comparsa di un Angelo (sopra quello che era all’epoca il Mausoleo di Adriano) che rinfoderava la spada in segno metaforico della fine della pestilenza.

Da allora il Mausoleo si chiamò Castel Sant’Angelo e diversi Angeli iconografici, commemorativi e rappresentativi, in legno, in bronzo e in marmo si sono succeduti e uno è conservato in un giardino all’interno e questo ultimo del 1753 è forse il più simigliante o forse è così perché ci siamo affezionati.

Sta di fatto che se adesso guardi in alto e vedi una bandiera italiana o anche quella europea con l’Angelo che le sovrasta non puoi fare a meno di pensare e di sperare o anche di percepire che finalmente, anche in questi nostri difficili tempi, a Lui sia comandato di rinfoderare la spada e cessi finalmente questa pestilenza del coronavirus che tante tribolazioni e preoccupazioni sta dando, pure in epoca moderna, dove mai avremmo pensato di dover vivere una simile esperienza.

Osservate come è rigogliosa la nostra bandiera dove suggestivamente splende il sole perché l’Italia ha dimostrato coraggio e dignità nonché esemplare civiltà che non le veniva attribuita.

Sulla bandiera europea contrasta qualche nuvola, anche se proprio questa esperienza ha fatto sì che ci fosse un ritorno ai principi ispiratori di Adenauer, De Gasperi e Schuman, di modo che ci sentissimo tutti europei.

Angelo di Castello che ci proteggi, rinfodera la spada.