RAPPORTO REGIONALE INAIL SICILIA
Palermo – Villa Malfitano - 19 dicembre 2005
Intervento programmato di Michele Marchese, coordinatore regionale Casartigiani Sicilia

Dopo le relazioni e gli interventi qualificati che mi hanno preceduto, desidero fare solo alcune riflessioni e aggiungere qualche proposta.
Riflessioni, ad alta voce. Era il 1952, oltre mezzo secolo fa, e, come si usava dire “servivo la Patria sul mare” che poi era solo laguna, Venezia. Sostavo in Piazza San Marco (zona che amavo ed amo, l’ultima volta l’ho visitata appena due mesi or sono) e mi si è avvicinata una vecchietta dicendomi “Bel marinaio (allora mi si poteva dire!) mi sai indicare dove è l’ufficio delle disgrazie?”. Lì per lì sono rimasto perplesso. Poi, visto le carte che aveva in mano, ho capito che cercava la sede dell’Inail, la sigla, e non scopro l’acqua calda, dell’istituto nazionale (contro gli) infortuni sul lavoro. Ho indirizzato la mia interlocutrice nella direzione giusta.
Dopo ho fatto le mie considerazioni. L’ufficio delle disgrazie… Sono passati oltre 53 anni, ed ancora oggi è considerato l’ufficio delle disgrazie. E' visto, cioè, come un istituto cui rivolgersi solo in caso di infortunio, o disgrazia che dir si voglia.
E’ un concetto che, tutti assieme, dovremmo fare in modo che fosse smentito, considerando questo istituto come “ente di prevenzione” prima e di cura poi. Proprio “contro gli” che è stato ingiustamente eliminato dal logo e del quale non se ne fa l’uso dovuto. Se così non fosse debbo dire che avevano ragione coloro che tanti anni or sono lo volevano inglobare negli “enti inutili da sopprimere”.
Questi riferimenti mi sono ritornati in mente, nell’ascoltare alcuni dati prima citati e che desidero richiamare. Li rileggo: “Gli artigiani, i loro lavoratori, pur avendo nel loro fondo un saldo attivo notevole di 1.537 milioni di euro non ricevono servizi per ridurre gli infortuni, né si è attivato una riduzione del premio assicurativo.
“Registriamo una palese contraddizione e cioè che nel fondo dove abbiamo un notevole attivo di cassa, registriamo il maggior numero di infortuni, il 60% circa”.
Tre miliardi delle vecchie lire di attivo. Il maggior numero di infortuni in percentuale, anche se non si fa riferimento a quanti sono gli assicurati per settore.
Per i “premi”, mi chiedo: quanti sono quelli che pur avendo i titoli non avanzano richiesta di riduzione del premio? Pochi, o nessuno. E questo perché dopo la presentazione della richiesta arriva la visita sicura dell’ispettore dell’Inail e l'immancabile multa, di solito elevata, e in ogni caso più sostanziosa che quel 5% che si vorrebbe risparmiare.
E allora, lasciamo perdere certi sistemi, che non ho alcun timore a definire “trabocchetto”, e promuoviamo la prevenzione nel senso più letterario della parola. Incominciamo a dare il giusto significato a quella parola che non compare nel logo e cioè “CONTRO”. Occorre seguire, e magari consigliare, prevedendo contributi e incentivi, come garantire sicurezza che, nel caso degli artigiani, riguarda anche i titolari d’impresa. Favoriamo il ricorso alla frequentazione dei corsi della 626 e del primo intervento. Prendiamo per mano le piccole aziende. Consigliamo loro cosa fare per rendere sicure le loro botteghe, contribuiamo alle spese che si devono affrontare per eseguire determinati e importanti lavori di adeguamento. Riduciamo i costi per invogliare le aziende ad affrontare serenamente quello che comunemente è definito “premio” ma che nei fatti è un costo, spesso elevato, e nemmeno rapportato al volume di affari, o meglio ancora agli utili di gestione.
Per quanto riguarda quel 60% di incidenza negli infortuni.
Sarebbe interessante sapere quanti di questi infortuni avvengono subito dopo la regolarizzazione del lavoratore o dello stesso imprenditore. Uno studio interessante per capire se si ricorre all’ufficio delle “disgrazie” ad evento avvenuto.
Sarebbe bello anche sapere il tipo e il costo dell’infortunio, sapendo bene che l’artigiano titolare difficilmente lascia la sua bottega, per un piccolo infortunio. L’eventuale indennizzo di un incidente di poco conto, ma che fa statistica, non coprirà mai i mancati guadagni.
E siccome io – come tutti i rappresentanti delle organizzazioni che oggi partecipiamo al dibattito – rappresento la parte sana ed attiva dell’imprenditoria e dell’artigianato in particolare, non mi piace che sono addebitati percentuali ed oneri alle imprese sane per coprire spese di soggetti che, fino a quando ne hanno potuto fare a meno, non hanno rispettato le regole.
Concludo con l'affermare che vorremmo l’istituto più vicino, più amico, più incisivo nella prevenzione allargando quei protocolli d’intesa con Confindustria prima annunciati e riservati solo alle province di Trapani e Messina. (Mi chiedo ancora: gli stessi “opuscoli per i lavoratori”, redatti in collaborazione con il Comitato Paritetico Nazionale dell’Artigianato, sono stati distribuiti capillarmente? O fanno la muffa nei magazzini dell’istituto?).
L’Inail, che io definirei “INACIL”, non può e non deve essere considerato come controparte da cui difenderci e diffidare. In sintesi, poche cose da fare concretamente e avremo un’Inail più attenta e sempre più attiva e decisiva nel creare sicurezza per tutti, operando proprio “contro” gli infortuni sul lavoro.