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LA NOSTRA RAGIONE D' ESSERE
Alla fine di questo 2003 CASARTIGIANI
festeggia il quarantacinquesimo anno dalla fondazione.
Il 29 dicembre 1958 a Roma in via dell'Umiltà
vicinissimo a Fontana di Trevi e per la verità
anche a Palazzo Chigi, un gruppo di Uomini di buona
volontà, alla presenza del notaio, ritenne opportuno
costituire un'altra confederazione artigiana dopo che
più di dieci anni prima si erano costituite la
Confederazione Generale Italiana dell'Artigianato poi
Confartigianato e la CNA .
Per dovere storico è giusto ricordare che preesistevano
già anche le CLAAI di Milano e l'associazione
presindacale di promanazione della Conferenza episcopale,
ACAI.
Cosa spinse queste persone ad attivarsi , oltre alla
necessità pratica di dare un coordinamento ed
una rappresentanza nazionale ad un buon numero di associazioni
artigiane autonome sparse qua e la sul territorio del
Paese e soprattutto del centro sud?
Si può rispondere, probabilmente, con l'esigenza
di creare una forza autonoma non solo dalla politica
, ma anche dall'omologazione con il contesto industriale,
che si riconoscesse nei valori della dottrina sociale
della Chiesa, ma che non fosse strettamente promozione
di questa, e che attivandosi contrattualmente e sindacalmente
cercasse di far valere gli interessi e la tutela dell'artigianato
più piccolo o se si vuole tradizionale e familiare.
E poi, con la forza di un sincero spirito democratico,
con l'esigenza di garantire maggior pluralismo nel contesto
della rappresentanza artigiana.
Non a caso l'acronimo CASA stava per Confederazione
Artigiana Sindacati Autonomi, poi corretto negli anni
ottanta in Confederazione Autonoma Sindacati Artigiani
e finalmente nel 2000 in CASARTIGIANI.
L'autonomia, quindi, non retorica e generica, ma riferita
ad una precisa linea di politica sindacale che non fosse
condizionata da riferimenti partitici e che salvaguardasse
l'essenza dell'artigianato e ne tramandasse il significato
ed il ruolo. Dall'abbrivio, quindi, si andavano delineando
le nostre ragioni di essere , con una impostazione statutaria
ed una presa di impegno e di coscienza di tutti i firmatari:
tutela del solo artigianato, struttura federale e autonomia
delle associazioni, apartiticità.
In questo ultimo punto per la verità ci fu pochi
anni dopo una digressione perché sotto la guida
di un Uomo, comunque di prestigio e di specchiata caratura
morale, come Clelio Darida la CASA, divenne, de facto,
un riferimento di una corrente della DC fino a tutti
gli anni '70.
Ma era per i tempi dei blocchi contrapposti, una "conditio
sine qua non" e non se ne può fare colpa
ad alcuno. Del resto, alla fine di quella pur suggestiva
esperienza la CASA ebbe una crisi epocale dalla quale
comunque si uscì con fortuna , coraggio e determinazione.
Quello , comunque, che ci interessa dimostrare in occasione
di questo quarantacinquennale è che i nostri
scopi e le nostre finalità , la nostra ragion
d'essere non solo non è stata tradita ma viceversa
valorizzata ed ultimamente esaltata, nella contemporaneità.
Mi sia consentito, ora in breve, un esauriente excursus
storico per poi dimostrare quanto abbiamo fatto e quanto
dovremo ancora fare.
Il 29 dicembre 1958 Audino di Torino, Tabbia di Biella,
Stavolo di Napoli, Cafiero di Napoli, Celentano di Napoli,
Lancia di Caserta, Boido di Latina, Gualano di Bari,
Da Deppo di Bologna firmatari, il designato Presidente
Tullio Albanese sarto di Roma , Augusto Ciantelli di
Roma, Costantini, Frezza e Giuliano di Roma , Luigi
Basso di Roma ( che è solo un omonimo del sottoscritto
e che ho fatto in tempo a conoscere n.d.a) Pepe di Salerno
, Angelucci di Rieti, Crescente , Vernici e Minnucci,
Tessori di Teramo, Bargagna di Pisa e il designato Segretario
Romualdo Marino fondarono la C.A.S.A.
Dai racconti e dai ricordi che ho raccolto negli anni
settanta , si trattava di una serata molto fredda e
il centro di Roma era particolarmente addobbato per
le festività natalizie, il clima molto disteso
ed allegro nonostante molti fossero i ritardatari ,
come dimostra l'esiguità dei firmatari dell'atto.
Il 1958 era stato un anno spartiacque tra l'Italia del
"miracolo" della ricostruzione e quella del
boom. L'Italia di De Gasperi, che se ne era andato in
punta di piedi in tutta povertà da quel gran
galantuomo che era già da quattro anni, ferito
a morte dalla salute cagionevole e dalle troppe irriconoscenze
e ingratitudini e da qualche tradimento di troppo all'interno
del suo partito, e l'Italia del boom economico, quella
della dolce vita felliniana e del post neorealismo quella
che bastava che fosse domenica o che ci fosse il sole
dopo una settimana di lavoro.
In Francia era nata la quinta repubblica con a capo
Charles De Gaulle , a luglio era stato varato il secondo
governo Fanfani, che fu il primo di centrosinistra ,
ad ottobre era morto Pio XII ed era stato eletto Papa
Giovanni XXIII , il Papa Buono. Di lì a due giorni,
a Cuba, sarebbe caduta la dittatura di Batista e Fidel
Castro sarebbe diventato capo del Governo.
Il Capo dello Stato in Italia era Giovanni Gronchi di
Pontedera (il paese della Piaggio tanto giustamente
caro al mio amico Ribechini) che Montanelli definisce
solenne nei formalismi e prepotente nei privilegi, ma
duttile, amabile, colto.
A livello mass medialogico erano gli anni della TV ,
nata esattamente quattro anni prima , quella di "Lascia
e Raddoppia" di Mike Bongiorno , del "Musichiere"
di Mario Riva , del Tenente Sheridan, di Enzo Tortora
e del Festival di Sanremo.
C'erano i prodromi del boom e la situazione economica
migliorava per tutti, la "Seicento" era a
disposizione di molti, magari in quaranta rate, e alcuni
si potevano permettere anche la villeggiatura ma le
contraddizioni erano ancora molte e le sacche di povertà
e di ignoranza diffuse, anche se il maestro Lombardi
diceva che non era mai troppo tardi, ma se si pensa
che la guerra era terminata solo da poco più
di dieci anni si doveva constatare un vero e proprio
"miracolo". Eravamo stati fortunati grazie
alla nostra scelta atlantica. Per questo saremo sempre
grati all'America. Sennò anche noi invece di
avere, a volte nostro malgrado, tanta xenofobia, cercheremmo
asilo come povera gente.
L'artigianato era uscito dalle mortificazioni corporativistiche
dell'era fascista, con rinnovata lena e trovava in quegli
anni, in quell'ora di libertà e di ricerca del
benessere, il terreno fertile su cui proliferare e ancor
più diffondersi capillarmente favorito anche
nel settore produttivo dalla crescita industriale e
del conseguente indotto. Insomma nel contesto del novecento,
tutto considerato, quegli anni furono i migliori per
la nostra Nazione.
In questo contesto, in questo clima, con questa gente
e con queste intenzioni nasceva la CASA ed iniziava
la storia che abbiamo ereditato. Vediamo di analizzare
se siamo stati fedeli al messaggio e cosa dobbiamo fare
per completare il percorso e che cosa dovremo fare.
Abbiamo già accennato alla grande crisi dei primi
anni ottanta della CASA, conseguente all'uscita di scena
di una presidenza carismatica come quella di Darida
e della segreteria Marino cui va riconosciuto di aver
voluto la nascita della Confederazione.
In quegli anni di cui sono stato testimone diretto e
impegnato, c'erano tutte le condizioni perché
si chiudesse anticipatamente, con buona pace di tutti,
la nostra esperienza, che ora nessuno starebbe qui a
raccontare. Una disastrosa situazione economica, non
solo nell'ambito confederale, ma anche in quello dei
principali organismi collaterali, non dovuta a malagestio,
ma a concause, un clima politico interno da faida finale,
un tutti contro tutti che non faceva onore a nessuno.
Anche perché ognuno cercava di difendere o cercare
privilegi e posizioni quando privilegi o posizioni più
non vi erano. Diciamo, che in piccolo, abbiamo anticipato
il clima della fine della prima Repubblica che vi sarebbe
stato circa dieci anni dopo nel nostro Paese, anche
se quella storia è ancora troppo fresca per essere
ben raccontata. In questa situazione, che tra vicende
variegate e complesse si protrasse per alcuni anni,
spiccò la figura di un piccolo siciliano , il
quarto Presidente CASA dopo Albanese, il triumvirato
Darida, Riccio e Barbera, Giuseppe Guarino, cui comunque
la si pensi, va dato atto e merito storico sempiterno
di aver preso tutto sulle spalle e traghettato la Confederazione
nella nuova positiva fase, quella che adesso ci vede
attori.
Guarino è stato un personaggio bonariamente controverso
, ed io non sono la persona più indicata per
essere obiettivo, perché ne ho cara la memoria,
ma che a lui si debba il "salvataggio" della
CASA nessuno lo può disconoscere. Così
come non si possono dimenticare , tra tante altre figure
positive personaggi come Marco Tullio Monticelli , Giovanni
Luongo e ancora efficientissimi e impegnatissimi Michele
Marchese e Benito Santalco, che per vita di trincea
comune sono miei maestri e amici per la vita. Anche
a loro due si deve se siamo ancora qui ad impegnarci.
E poi tanti cari compagni, volti diversi ma eguali ,
che come dice Leopardi hanno schivato gli spassi
e hanno dedicato alla causa comune dell'anno e della
vita il più bel fiore.
Abbiamo da allora iniziato la costruzione di CASARTIGIANI
con una concezione sacerdotale del servizio e dell'impegno,
trascurando, a volte mortificando, contrariamente al
senso comune
l'interesse personale, per quello generale inteso come
organizzazione, non cercando come spessissimo avviene
di arrivare ad impegni e ruoli politici attraverso l'impegno
sindacale, ma viceversa mettendo a disposizione tutto
il rispetto e la conoscenza in senso etimologico della
politica al servizio della causa comune. Non a caso
fummo e siamo fautori dell'impegno a non assumere incarichi
politici e per la verità, neppure istituzionali
come coerentemente dimostrato, in coincidenza di impegni
di vertice in sede confederale. (Il discorso è
ovviamente diverso in sede associativa).
Prima di tutto, la costruzione di CASARTIGIANI è
avvenuta, con la collaborazione dell'amico fraterno
Fornari, con il sanare la situazione amministrativa
senza gravare minimamente sulle risorse delle associazioni,
che viceversa sono state favorite, nel rispetto dell'autonomia,
con un costo di adesione confederale molto molto contenuto,
come unanimemente riconosciuto. E già questo
fu ed è un impegno ed un risultato positivo straordinario.
Il nostro "miracolo" economico.
Poi con un impegno, diuturno, instancabile con una capillarizzazione
di presenza sul territorio che ha ampliato di molto
la nostra base associativa e le nostre delegazioni comunali
che incredibilmente sono circa un migliaio, diffuse,
attive tra gli artigiani. La struttura federale e l'autonomia
associativa stessa fa sì che il numero dei nostri
iscritti sia almeno doppio rispetto a quello certificato
da ruoli INPS e questo perché spesso si fa la
scelta di favorire i meno abbienti mai gravandoli di
un impegno pur modesto. Rinunciamo a qualcosa sul piano
economico e di visibilità, ma aggiungiamo qualcosa
di molto più importante sul piano etico.
E ancora, lavorando ad una forte connotazione di immagine
e attraverso la serietà dell'impegno e del servizio,
raggiungendo il rispetto nei contesti istituzionali
e politici e nella categoria e anche questo è
stato un lavoro non da poco, viste le difficoltà
che "Roma" riserva. Infine con CASARTIGIANI,
nel solco della tradizione e dei criteri ispirativi,
caratterizzando una ragione d'essere , che va aldilà
della concorrenza e del confronto con le stimatissime
consorelle e confederazioni dell'artigianato, del commercio
e dell'impresa. E questa è forse la cosa più
importante.
CASARTIGIANI ha la sua essenza e ribadisco la sua ragione
d'essere nel rappresentare solo l'artigianato tradizionale
e per quello che è il suo ruolo e la sua affermazione,
si pone come "sentinella" della non mortificazione
del ruolo artigiano, prima ancora di quello della PMI,
nella nostra economia ed ora nell'amalgamazione europea.
Un compito che fa tremare le vene dei polsi.
I nostri fondatori saranno orgogliosi di noi , abbiamo
in tutta onestà conservato i nostri valori e
siamo pronti a guardare al futuro con determinazione
e rinnovato impegno. Siamo apartitici , anzi di più
non accettiamo incarichi nella politica per salvaguardare
la nostra autonomia , siamo solo artigiani, intransigenti
a confusioni nella PMI , pur dettati a volte da ragionamenti
di modernità, convinti che il ruolo dell'artigianato
è ancora attuale e addirittura indispensabile
come dimostrano tutte le statistiche e le indagini .
Siamo cristallini e parsimoniosi per quadrare i conti
nella gestione , perché CASARTIGIANI si finanzia
esclusivamente con il sostegno dei soci, attraverso
le associazioni, rifulgendo da qualsivoglia accordo
di natura economica, che un potenziale associativo pur
legittimamente, può favorire per demandarlo agli
ambiti territoriali, che, questi sì, sono deputati
a finalizzare accordi convenzioni e quant'altro. Abbiamo
conservato i nostri valori morali e consolidato la struttura
federale, deregolamentando in senso di garanzia di autonomia,
ancor più il nostro statuto. Siamo a garantire
quello che riteniamo essere una, se non la principale,
chance democratica ovvero il pluralismo pur nell'unità
di intenti.
Insomma abbiamo conservato tutto ciò che ci hanno
tramandato , in tutta onestà arricchendolo e
di molto. Stiamo ammodernando il tutto, stiamo crescendo
in considerazione, siamo una squadra che gioca ormai
in serie A. Se vogliamo restarci dipende solo da noi,
dal gioco di squadra.
Ormai tutti nell'opinione pubblica sanno cos'è
CASARTIGIANI perché e come opera, il nostro ruolo
si apprezza nel valore e nell'impegno dei nostri uomini.
Il ringraziamento va oltre ai citati Michele, Benito
ed Angelo a Nicola Molfese dalla grande umanità
agli amici Paolo Melfa a Leopoldo Facciotti e a tutti
i miei collaboratori e se mi posso permettere senza
trascurare tutti gli altri in particolare a Claudio
Massa, Paolo Mignone, Romano Natali, Ariano Magli, Corrù,
Ferrari, Bettini, Prando, Vaia, Grosso, D'Aliberti,Giuliato,
Andreotti, Rolleri Ribechini, Biondi, Coltelli, Micheli,
Mancinelli, Lucchetti, Supini, Jacucci, Ulvidio Sorcinelli,
Cecchini,Fabrizio Fornari, Giuliano Pizzocchia, Salati,
Ciace,Vincenzo Rea, Nando Buccella, Menno Di Bucchianico,
Giammarino, Fischetti, Lucente, Montebello, Falone,
Russo, Luciano e Fabrizio Luongo, Califano, Amore ,
Andresano, Conoscitore, Ramunno e tutti gli amici di
Foggia, Valente , Castronuovo , i Lo Ponte, D'Onofrio,
Paolino, Franco Mammoliti e Giovanni Misitano,Giovanni
Aricò e Alfredo Cappuccio, Eugenio Blasi, Correra
e Praticò,Cusimano, Albicocco, Nello Molino,
Carmelo Santalco, Lo Re, Ignazio Spanò, Pucceri
e Silvana Sanfilippo, Lo Piccolo, Bono , Gambino, Sciortino
e Scardina, Matteo Ricciardi ,Ignazio Schirru ed Elio
Gatti. Ma non dimentico tutti i Segretari, gli operatori
e i responsabili EASA, CAF e della FNPA, della Segretaria
Valleri , quelli che si occupano di cooperative e comunque
di assistere e servire gli artigiani come è nostra
vocazione. Ognuno di quelli che operano nelle mille
delegazioni comunali.
Così come non dimentico che abbiamo perso nell'impegno
comune, presto troppo presto, Pinuccia Fragomeni Santalco,
Giannantonio Negri, Vertuani, Jimmy Monaco, Carlo Luzietti,
Lino Rossi, Virgilio Bernassola, Carmelo Cavalieri e
tutti i cari del nostro "Senato" quello della
FNPA e purtroppo altri ancora da accomunare nella grata
memoria.
Come vedete un elenco di uomini di buona volontà
si è aggiunto ad un elenco di uomini di buona
volontà che una sera tra Natale e Capodanno fondarono
CASA , la nostra CASARTIGIANI; non c'è retorica,
c'è la nostra storia, che faremo di tutto per
essere degni di portare avanti ancora per molto, per
l'artigianato , per il nostro Paese, per la nostra stessa
dignità, la nostra ragion d'essere.
Giacomo Basso
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