PRIMAVERA ARTIGIANA
Avete fatto caso, dopo un Aprile insolitamente invernale,
sembra finalmente arrivata la Primavera e sono tornate
le rondini e non una sola, e ci piace ma è
anche consuetudine congiungere, nell’humanitas,
l’Artigianato a questa splendida stagione.
Recentemente, in una strada del centro di Roma, abbiamo
osservato, non senza una certa commozione, una targa
affissa da un vecchio calzolaio che più o meno
recitava così: “Peppino, finalmente,
dopo cinquanta anni di attività vi saluta,
vi ringrazia e se ne va in pensione. Non ci vedo più
bene, ma ricordo tutte le vostre facce così
come ricordo le vostre scarpe. Quelle importanti con
le stringhe, quelle ipocrite con i tacchi, i pratici,
desueti mocassini, ad ognuno le sue scarpe. Adesso,
si comprano le calzature di marca, prevalentemente
sportive e di gomma o di tessuto e quando invecchiano
si buttano via e io non servo più, fermo restando
che non ci vedo più bene e mi tremano le mani.
Mi dispiace un po’ chiudere bottega, a primavera
ma l’inverno è lontano e poi ho aperto
questo laboratorio proprio in questa stagione cinquanta
anni fa e quella era veramente Primavera, e poi mia
moglie che mi sopporta, giusto da allora, dice che
è meglio che sto a casa. Auguri di buona fortuna
a tutti.
Grande Peppino epigono di Geppetto e grandi artigiani,
maestri di vita, sembra di sentire Leopardi: “cotesta
età fiorita è come un giorno d’allegrezza
pieno, giorno chiaro, sereno, che precorre alla festa
di tua vita. Godi, fanciullo mio; stato soave, stagion
lieta è cotesta. Altro dirti non vo; ma la
tua festa ch’anco tardi a venir non ti sia grave”.
Il sabato del villaggio come la primavera artigiana.
Riportiamo l'intero testo de "Il sabato del
villaggio" di Giacomo Leopardi.
La donzelletta vien dalla campagna
in sul calar del sole,
col suo fascio dell'erba; e reca in mano
un mazzolin di rose e viole,
onde, siccome suole, ornare ella si appresta
dimani, al dí di festa, il petto e il crine.
Siede con le vicine
su la scala a filar la vecchierella,
incontro là dove si perde il giorno;
e novellando vien del suo buon tempo,
quando ai dí della festa ella si ornava,
ed ancor sana e snella
solea danzar la sera intra di quei
ch'ebbe compagni nell'età piú bella.
Già tutta l'aria imbruna,
torna azzurro il sereno, e tornan l'ombre
giú da' colli e da' tetti,
al biancheggiar della recente luna.
Or la squilla dà segno
della festa che viene;
ed a quel suon diresti
che il cor si riconforta.
I fanciulli gridando
su la piazzuola in frotta,
e qua e là saltando,
fanno un lieto romore;
e intanto riede alla sua parca mensa,
fischiando, il zappatore,
e seco pensa al dí del suo riposo.
Poi quando intorno è spenta ogni altra face,
e tutto l'altro tace,
odi il martel picchiare, odi la sega
del legnaiuol, che veglia
nella chiusa bottega alla lucerna,
e s'affretta, e s'adopra
di fornir l'opra anzi al chiarir dell'alba.
Questo di sette è il più gradito giorno,
pien di speme e di gioia:
diman tristezza e noia
recheran l'ore, ed al travaglio usato
ciascuno in suo pensier farà ritorno.
Garzoncello scherzoso,
cotesta età fiorita
è come un giorno d'allegrezza pieno,
giorno chiaro, sereno,
che precorre alla festa di tua vita.
Godi, fanciullo mio; stato soave,
stagion lieta è cotesta.
Altro dirti non vo'; ma la tua festa
ch'anco tardi a venir non ti sia grave.