La notte di Natale
di Giacomo Basso
[Il Tempo 21/12/06]
Siamo appena usciti dall’ineffabile rappresentazione
di un autunno politicamente caldo (anche in senso
meteorologico per la verità), con tutti i suoi
rituali, che è già Natale.
La Finanziaria, doveva prevedere più tagli
e meno tasse, è necessario rientrare nei parametri
di Maastricht; è imprescindibile ritornare
ad essere competitivi; sì, ma non si può
senza sicurezza e infrastrutture; i nostri trasporti
sono al collasso; troppi hanno fatto i furbi con l’ingresso
dell’Euro; ci vuole una politica di redistribuzione
dei redditi che parta dalla lotta all’evasione,
se pagassimo tutti le tasse pagheremmo meno, etc,
etc.
Quanti assiomi, quanto postulati, quante convinzioni,
quante certezze che in Economia hanno il valore di
un’aporia, ma tant’é, adesso un
attimo di tregua, è di nuovo Natale.
Già, Natale, la festa della Pace, della Carità,
dell’Amore o perlomeno così la intendiamo
noi, ma ogni Anno che viene purtroppo, trova o perlomeno
così appare il mondo con un po’ più
di Pace, di Amore, di Carità in meno, nonostante
gli sforzi degli uomini di buona volontà.
Neanche Wells, avrebbe potuto prevederlo, ma Cechov
avrebbe potuto raccontarlo accade l’impensabile
e nella civiltà dei media, com’è
giusto, tutto viene esposto alla catarsi, ma nessuno
è più capace di indignarsi, di riflettere,
di meditare, sulla china che abbiamo preso sempre
più chiusi nei bunker, quelli dell’anima,
prima ancora di quelli di mattoni e porte blindate.
Ma, certo, non è colpa nostra, “o tempora
o mores”, è sempre stato così,
da quando lo disse Cicerone, forse è discorso
da vecchi. Bimbi affamati, sfruttati, brutalizzati,
piccole creature assassinate; chi ha dimenticato Tommy!!
Donne schiavizzate sotto gli occhi di tutti, anziani
truffati, derubati, segni devastanti di degrado, che
ti stringono lo stomaco, ti impediscono di respirare,
di accettare la vita.
Sapevi che c’era tutto questo, ma adesso lo
vedi rappresentato quotidianamente, ti tocca, giocoforza,
lo metabolizzi cerchi di fare il bene nel piccolo,
ma cosa vuoi che sia. E poi l’indifferenza,
non specificatamente quella moraviana, ma quella del
cinismo, oppure più benevolmente del tirare
avanti. Gli steccati dell’etica, gli avamposti
della solitudine. Sì, la civiltà, avanza
ma il sogno, laico antropologico, di Leibniz e in
qualche modo di Bergson potrà portare ad una
evoluzione, via via fino a quella escatologica o è
tutta una involuzione? Ma Pascal, diceva che l’Uomo
è una canna al vento, ma che ha il dono di
pensare ed ha consapevolezza
della propria miseria e questo lo rende grande e tra
miseria e grandezza, scommettendo, si rifugia in Dio.
E l’insicurezza, non solo quella esorcizzata
dall’effetto boomerang della solitudine o dalla
selezione sempre più estrema e radicale degli
incontri e dei confronti, ma quella interiore che
sfiora la paranoia , perché nessuno si sente
più sicuro neanche dentro se stesso, forse
perché c’è sicuramente più
istruzione c’è più consapevolezza,
ma c’è sicuramente anche più pericolo
, di subire, ma anche di perdersi. Dice, ma hai fatto
un quadro a tinte fosche ci sono anche tante belle
cose, tante persone perbene, tanto progresso (tecnologico
n.d.r.). E’ vero, ma, una società troppo
secolarizzata, con un tentativo sempre più
evidente di scristianizzazione in un Paese, storicizzante,
come il nostro e più in generale nel villaggio
globale, non può non lasciare tracce sempre
più evidenti di decolorazione , poi agli stati
d’animo e alla sensibilità coglierne
il significato e la prospettiva.
Per chi condivide le preoccupazioni non viene solo
per i regali e le vacanze la notte di Natale. Viene
per fermarsi un attimo e ricordare, sognare, appoggiare
per un po il nostro pensiero bombardato, alle immagini
emozionali come si dice adesso, agli emoticons, ma
non quelli grafici, quelli più familiari dei
volti delle voci care. Quelli più personali
che ognuno ha e certo rimpiange ancor più in
questo periodo e quelli collettivi come Giovanni Paolo,
che invitava a non aver paura o Madre Teresa di Calcutta
che diceva: dovreste conoscere ciò che vuol
dire povertà forse la nostra gente ha molti
beni materiali, forse ha tutto, ma credo che se guardiamo
nelle nostre case, vediamo quanto è difficile
talvolta trovare un sorriso e il sorriso è
il principio dell’amore. Allora incontriamoci
con un sorriso e una volta che abbiamo cominciato
l’un l’altro ad amarci diviene naturale
fare qualcosa per gli altri. Almeno la notte di Natale
si potrebbe, indegnamente, aggiungere. Vuoi vedere
che la paura scompare?!