PIU' PROGETTI CONCRETI E MENO
IDEOLOGIE
IL PRESIDENTE ALFREDO CORRù TRACCIA
UN BILANCIO SULLA SITUAZIONE DEL MONDO ASSOCIATIVO
E SOCIO-ECONOMICO DEL LODIGIANO.
Come di consueto l’inizio dell’anno
si apre con l’editoriale del Presidente dell’Associazione
per dare poi spazio nei seguenti numeri ad interventi
di persone qualificate che portano il loro contributo
di idee e riflessioni su vari temi concernenti il
nostro sistema “artigianato”. Così
è anche stato nel 2004 e devo anche ringraziare
tutti coloro che hanno portato un contributo così
qualificato ed autorevole sul nostro giornalino.
Questi interventi mensili devono, come sempre, tenere
presente due fondamentali caratteristiche: la semplicità
e la franchezza. Caratteristiche proprie del mondo
artigiano. È raro, molto raro, sentire o leggere
autocritiche nei diversi settori della vita sociale,
economica, politica. L’artigiano si distingue
forse anche in questo, infatti siamo in grado di fare
“critica”, una critica verso gli altri
ma anche verso noi stessi. La critica serve ed è
un momento importante delle relazioni sociali. La
critica non deve mai essere fine a sé stessa
ma deve essere costruttiva, deve essere un momento
di analisi per poter avanzare, retrocedere, fermarsi.
Ognuno di noi formula la critica come meglio crede
ma noi artigiani abbiamo nel DNA le due caratteristiche
sopracitate: semplicità e franchezza. Non andiamo
a Torino se la nostra meta è Bologna. Andiamo
direttamente a Bologna.
|
I
DATI DELL'OSSERVATORIO DELLE PMI EUROPEE |
Da
molti anni ormai le piccole e medie imprese rappresentano
il 99,8 di tutte le imprese europee. In particolare
le micro (0-9 dipendenti) sono il 92,3%, le piccole
(10-49 dipendenti) il 6,5%, le medie (50-249)
l'1%, mentre le grandi con più di 250 dipendenti
sono "solo" lo 0,2%.
L'ITALIA BATTE L'EUROPA: per numero di
imprese micro, piccole e medie sono il 99,9 %
del totale (contro il 99,8% dell'Europa) e occupano
l'83,6% dei lavoratori (contro il 69,8 europeo).
Da notare che solo le micro imprese (0-9) rappresentano
il 94,9% sul totale e occupano il 48% dei lavoratori |
Certo bisogna sempre tener presente
che siamo persone umane nella pienezza dei nostri
pregi e difetti ed esprimiamo ciò che deriva
da quel groviglio di sentimenti, emozioni, condizionati
dalla cultura e dalla nostra storia personale.
Per quanto mi riguarda, in questi anni di presidenza
ho cercato di esprimermi con semplicità e franchezza,
facendo uso del massimo “equilibrio” che
la mia persona potesse esprimere. Spero di aver dato
un qualche piccolo contributo di riflessione .È
vero che abbiamo migliorato molte cose: infrastrutture,
qualità dei servizi, immagine, ma il processo
è stato troppo lento, poco dinamico, poco proiettato.
Da qualche anno serpeggia nel mondo associativo e
pubblico un modus operandi ispirato alla massima prudenza
(Gestione prudenziale), l’obiettivo principale
è diventato il “mantenimento”.
Si viaggia in seconda o terza marcia avendo a disposizione
altre marce di velocità. Non vorrei che ciò
sua interpretato negativamente, non intendo che la
crescita sia solo numerica, sia solo quantitativa.
La dinamicità di un sistema di misura su tanti
valori, fra cui sicuramente anche la quantità
ma non solo. Inoltre dinamicità non significa
affatto allontanare la gestione prudente ed accumulare
immensi debiti, ma tutto deve essere riquadrato in
un ottica di offrire sindacalmente assistenza, opportunità,
servizi nel migliore dei modi possibili.
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L'ARTIGIANATO
IN CIFRE |
| |
il comparto artigiano lombardo rappresenta:
IN ITALIA
- il 18% del totale delle imprese artigiane
- il 20% del totale degli addetti artigiani
- il 22,5% del valore aggiunto totale del comparto
IN LOMBARDIA
- il 29% delle imprese artigiane
- il 17,2% degli addetti ai lavori
- l'11,3% del valore aggiunto regionale
- 29 imprese artigiane ogni 1000 abitanti
|
L’errore che spesso viene compiuto
dal cittadino o da un’impresa sulla valutazione
dell’ente è quello di porre l’attenzione
esclusivamente sull’aspetto “moneta”.
Sulla gestione finanziaria come se diventa fulcro
dell’azione la gestione ordinaria di entrate
e uscite che devono determinare un pareggio o spesso
un’utile. È una prassi oramai consigliata
che attraversa tutto il sistema socio-economico tanto
è vero che ogni anno s’innesca una gara
a rendere pubblici gli utili di Banche cooperative,
quando invece la bontà e la qualità
di una gestione delle suddette non dovrebbe produrre
nessun tipo di utile, se non a danno degli stessi
soci che pagano interessi o servizi troppo cari. Ma
vi immaginate voi se una Banca cooperativa si presentasse
senza utili. Apriti cielo! Servizi efficienti e a
360° gradi, costi inferiori, investimenti non
sarebbero sicuramente in grado di produrre elogi a
fronte di un bilancio senza utili.
Mi sono allacciato al mondo bancario perchè
è uno dei momenti più critici dei rapporti
che le nostre imprese hanno con il sistema. Il rapporto
fra banche e artigianato è da anni che versa
in condizioni di coma profondo.
Certamente fatte le debite distinzioni. Fino a qualche
tempo fa pensavamo che la crescita numerica di un’Istituto
bancario permettesse di ottenere politiche di affran,camento
ad un’impresa più congrua e all’avanguardia.
È avvenuto il contrario. Più grandi
sono e più difficili sono diventati i rapporti
con le nostre imprese. per un certo periodo snobbati
perché piccole imprese, oggi di nuovo scoperti
dopo che i gruppi hanno loro inferto colpi terribili.
Ma oggi il sistema è talmente “schizofrenico”
che non si riesce più a capire nulla. Costi
che cambiano continuamente, costi che nascono in ogni
piega delle operazioni, cambi di st ragia, richieste
di rientri più o meno improvvisi, blocco di
ogni attività come è successo recentemente
in una banca presente anche sul nostro territorio.
Banche che fanno tutto meno forse quello che è
il loro “core business” prestare denaro.
Salvo casi eccezionali dovuti più che altro
alla presenza di persone con qualità e capacità
non indifferenti assistiamo ad una mancanza di progettualita,
alla mancanza della conoscenza del mercato. Imprese,
pensionati o che altro sono tutti dei numeri da spremere
il più possibile per presentare bilanci sempre
più orientati a milionari profitti. In questo
contesto deve essere inserita l’ultima perla
che va sotto il nome di Basilea 2007. Una trovata
a livello di sistema bancario che si ripercuote in
tutta la sua enormità sulle imprese. Chiedevo
tempo fa chi è l’autore di tale progetto,
perchè qualcuno deve avere pensato e partorito
una tale idea.
Non è sicuramente nata dal fondo del mare Baltico.
Conoscere quel burocrate tanto insignificante e anonimo
quanto potente per ricordargli che non si sa nulla
del sistema Italia, per dirgli che non conosce la
realtà stando al chiuso di immensi palazzi
di vetro, dietro ad una scrivania magari di radica,
ma non per questo conosce come quella radica è
arrivata sin da lui.
Pretendere la capitalizzazione finanziaria di un’impresa
artigiana più o meno micro-impresa è
non conoscere la vera economia di un’intera
nazione. Il capitale degli artigiani è il loro
lavoro, la loro capacità, creativa, professionalità,
il tempo dedicato, il piccolo spazio in cui operano,
la tradizione che si tramandano. E non parliamo di
1000 sperdute imprese, bensì 1.500.000 artigiani.
|
LE
IMPRESE IN PROVINCIA DI LODI
(2000-2004) |
|
ANNO |
Imp.
Reg. |
Iscritto |
Cessate |
SALDO |
|
2000 |
15,796 |
1.261 |
925 |
336 |
|
2001 |
16,125 |
1.245 |
913 |
332 |
|
2002 |
16,441 |
1.454 |
1.161 |
303 |
|
2003 |
16,732 |
1.316 |
1.030 |
286 |
|
2004 |
17.751 |
1.391 |
992 |
399 |
Questo è il vero capitale!!! Il nostro sistema
socio-economico poggia di fatto su un’infinita
presenza di piccole imprese artigiane che unitamente
a commercianti e agricoltori costituiscono il motore
dell’intera economia nazionale.
Nessuno può smentire o contestare questi dati
di fatto. Questo è il vero capitale da tutelare,
sviluppare, creare. È probabile che dove è
nato il concetto di Basilea 2007 ci sia una differente
visione delle cose. Lassù nel nord Europa non
esiste il vero artigiano, la microimpresa, esiste
il “Capitale” e un’infinità
di sub-ordinati, di dipendenti, di collaboratori.
A noi spesso e volentieri ci dicono che fare impresa
è assumersi il rischio. Rischio di frodi, rischio
di insolvenze, rischio di mercato, ma ci domandiamo:
se le banche vogliono il rischio zero perché
un’impresa deve disporre di capitale finanziario,
di garanzie reali, allora non si assumono nessun rischio?
Allora che imprese sono? Allora cosa sono? C’è
tutto per una profonda riflessione. C’è
da chiedersi se è una buona società
dove chi dispone di liquidità ha diritto di
fare impresa mentre soffoca chi ha un’idea,
un progetto, capacità di essere impresa. A
dir il vero credo che sia tutto tempo perso riflettere
perché il sistema è talmente sbilanciato
verso questi potentati che aprono e chiudono i rubinetti
del prestito in base a non so quali conoscenze del
reale mercato che fatto salva e la sensibilità
e la conoscenza personale di qualche addetto, non
ci sia neppure la possibilità di avere un confronto
serio. Quante volte ci siamo seduti ad un tavolo che
interlocutori che neppure ci ascoltano o capivano!
|
LE
IMPRESE IN PROVINCIA DI LODI
(2000-2004) |
| ANNO |
T.
crescita Lombarda |
T.
crescita Italia |
| 2000 |
1,89 |
1,55 |
| 2001 |
2,07 |
1,57 |
| 2002 |
1,21 |
1,21 |
| 2003 |
1,38 |
1,23 |
| 2004 |
1,88 |
1,53 |
Come ultimo capitolo ho lasciato
l'aspetto cosiddetto“politico” del sistema.
Bè qui ci sarebbe veramente da discutere e
riflettere per anni interi. Siamo veramente messi
male e non si vedono vie d’uscita imminenti
né future.
L’impresa artigiana opera e vive in questo sistema
per cui ne è vittima. Oggi il sistema vive
di totale SFIDUCIA in sé stesso. E questo è
molto grave. La politica non è più in
grado di risolvere e proporre rimedi ma subisce il
quotidiano e i progetti che vengono realizzati o proposti
vanno in senso contrario alle aspettative del sistema.
Ci sono aspetti macro socio-economici, cioè
che si riferiscono a mutamento e mercati internazionali,
aspetti medi che riguardano la nostra penisola o regione
ed infine gli aspetti locali, cioè quelli che
riguardano il nostro territorio.
Ma tutti questi aspetti sono attraversati da un filo
conduttore che genera caos, mortificazioni, sfiducia,
paura. Un senso di impotenza che genera un comportamento
a riccio: il bisogno di chiudersi e arroccarsi nel
proprio piccolo perimetro del laboratorio o casa.
Fatto salvo che ultimamente anche questi fortini dotati
di sistemi d’allarme all’avanguardia sono
sistematicamente violati da disonesti e predoni. Investire
e perché? Quale è il motivo per cui
una persona deve investire quando ogni passo che fa
è SUPERTASSATO, quando non c’è
sicurezza personale o del proprio fortino, quando
deve districarsi fra mille garbugli legislativi, quando
passa le giornate a rispondere alla BUROCRAZIA in
un sistema dove la semplicità e la rapidità
è stata sopraffatta da una mentalità
burocrate, complicata, ligia con tempi scanditi da
meticolosità esasperate dove tutti devono metterci
il maso per essere co-protagonisti con c’è
più spazio per l’impresa vincente e dinamica,
che offre opportunità di lavoro, servizi, di
prodotti, di miglioramenti alla stesso sistema.
Lo diciamo da tempo ma è una lettera letteralmente
morta. quando un’impresa fra imposte dirette
e indirette arriva al 60-65% del proprio guadagno
non c’è più spazio per nulla.
Quando invece di lavorare e produrre bisogna passare
le giornate dal notaio e dal commercialista de dal
legale per adempiere alle mille leggi e leggine, per
difendersi dall’arroganza del fisco e altri
anti, quando siamo impossibilitati ad operare e consegnare
a fine mese le commesse perché sei alle prese
con corsi antincendio, corsi di primo soccorso, corsi
di aggiornamento fiscale, corsi di aggiornamento del
personale, visite coatte dell’arpa, incontri
per verificare il flusso delle acque nere e bianche,
l’abbattimento dei fumi.
|
INDICE
DI TRUTTURALITA' NELLA PROVINCIA DI LODI |
| Settori |
2000 |
2001 |
2002 |
2003 |
2004 |
| AGRICOLTURA |
0,52 |
0,52 |
0,52 |
0,52 |
0,52 |
| ATTIV. MANUFATTURIERE |
1,20 |
1,22 |
1,27 |
1,30 |
1,36 |
| COSTRUZIONI |
0,41 |
0,39 |
0,38 |
0,37 |
0,35 |
| COMMERCIO |
0,49 |
0,52 |
0,53 |
0,53 |
0,53 |
| ALBERGI, RISTORANTI, BAR |
0,79 |
0,83 |
0,93 |
1,00 |
1,08 |
| TRASPORTI E COMUNICAZIONI |
0,36 |
0,39 |
0,40 |
0,43 |
0,41 |
| INTERM maa. FINANZIARIA |
0,38 |
0,36 |
0,38 |
0,39 |
0,36 |
IMMOBIALIARI, NOLEGGIO
INFORAMTICA E RICERCA |
2,22 |
2,51 |
2,50 |
2,50 |
2,69 |
| TOTALE |
0,80 |
0,52 |
0,83 |
0,84 |
0,85 |
In queste lunghe righe ho voluto fare autocritica
(associativa e impresa) e critica (sistema creditizio
e politica) evidenziando questi punti:
1) mancanza di dinamicità qualitativa
2) mancato investimento sui giovani
3) mancanza di rapporti-progetto con le banche
4) mancanza di fiducia nell’intero sistema
5) mancanza di una visione equlibrata nell’impresa
6) mancanza di politica economica nel nostro territorio
7) errata politica economica a livello medio (regione
e governo)
Questi sette punti determinano l’attuale empasse
dell’economia e il futuro purtroppo non sarà
per niente positivo. Non è una questione di
ottimismo e pessimismo, di atteggiamento, bensì
della lettura reale del sistema. Non è una
questione di colore politico perché se con
l’amministrazione di Lodi siamo molto critici,
con l’amministrazione passata della Provincia,
che è dello stesso tipo di schieramento, siamo
stati molto ascoltati, instaurando una collaborazione
positiva e proficua, fin dove c’erano le condizioni
per entrambi. Personalmente sono convinto di due cose:
a) fino a che le imprese artigiane e altre categorie
penseranno solo e solamente al proprio orticello senza
dotarsi di una cultura organizzativa e valutare e
sostenere progetti e problemi insieme ai colleghi
attraverso le Associazioni pro rie, sarà sempre
più difficile trovare la forza per risolvere
tutti i problemi che ci sono sul tavolo.
b) il degrado socio-economico in atto si può
fermare solo se la gente (tutti compresi) prende coscienza
che bisogna valutare bene i progetti politici che
ci vengono proposti. La gente deve capire che dispone
di uno strumento importante: il voto o il non voto.
Questo può determinare il futuro nostro e dei
nostri figli o nipoti. Non si può votare per
ideologia, per simpatia, per conoscenza, per mantenere
lo status quo. Bisogna chiedere PROGETTI CONCRETI,
passi avanti o indietro, affinché torni la
fiducia, la voglia di lavorare, di vivere, di convivere
nel sistema.
Se non liberiamo la nostra creatività, la nostra
voglia di indipendenza, le nostre capacità
(che sono tante) dai vincoli del malesserem non c’è
più storia.
Sembra banale ma non lo è, pensate per un momento
alla vostra salute: se avete malessere significa che
qualcosa non funziona e correte a curarvi, ma se trascurate
questo malessere si può creare una situazione
grave o difficile dove per intervenire si possono
richiedere interventi dolorosi, invadenti, difficili.
Vi invito colleghi e dirigenti associativi a riflettere
perché la situazione generale non è
poi così lusinghiera, al di là della
piccola crescita del numero delle aziende, al di là
di settori che conoscono espansione come quello edile.
Perdonatemi se sono stato così prolisso e tedioso
ma dopo dodici mesi avevo tante cose...
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