1) QUALI SONO LE PRIORITA’ IN QUESTO PARTICOLARE MOMENTO PER IL PAESE?

L'economia italiana si trova certamente in una situazione molto difficile come rivelano la bassa crescita del PIL, la perdita di competitività espressa dalla bilancia commerciale, l'inflazione, ed altro ancora. þ ben vero che tutta la UE ha un ritmo di crescita assai rallentato rispetto a quelli USA ed internazionale ma vero è anche che per ora noi andiamo meno bene della media europea. Il sistema italiano è in un periodo, purtroppo, di stagnazione e bisogna scuoterlo. E non c'è nessun motivo perch¹ non si scuota, perch¹ non riprenda quella strada di crescita che possiamo ancora avere, quanto e più degli altri Paesi europei. Il made in Italy puì essere ancora vincente, ma va affermato sui nuovi mercati ad alto sviluppo prima che su quei mercati si radichi un falso made in Italy che sfrutta l'immagine così positiva del nostro stile ineguagliabile. Fuori dall'Italia dobbiamo ricordarci che, prima di tutto, siamo italiani; dobbiamo aiutarci, sostenerci a vicenda: istituzioni, banchieri, imprenditori. Dobbiamo fare sistema, far gioco di squadra... Le imprese italiane sono una ricchezza preziosa, che dobbiamo difendere. Ci sono tante industrie medie che possono fare il salto dimensionale, anche approfittando delle nuove opportunità di un'Europa più ampia, e, come ci auguriamo, più coesa. Per la competitività della nostra economia deve crescere la loro dimensione - Il modello dei distretti industriali ha incontrato dei limiti nella competizione di prezzo in alcuni settori merceologici, ma non è superato. Costituisce un capitale strategico del nostro territorio. Dobbiamo affinarlo, diffonderlo ed ampliarlo. Si pongono allora due problemi per il nostro Paese: quello di competitività delle nostre imprese; quello di competitività del sistema Paese. La competitività delle nostre imprese è oggi messa a dura prova dall'Euro forte, che ha danneggiato il nostro export extra-UE, e dalla concorrenza asimmetrica dei Paesi Asiatici ed in particolare della Cina. Nessuno vuole imbastire una battaglia di impossibile retroguardia protezionistica ma nessuno puì sottovalutare la sleale concorrenza asiatica. Perciì l'azione avviata su scala europea dal Governo per la tutela del ìmade in Italy” deve essere proseguita come una priorità e non annacquata in soluzioni di compromesso. Il gravame dell'Euro forte, vantaggioso per altri aspetti alla UE e all'Italia, deve essere bilanciato da un significativo alleggerimento della fiscalità sulle imprese. In particolare va subito ridotta la fiscalità sugli investimenti in ricerca e sviluppo e sulle risorse umane a ciì destinate. I modelli applicativi di questa politica sono molti. Ma tanti rimangono gli interrogativi aperti, compreso quello se era meglio varare l'IIT (Istituto Italiano di Tecnologia) voluto dal Governo o sostenere laboratori già esistenti e già collaboranti positivamente con le imprese distribuite sul territorio. Nel medio-lungo periodo è necessaria perì una crescita dimensionale delle nostre imprese, che potenzi gli indiscutibili fattori di qualità ch'esse oggi esprimono nelle PMI. Nel manifatturiero l'Italia, con il 24% del valore della produzione europea in imprese con meno di 250 addetti, è il Paese della UE con la massima concentrazione aziendale in questa dimensione piccolo-media. Tale dato assume ulteriore rilevanza se si considera che le imprese con meno di 250 addetti rappresentano in Italia il 77% degli addetti manifatturieri del nostro Paese. Ed ancora in Italia le imprese con meno di 50 addetti hanno un valore della produzione annua che è circa il doppio di quello della Germania, mentre nelle imprese sopra i 250 addetti quello della Germania è quasi tre volte quello dell'Italia. Con questo non vogliamo proporre una crescita dimensionale a qualunque costo, ma piuttosto un consolidamento dei sistemi territoriali a rete intorno a qualche impresa di maggiore dimensione, alla quale affiancare anche qualche laboratorio per la ricerca tecnologica. La competitività del sistema Italia è l'altro nostro problema, come rivelano tutte le graduatorie internazionali. Le imprese italiane non paiono sfiduciate, malgrado le grosse difficoltà dovute all'inefficienza infrastrutturale del nostro Paese e all'aggressività competitiva dei Paesi emergenti. þ questo un ottimo indicatore perch¹ senza la fiducia degli imprenditori il sistema produttivo non avrebbe futuro. Ma quando si approfondiscono le risposte si nota che, mentre è buona la fiducia dell'imprenditore sulla sua impresa (specie per creatività, capacità d'iniziativa, efficienza, risorse umane), cala nettamente la fiducia sulla tenuta del settore e del sistema industriale. Non c'è contraddizione tra una fiducia microeconomica e una preoccupazione macroeconomica, perch¹ questa seconda dipende dalle politiche economiche e dall'efficienza di sistema.

UNA POLITICA DI INNOVAZIONE SISTEMICA

Sono le debolezze nelle infrastrutture, nell'energia, nella Pubblica Amministrazione, nella distribuzione, nella formazione e in altro ancora. Tutto ciì aumenta i costi di produzione, spinge in alto l'inflazione, alimenta rendite. Una volta queste inefficienze venivano superate dalle svalutazioni compensative, che adesso sono fortunatamente finite con grande vantaggio per il nostro debito pubblico e per l'abbassamento dei tassi di interesse. Ma alle stesse non è stata sostituita una politica di innovazione sistemica. Il fatto è che nessun Governo, anche se di legislatura, puì mettere in cantiere e attuare da solo riforme che superino decenni di inefficienze, mascherate prima dalle svalutazioni, dai cui effetti macrofinanziari potenzialmente devastanti ci siamo salvati solo grazie all'Euro. Bisogna dunque trovare degli accordi economico-finanziari di unità nazionale e di pattuizione tra le forze sociali per progettare ed agire innovativamente su almeno un arco decennale. Nel 2000, l'UE ha fissato la "strategia di Lisbona" con orizzonte 2010 e con il suo centro nella innovazione e nella conoscenza. La stessa procede debolmente ma tuttavia esiste. L'Italia ha fatto meno in termini di progettualità se si eccettua, in certa misura, quel "Patto per l'Italia" firmato nel 2002 dal Governo e da tutte le Parti sociali (esclusa la CGIL) e poi in gran parte dimenticato. Bene ha fatto perì sul fronte dell'occupazione il cui andamento positivo consegue sia alle riforme del mercato del lavoro (con la progressiva applicazione della Legge Biagi), sia alla (parziale) emersione del sommerso. In questa prospettiva andrebbe accelerato il cammino delle riforme e insieme andrebbero colpite le troppe rendite di posizione che ancora caratterizzano lo scenario economico italiano. Gli imprenditori chiedono di far funzionare la logica del mercato, del confronto aperto, della concorrenza leale, spesso il contrario delle inefficienze e delle vischiosità che contraddistinguono il rapporto con la Pubblica Amministrazione. L’auspicio è che anche le forze politico-partitiche sospendano le violente polemiche quotidiane, che spesso scadono a livelli assai sgradevoli, e puntino invece sui fattori che possono far riprendere la nostra economia.

 

2) QUALI SONO LE PRIORITA’ PER L’ARTIGIANATO?

 La piccola impresa e l’artigianato sono la dorsale dell’economia del Paese. Non va per questo dimenticato che piccola impresa e artigianato rivestono un valore assoluto, sia in relazione al prodotto interno che all’occupazione.

Siamo perciì convinti che si debba creare ìun ambiente” più favorevole allo sviluppo della piccola e media imprenditoria artigiana soprattutto del Meridione, senza sconvolgere gli equilibri del Paese.

Noi ìartigiani dirigenti” e non ìdirigenti di artigiani”, siamo convinti che non si puì essere disattenti ai più piccoli!!

Il valore della piccola e media impresa per il rilancio dell’economia nazionale, non si puì ignorare!

Un’attenzione particolare, quindi, dev’essere rivolto dalle Istituzioni alle piccole imprese che tendono oggi a crescere, a diventare protagoniste dello sviluppo italiano.

Gli ìautonomi” devono meritare la massima attenzione con il rilancio di proposte e idee da sviluppare e confrontare. Desidereremmo perciì una maggiore considerazione da parte del Governo soprattutto per le imprese del meridione , attendendo Leggi di facile attuazione e auspicando una rapida soluzione per i numerosi problemi legati all’accesso al credito.

Le scelte politiche ed economiche non devono guardare di buon occhio solo allo sviluppo della grande industria; gli interventi a vantaggio dei vari settori dell’artigianato poi, non possono più essere il risultato di improvvisazioni geniali ed individuali, di programmi approssimativi, ma il frutto di attente scelte da effettuarsi con rigorosità, competenza e cultura specifica, in stretta collaborazione con le Organizzazioni sindacali di categoria, cosa che oggi, purtroppo, non sempre avviene!

Riteniamo che, in questa fase della congiuntura così sfavorevole, le priorità della piccola impresa siano in linea con quelle priorità dell’economia italiana ed europea, che necessita di invertire il trend e accogliere con slancio un’auspicata fase di ripresa.

Tra le priorità dunque auspichiamo:

í     UNA COSTITUZIONE EUROPEA CHE TUTELI E VALORIZZI IL RUOLO ED I VALORI DELLA PICCOLA IMPRESA EUROPEA;

í     IL POTENZIAMENTO DELLE CAPACIT² TECNOLOGICHE E LA RICERCA IN FAVORE DELLE P.M.I.;

í     MAGGIORI BENEFICI DAL MERCATO INTERNO PER LE PICCOLE IMPRESE;

í     UN ALLEGGERIMENTO DEGLI ONERI AMMINISTRATIVI, BUROCRATICI ED ECONOMICI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE SULLE P.M.I. E LA SCELTA DI POLITICHE DI SEMPLIFICAZIONE PER L’ARTIGIANATO;

í     MIGLIORARE L’ACCESSO AL CREDITO E SVILUPPARE UN CONTESTO FISCALE ITALIANO ED EUROPEO PIU’ FAVOREVOLE;

í     EDUCARE E FORMARE ALL’IMPRENDITORIALIT² CON POLITICHE FORMATIVE RIVOLTE ESSENZIALMENTE ALLA CREAZIONE D’IMPRESA E ALL’ACCESSO ALLE PROFESSIONI IN UNA UNIONE EUROPEA CHE SI ALLARGA SEMPRE PIU’.

Riteniamo perciì fondamentale ed indispensabile che le Organizzazioni Nazionali per l’artigianato e la Piccola e media Impresa, insieme alle altre organizzazioni Sindacali continuino a proseguire l’azione a tutela degli artigiani, chiedendo un dialogo costruttivo a livello nazionale ed Europeo e l’appoggio di quanti possono contribuire a vari livelli Istituzionali alla causa dell’intera categoria.

3) QUALI SONO LE PRIORITA’ PER LA SUA REGIONE?

L'economia Molisana sta attraversando una preoccupante fase di stagnazione e molte imprese artigiane e commerciali sono in seria difficoltà. þ il momento di compiere scelte coraggiose capaci di stimolare gli investimenti delle imprese in nuove tecnologie e di favorire la ripresa dello sviluppo, il consolidamento dell’apparato produttivo e la crescita del tessuto imprenditoriale molisano.

La gestione economica delle PMI artigiane molisane ha risentito, oltre che degli importanti mutamenti intervenuti nel quadro dell'economia internazionale e di quella italiana, specie dopo l’entrata in vigore dell’EURO, anche delle problematiche dell’economia regionale, tenuto conto dei noti e drammatici eventi sismici dell’Ottobre 2002 e alluvionali del Gennaio 2003 (vedasi gli ingenti danni economici dovuti all’alluvione subiti da moltissime aziende artigiane ¨ imprese metalmeccaniche e di autotrasporto in primis - e commerciali ubicate nella zona artigianale e industriale di Termoli e in tutto il Basso-Molise, zona di maggior vigore e sviluppo per l’economia regionale) che hanno lasciato un segno indelebile nel quadro economico-produttivo della Regione.

Tutto ciì si colloca in un contesto dai contorni incerti, in cui segnali di una ripresa economica non sembrano alle porte, a differenza di un’accresciuta insicurezza generale e personale.

Nel corso di questi ultimi mesi abbiamo registrato diversi segnali di rallentamento e di difficoltà che hanno interessato diversi settori produttivi, tra cui l’artigianato, e particolari aree territoriali della Regione.

Se si vuole evitare di disperdere quella certa ìvivacità” relativa alla crescita economica e all’andamento dell’occupazione nel Molise, registratasi negli ultimi anni, (prima degli eventi sismici ed alluvionali), è assolutamente indispensabile ed essenziale mobilitare tutte le risorse a disposizione.

 

Per l'economia della nostra Regione si puì parlare certamente di recessione tecnica. La conferma viene dall’andamento negativo del PIL che anche nel 2004 ha fatto registrare un segno negativo.

La questione decisiva oggi è: cosa occorre fare per rimettere in moto questa Regione e per riprendere il percorso della crescita e della competizione di un intero sistema?

La nostra risposta è che sia possibile ripartire attuando politiche economiche ed industriali centrate sulle risorse fondamentali del Molise: L’IMPRESA ARTIGIANA E LE PICCOLE E PICCOLISSIME AZIENDE.

Occorre un vero progetto, vale a dire un insieme di scelte ispirate ad alcuni fondamentali principi che sono riconducibili al valore della democrazia economica.

Insomma, azioni concrete che aiutino l’efficienza e la crescita competitiva delle imprese, a prescindere dalla loro dimensione; politiche specifiche in favore di sistemi produttivi e di singole realtà imprenditoriali per accrescere il contributo delle piccole imprese allo sviluppo e all’occupazione.

Nel Molise è possibile e necessario lavorare per la creazione e la diffusione di distretti e sistemi produttivi locali finalizzati al consolidamento delle imprese esistenti; all’ampliamento del tessuto produttivo attraverso più forti ed ampie economie esterne e l’innovazione tecnologica; alla valorizzazione di aree urbane, offerte culturali e turistiche. þ necessario, perciì, unire azioni di marketing territoriale (per attrarre investimenti dall’esterno), con progetti di sviluppo dell’imprenditoria locale.

Ma serve anche una ìnuova filosofia” degli strumenti di programmazione.

Incentivi semplificati, dunque, e con dotazioni certe e congrue.
E’ poi necessario che gli incentivi e gli strumenti di programmazione si adattino meglio alla struttura economica e al tessuto imprenditoriale di questa Regione.
Occorre, infine, promuovere una vera ìfinanza di progetto”, mobilitando fondi di garanzia mutualistici e pubblici verso la dimensione dei sistemi territoriali d’impresa.

L’A.M.A.-CASARTIGIANI del Molise, insieme alle altre Organizzazioni dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa, condividono l’intenzione di rilanciare il metodo della concertazione; una concertazione che consenta di rendere efficace e costruttivo il confronto su una politica di investimenti in infrastrutture e risorse umane per rafforzare la competitività della Regione; una politica economica e finanziaria capace di coniugare rigore e sviluppo in un contesto economico generale caratterizzato purtroppo da un rallentamento complessivo delle dinamiche di sviluppo dell’economia territoriale.

L’A.M.A.-CASARTIGIANI ritiene perciì che si debba perseguire un approccio integrato alle questioni fondamentali per lo sviluppo delle imprese locali: infrastrutture materiali ed immateriali (si pensi al precario sistema viario molisano che si ripercuote inevitabilmente sull’andamento produttivo locale e che vede costi elevati e tempi di consegna che non garantiscono all’utenza la qualità della merce); sostegno all’innovazione; accesso al credito; formazione; supporto all’internazionalizzazione; e, non meno importante, incentivi allo sviluppo dell’associazionismo economico tra imprese artigiane e la promozione di Centri di Assistenza Tecnica (CATA) e dei servizi innovativi alle imprese.

Questi, ad avviso della nostra Organizzazione, sono i capitoli fondamentali del programma di azioni per la competitività e lo sviluppo di un nuovo ìSistema MOLISE”.

INFRASTRUTTURE E SERVIZI ALLE IMPRESE.

La dotazione di infrastrutture è un fattore decisivo per lo sviluppo economico dei sistemi locali, e lo è ancora maggiormente dal punto di vista delle piccole imprese, la cui capacità di affrontare le sfide della competizione globale dipende in larga misura dalla qualità ed efficienza delle infrastrutture di trasporto e della logistica, di telecomunicazione, di distribuzione dell’energia e dell’acqua, dell’ambiente in cui sono inserite.

Accanto alle grandi opere, deve esserci l’impegno per l’infrastrutturazione di servizio dei territori.
Infatti, è ormai acclarato che le reti infrastrutturali alimentano il mercato e le loro carenze o ìstrozzature” tolgono ossigeno ai sistemi locali e frenano la competitività.
La nostra Associazione ha evidenziato in passato alcune priorità già segnalate alla Regione e alla Provincia, quali il riequilibrio del sistema dei trasporti, la creazione di maggiori collegamenti viari trasversali (si pensi alla creazione dell’autostrada TERMOLI ¨ S.VITTORE, ancora solo un lontano progetto, all’interporto, all’aeroporto, all’ammodernamento della rete ferroviaria, ecc), la realizzazione di alternative di transito.

þ, altresì, indispensabile incentivare lo sviluppo delle ìreti immateriali e segnatamente delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, a cominciare dal sostegno all’introduzione dell’informatica nelle imprese.

La valutazione degli imprenditori artigiani sullo stato delle infrastrutture pubbliche non è affatto positiva!! Se questo vale per le infrastrutture materiali, ancor più forte deve essere l’accento da porre sulle infrastrutture immateriali, ovvero su quella ìinfratecnologia” che consenta la realizzazione delle interconnessioni tra le imprese e la costituzione di reti sistemiche, nonch¹ il legame tra sistemi locali e sistemi più ampi.

 

SOSTEGNO ALL’INNOVAZIONE.

Le politiche regionali in questo ambito sono prevalentemente orientate alla concessione di finanziamenti specifici per l’introduzione di innovazioni e per l’acquisto di servizi di consulenza. Tuttavia, sono ancora molti i problemi che ostacolano le dinamiche innovative delle piccole imprese. Le piccole imprese, pur essendo orientante all’innovazione, hanno difficoltà ad accedere ai fondi pubblici per la ricerca e l’innovazione.

Di conseguenza sembrerebbe opportuno che l’attività di supporto ai processi innovativi nell’artigianato e nelle piccole imprese, si orientassero in queste direzioni:

  potenziamento della attività di consulenza e assistenza tecnica in materia di ìmanagement dell’innovazione” con funzione di avviare o potenziare attività di ricerca o di innovazione;

  promozione e attivazione di reti che uniscano le piccole imprese del territorio tra di loro e con il sistema territoriale della ricerca (università ed altre sedi di ricerca) costituendo organismi di raccordo che definiscano una articolazione delle reti per aree di settore produttivo o per aree tematiche trasversali.

Tutte queste direzioni di azione vanno ben oltre il semplice potenziamento e la razionalizzazione degli interventi di sostegno finanziario alla introduzione di innovazioni nelle imprese. L’esigenza che si intende rappresentare è quella di intraprendere azioni strutturali che liberino tutta la domanda potenziale di innovazione da parte delle imprese e adottare un strategia di sostegno più complessa ma nello stesso tempo dotata di strumentazione più semplice, più visibile e più accessibile.

FINANZA D’IMPRESA E ACCESSO AL CREDITO.

Nonostante le numerose leggi che intervengono sull’attività di finanziamento delle imprese, la situazione si presenta ancora molto grave per le piccole imprese del Molise.

La problematica del finanziamento delle piccole imprese deve essere risolta attraverso un’azione orientata in tre direzioni: la razionalizzazione e la crescita di efficienza del sistema creditizio; lo sviluppo di strumenti finanziari innovativi; un miglioramento del rapporto banca-impresa capace di ridurre i ìgap” strategici e operativi che lo viziano.

I nodi che si presentano ancora irrisolti sono principalmente due:

w      il nodo della tipologia e della durata del finanziamento;

w      quello dell’accesso al credito.

 

L’accesso al credito è ostacolato sia dal requisito delle garanzie reali, sia dalla lamentata generale diffidenza degli Istituti di Credito nei confronti delle piccole imprese. La prospettiva aperta dagli ACCORDI DI BASILEA rende ancora più urgente un intervento di carattere strutturale, e non solo finanziario, più massiccio su queste linee da parte della Regione.

I nuovi ACCORDI DI BASILEA, infatti, stanno portando il nostro sistema delle imprese a confrontarsi con rapporti creditizi rivoluzionati nelle modalità e nella gestione, con Banche sempre più avulse dalle realtà economiche locali, sempre più dedite a selezionare il credito in funzione della massimizzazione del profitto e della minimizzazione del rischio.

Siamo in una fase molto delicata ma siamo, altresì, nel pieno delle trasformazioni che ormai stanno cambiando significativamente il rapporto Banca - Impresa.

Il rischio è che la restrizione, introdotta dalle Banche per tutelarsi contro l'insolvibilità dei clienti, finisca per mettere in ginocchio molte imprese, solitamente con il capitale meno solido di altre grosse realtà.

Considerando che la stragrande maggioranza delle imprese molisane sono di piccole dimensioni, i prossimi anni potrebbero portare un ulteriore duro colpo a tutto il sistema economico molisano.

Al severo razionamento del credito che sta colpendo gravemente le piccole imprese rischia di aggiungersi anche il venir meno dell’azione contrastante dei Confidi, in quanto essi per varie ragioni non verrebbero riconosciuti come validi intermediari istituzionali.

Varie strategie possono essere prese in considerazione per impedire effetti disastrosi sul finanziamento delle piccole imprese: anche su queste linee è necessario un impegno esplicito della Regione.

In virtù del momento congiunturale attuale, nonch¹ dei futuri scenari che vanno delineandosi nel mondo associativo, per far si che le nostre realtà non siano solo un felice ricordo, sarà necessario sostenere e potenziare i CONFIDI esistenti.

SOLO COSÍ ESSI SARANNO ANCORA IN GRADO DI ACQUISIRE UN PESO TALE DA SUPPLIRE EFFICACEMENTE ALLO SCARSO POTERE CONTRATTUALE DELLE SINGOLE IMPRESE ALTRIMENTI LASCIATE SOLE NELLA INTERLOCUZIONE CON IL SISTEMA BANCARIO E ISTITUZIONALE.

 

Le ulteriori difficoltà relative ai percorsi e alle lungaggini burocratiche, l’onere dell’indebitamento conseguente all’erogazione dei finanziamenti a fronte delle spese già effettuate, e altri mille ostacoli di non grave natura, ma tuttavia pesanti per le piccole imprese che devono superarli, richiedono una accurata messa a punto del rapporto banche/piccole imprese e dell’intero sistema del credito nella regione (potenziando il ruolo delle Associazioni di categoria e delle Cooperative Artigiane di Garanzia del Molise quali strumenti di riferimento per tutte le azioni di sostegno destinate all’artigianato).

 

GESTIONE DELLE RISORSE UMANE.

 

La qualificazione delle risorse umane è il fattore decisivo per la competitività delle imprese, in un mondo in cui le tecnologie e lo stesso funzionamento dei mercati cambiano costantemente e rapidamente. La formazione diviene un investimento indispensabile e, nel caso delle imprese artigiane e delle piccole imprese, riguarda gli imprenditori quanto i lavoratori dipendenti.

Occorre garantire incentivi adeguati ed un’offerta formativa corrispondente alle esigenze delle imprese e far crescere la collaborazione tra sistema scolastico e sistema delle imprese.

E’ auspicabile una concreta attività della Regione volta a governare il sistema formativo, raccordando e portando a coerenza, sinergia ed efficienza la molteplicità di soggetti, pubblici e privati, che operano in questo campo. Anche il ruolo degli Enti Bilaterali e la gestione dei fondi interprofessionali per la formazione continua va visto, reinterpretato e raccordato in questa ottica di legame tra intero sistema formativo, sistema produttivo dell’artigianato e delle piccole imprese e politiche per lo sviluppo locale. Si pone, a questo proposito, un notevole problema di ìgovernance” (metodologia della gestione dell’intero sistema formativo) e uno di ìgovernment” (scelte di merito e strategie operative dei soggetti responsabili della gestione). Su entrambi incombono la farraginosità e la lentezza del sistema.

Particolarmente importante è l’esigenza di formazione imprenditoriale: anche in questo campo, d’intesa con le Associazioni di categoria (così come definito dalla stessa L.R. 32/2000) e con la collaborazione delle strutture formative più avanzate, vanno supportate dalla Regione appropriate iniziative.

 

INOLTRE LA REGIONE DOVREBBE FAVORIRE LA FORMAZIONE NEL SETTORE DELL’ARTIGIANATO ANCHE ATTRAVERSO IL CRITERIO DELL’ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO E, AL FINE DI FAVORIRE L’OCCUPAZIONE NEL SETTORE, ANCHE ATTRAVERSO L’INCENTIVAZIONE DI CONTRATTI DI APPRENDISTATO E DI FORMAZIONE-LAVORO, NONCHÞ DELLE BOTTEGHE-SCUOLA.

 

 

 

 

 

 

SUPPORTO ALL’INTERNAZIONALIZZAZIONE.

 

La Regione e le Camere di Commercio hanno svolto, negli ultimi tempi, importanti e proficue iniziative per favorire ed accompagnare i processi d’internazionalizzazione delle PMI del Molise soprattutto in direzione dei mercati dei Paesi dell’Est Europa. Riteniamo sia utile proseguire ed intensificare queste azioni.

La commercializzazione ed il marketing giocano un ruolo cruciale nell’attuale scenario economico per la sopravvivenza e lo sviluppo delle piccole imprese.

Sarebbe pertanto opportuno intensificare gli interventi per migliorare l’attività di commercializzazione delle piccole imprese, e in particolare:

4    promuovere strutture adeguate a fornire elementi conoscitivi sulla

evoluzione dei mercati;

4    promuovere e sostenere iniziative congiunte per il marketing territoriale;

4    finanziare consulenze, studi e progettazione in materia di costituzione

di reti distributive e di attività di marketing.

 

ASSOCIAZIONISMO ECONOMICO ED ASSISTENZA TECNICA ALLE PMI.

 

Non va dimenticato che le imprese artigiane, specie quelle di piccola dimensione, devono far fronte a numerosi svantaggi rispetto alle grandi imprese per la difficoltà a realizzare innovazioni organizzative e gestionali al passo con le logiche di mercato e per la difficoltà di accesso alle informazioni che influisce negativamente sulla capacità di conoscere le opportunità di mercato e di sistema.

Sarebbe opportuno, dunque, inserire nel Programma Triennale per l’Artigianato un ìAsse strategico” comprendente una serie di interventi atti a garantire il miglioramento delle disponibilità dei servizi reali alle imprese, specie di quelle di piccola dimensione.

Le linee di intervento e le soluzioni più congeniali dovrebbero far capo:

í    all’incentivazione dello sviluppo dell’Associazionismo tra le imprese, al fine di aumentarne la competitività sul mercato;

í    al sostegno per la creazione di Centri di Assistenza Tecnica per l’Artigianato (CATA) costituiti dalle Organizzazioni degli Imprenditori Artigiani, al fine di assistere le imprese agevolando l’accesso alle informazioni e migliorando il rapporto con le Istituzioni locali;

í    al sostegno alle Associazioni Regionali di categoria degli Artigiani presenti nel CNEL.

 

 

 La Federazione Regionale

A.M.A. ¨ CASARTIGIANI

IL PRESIDENTE

Errico RUSSO