1) QUALI
SONO LE PRIORITA’ IN QUESTO PARTICOLARE MOMENTO
PER IL PAESE?
L'economia
italiana si trova certamente in una situazione molto
difficile come rivelano la bassa crescita del PIL,
la perdita di competitività espressa dalla
bilancia commerciale, l'inflazione, ed altro ancora.
þ ben vero che tutta la UE ha un ritmo di
crescita assai rallentato rispetto a quelli USA
ed internazionale ma vero è anche che per
ora noi andiamo meno bene della media europea. Il
sistema italiano è in un periodo, purtroppo,
di stagnazione e bisogna scuoterlo. E non c'è
nessun motivo perch¹ non si scuota, perch¹ non riprenda
quella strada di crescita che possiamo ancora avere,
quanto e più degli altri Paesi europei. Il
made in Italy puì essere ancora
vincente, ma va affermato sui nuovi mercati ad alto
sviluppo prima che su quei mercati si radichi un
falso made in Italy che sfrutta l'immagine
così positiva del nostro stile ineguagliabile.
Fuori dall'Italia dobbiamo ricordarci che, prima
di tutto, siamo italiani; dobbiamo aiutarci, sostenerci
a vicenda: istituzioni, banchieri, imprenditori.
Dobbiamo fare sistema, far gioco di squadra... Le
imprese italiane sono una ricchezza preziosa, che
dobbiamo difendere. Ci sono tante industrie medie
che possono fare il salto dimensionale, anche approfittando
delle nuove opportunità di un'Europa più
ampia, e, come ci auguriamo, più coesa. Per
la competitività della nostra economia deve
crescere la loro dimensione - Il modello dei distretti
industriali ha incontrato dei limiti nella competizione
di prezzo in alcuni settori merceologici, ma non
è superato. Costituisce un capitale strategico
del nostro territorio. Dobbiamo affinarlo, diffonderlo
ed ampliarlo. Si pongono allora due problemi per
il nostro Paese: quello di competitività
delle nostre imprese; quello di competitività
del sistema Paese. La competitività delle
nostre imprese è oggi messa a dura prova
dall'Euro forte, che ha danneggiato il nostro export
extra-UE, e dalla concorrenza asimmetrica dei
Paesi Asiatici ed in particolare della Cina. Nessuno
vuole imbastire una battaglia di impossibile retroguardia
protezionistica ma nessuno puì sottovalutare
la sleale concorrenza asiatica. Perciì l'azione
avviata su scala europea dal Governo per la tutela
del ìmade in Italy” deve essere proseguita
come una priorità e non annacquata in soluzioni
di compromesso. Il gravame dell'Euro forte, vantaggioso
per altri aspetti alla UE e all'Italia, deve essere
bilanciato da un significativo alleggerimento della
fiscalità sulle imprese. In particolare va
subito ridotta la fiscalità sugli investimenti
in ricerca e sviluppo e sulle risorse umane a ciì
destinate. I modelli applicativi di questa politica
sono molti. Ma tanti rimangono gli interrogativi
aperti, compreso quello se era meglio varare l'IIT
(Istituto Italiano di Tecnologia) voluto dal Governo
o sostenere laboratori già esistenti e già
collaboranti positivamente con le imprese distribuite
sul territorio. Nel medio-lungo periodo è
necessaria perì una crescita dimensionale
delle nostre imprese, che potenzi gli indiscutibili
fattori di qualità ch'esse oggi esprimono
nelle PMI. Nel manifatturiero l'Italia, con il 24%
del valore della produzione europea in imprese con
meno di 250 addetti, è il Paese della UE
con la massima concentrazione aziendale in questa
dimensione piccolo-media. Tale dato assume ulteriore
rilevanza se si considera che le imprese con meno
di 250 addetti rappresentano in Italia il 77% degli
addetti manifatturieri del nostro Paese. Ed ancora
in Italia le imprese con meno di 50 addetti hanno
un valore della produzione annua che è circa
il doppio di quello della Germania, mentre nelle
imprese sopra i 250 addetti quello della Germania
è quasi tre volte quello dell'Italia. Con
questo non vogliamo proporre una crescita dimensionale
a qualunque costo, ma piuttosto un consolidamento
dei sistemi territoriali a rete intorno a qualche
impresa di maggiore dimensione, alla quale affiancare
anche qualche laboratorio per la ricerca tecnologica.
La competitività del sistema Italia è
l'altro nostro problema, come rivelano tutte le
graduatorie internazionali. Le imprese italiane
non paiono sfiduciate, malgrado le grosse difficoltà
dovute all'inefficienza infrastrutturale del nostro
Paese e all'aggressività competitiva dei
Paesi emergenti. þ questo un ottimo indicatore perch¹
senza la fiducia degli imprenditori il sistema produttivo
non avrebbe futuro. Ma quando si approfondiscono
le risposte si nota che, mentre è buona la
fiducia dell'imprenditore sulla sua impresa (specie
per creatività, capacità d'iniziativa,
efficienza, risorse umane), cala nettamente la fiducia
sulla tenuta del settore e del sistema industriale.
Non c'è contraddizione tra una fiducia microeconomica
e una preoccupazione macroeconomica, perch¹ questa
seconda dipende dalle politiche economiche e dall'efficienza
di sistema.
UNA
POLITICA DI INNOVAZIONE SISTEMICA
Sono
le debolezze nelle infrastrutture, nell'energia,
nella Pubblica Amministrazione, nella distribuzione,
nella formazione e in altro ancora. Tutto ciì
aumenta i costi di produzione, spinge in alto l'inflazione,
alimenta rendite. Una volta queste inefficienze
venivano superate dalle svalutazioni compensative,
che adesso sono fortunatamente finite con grande
vantaggio per il nostro debito pubblico e per l'abbassamento
dei tassi di interesse. Ma alle stesse non è
stata sostituita una politica di innovazione sistemica.
Il fatto è che nessun Governo, anche se di
legislatura, puì mettere in cantiere e attuare
da solo riforme che superino decenni di inefficienze,
mascherate prima dalle svalutazioni, dai cui effetti
macrofinanziari potenzialmente devastanti ci siamo
salvati solo grazie all'Euro. Bisogna dunque trovare
degli accordi economico-finanziari di unità
nazionale e di pattuizione tra le forze sociali
per progettare ed agire innovativamente su almeno
un arco decennale. Nel 2000, l'UE ha fissato la
"strategia di Lisbona" con orizzonte 2010
e con il suo centro nella innovazione e nella conoscenza.
La stessa procede debolmente ma tuttavia esiste.
L'Italia ha fatto meno in termini di progettualità
se si eccettua, in certa misura, quel "Patto
per l'Italia" firmato nel 2002 dal Governo
e da tutte le Parti sociali (esclusa la CGIL) e
poi in gran parte dimenticato. Bene ha fatto perì
sul fronte dell'occupazione il cui andamento positivo
consegue sia alle riforme del mercato del lavoro
(con la progressiva applicazione della Legge Biagi),
sia alla (parziale) emersione del sommerso. In questa
prospettiva andrebbe accelerato il cammino delle
riforme e insieme andrebbero colpite le troppe rendite
di posizione che ancora caratterizzano lo scenario
economico italiano. Gli imprenditori chiedono di
far funzionare la logica del mercato, del confronto
aperto, della concorrenza leale, spesso il contrario
delle inefficienze e delle vischiosità che
contraddistinguono il rapporto con la Pubblica Amministrazione.
L’auspicio è che anche le forze politico-partitiche
sospendano le violente polemiche quotidiane, che
spesso scadono a livelli assai sgradevoli, e puntino
invece sui fattori che possono far riprendere la
nostra economia.
2) QUALI
SONO LE PRIORITA’ PER L’ARTIGIANATO?
La
piccola impresa e l’artigianato sono la dorsale
dell’economia del Paese. Non va per questo
dimenticato che piccola impresa e artigianato
rivestono un valore assoluto, sia in relazione al
prodotto interno che all’occupazione.
Siamo perciì
convinti che si debba creare ìun ambiente”
più favorevole allo sviluppo della piccola
e media imprenditoria artigiana soprattutto del
Meridione, senza sconvolgere gli equilibri del Paese.
Noi ìartigiani dirigenti”
e non ìdirigenti di artigiani”, siamo
convinti che non si puì essere disattenti
ai più piccoli!!
Il
valore della piccola e media impresa per il rilancio
dell’economia nazionale, non si puì
ignorare!
Un’attenzione
particolare, quindi, dev’essere rivolto dalle
Istituzioni alle piccole imprese che tendono oggi
a crescere, a diventare protagoniste dello sviluppo
italiano.
Gli ìautonomi” devono
meritare la massima attenzione con il rilancio di
proposte e idee da sviluppare e confrontare. Desidereremmo
perciì una maggiore considerazione da parte
del Governo soprattutto per le imprese del meridione
, attendendo Leggi di facile attuazione e auspicando
una rapida soluzione per i numerosi problemi legati
all’accesso al credito.
Le scelte
politiche ed economiche non devono guardare di buon
occhio solo allo sviluppo della grande industria;
gli interventi a vantaggio dei vari settori dell’artigianato
poi, non possono più essere il risultato
di improvvisazioni geniali ed individuali, di programmi
approssimativi, ma il frutto di attente scelte da
effettuarsi con rigorosità, competenza e
cultura specifica, in stretta collaborazione con
le Organizzazioni sindacali di categoria, cosa che
oggi, purtroppo, non sempre avviene!
Riteniamo che, in questa fase della congiuntura così sfavorevole,
le priorità della piccola impresa
siano in linea con quelle priorità dell’economia
italiana ed europea, che necessita di invertire
il trend e accogliere con slancio un’auspicata
fase di ripresa.
Tra le priorità dunque auspichiamo:
í
UNA
COSTITUZIONE EUROPEA CHE TUTELI E VALORIZZI IL RUOLO
ED I VALORI DELLA PICCOLA IMPRESA EUROPEA;
í
IL
POTENZIAMENTO DELLE CAPACIT² TECNOLOGICHE E LA RICERCA
IN FAVORE DELLE P.M.I.;
í
MAGGIORI
BENEFICI DAL MERCATO INTERNO PER LE PICCOLE IMPRESE;
í
UN
ALLEGGERIMENTO DEGLI ONERI AMMINISTRATIVI, BUROCRATICI
ED ECONOMICI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE SULLE
P.M.I. E LA SCELTA DI POLITICHE DI SEMPLIFICAZIONE
PER L’ARTIGIANATO;
í
MIGLIORARE
L’ACCESSO AL CREDITO E SVILUPPARE UN CONTESTO
FISCALE ITALIANO ED EUROPEO PIU’ FAVOREVOLE;
í
EDUCARE E FORMARE
ALL’IMPRENDITORIALIT² CON POLITICHE FORMATIVE
RIVOLTE ESSENZIALMENTE ALLA CREAZIONE D’IMPRESA
E ALL’ACCESSO ALLE PROFESSIONI IN UNA UNIONE
EUROPEA CHE SI ALLARGA SEMPRE PIU’.
Riteniamo perciì fondamentale
ed indispensabile che le Organizzazioni Nazionali
per l’artigianato e la Piccola e media Impresa,
insieme alle altre organizzazioni Sindacali continuino
a proseguire l’azione a tutela degli artigiani,
chiedendo un dialogo costruttivo a livello nazionale
ed Europeo e l’appoggio di quanti possono
contribuire a vari livelli Istituzionali alla causa
dell’intera categoria.
3)
QUALI SONO LE PRIORITA’ PER LA SUA REGIONE?
L'economia
Molisana sta attraversando una preoccupante fase
di stagnazione e molte imprese artigiane e commerciali
sono in seria difficoltà. þ il momento di
compiere scelte coraggiose capaci di stimolare gli
investimenti delle imprese in nuove tecnologie e
di favorire la ripresa dello sviluppo, il consolidamento
dell’apparato produttivo e la crescita del
tessuto imprenditoriale molisano.
La gestione economica delle PMI artigiane
molisane ha risentito,
oltre che degli importanti mutamenti intervenuti
nel quadro dell'economia internazionale e di quella
italiana, specie dopo l’entrata in vigore
dell’EURO, anche delle problematiche
dell’economia regionale, tenuto conto dei
noti e drammatici eventi sismici dell’Ottobre
2002 e alluvionali del Gennaio 2003 (vedasi gli
ingenti danni economici dovuti all’alluvione
subiti da moltissime aziende artigiane ¨
imprese metalmeccaniche e di autotrasporto in primis
- e commerciali ubicate nella zona artigianale
e industriale di Termoli e in tutto il Basso-Molise,
zona di maggior vigore e sviluppo per l’economia
regionale) che hanno lasciato un segno indelebile
nel quadro economico-produttivo della Regione.
Tutto
ciì si colloca in un contesto dai contorni
incerti, in cui segnali di una ripresa economica
non sembrano alle porte, a differenza di un’accresciuta
insicurezza generale e personale.
Nel corso
di questi ultimi mesi abbiamo registrato diversi
segnali di rallentamento e di difficoltà
che hanno interessato diversi settori produttivi,
tra cui l’artigianato, e particolari aree
territoriali della Regione.
Se
si vuole evitare di disperdere quella certa ìvivacità”
relativa alla crescita economica e all’andamento
dell’occupazione nel Molise, registratasi
negli ultimi anni, (prima
degli eventi sismici ed alluvionali), è
assolutamente indispensabile ed essenziale mobilitare
tutte le risorse a disposizione.
Per
l'economia della nostra Regione si puì parlare
certamente di recessione tecnica. La conferma
viene dall’andamento negativo del PIL che
anche nel 2004 ha fatto registrare un segno negativo.
La questione
decisiva oggi è: cosa occorre fare per
rimettere in moto questa Regione e per riprendere
il percorso della crescita e della competizione
di un intero sistema?
La nostra
risposta è che sia possibile ripartire attuando
politiche economiche ed industriali centrate sulle
risorse fondamentali del Molise: L’IMPRESA
ARTIGIANA E LE PICCOLE E PICCOLISSIME AZIENDE.
Occorre
un vero progetto, vale a dire un insieme di scelte
ispirate ad alcuni fondamentali principi che sono
riconducibili al valore della democrazia economica.
Insomma, azioni concrete che aiutino
l’efficienza e la crescita competitiva delle
imprese, a prescindere dalla loro dimensione; politiche
specifiche in favore di sistemi produttivi e di
singole realtà imprenditoriali per accrescere
il contributo delle piccole imprese allo sviluppo
e all’occupazione.
Nel Molise è possibile e necessario lavorare per la creazione
e la diffusione di distretti e sistemi produttivi
locali finalizzati al consolidamento delle imprese
esistenti; all’ampliamento del tessuto produttivo
attraverso più forti ed ampie economie esterne
e l’innovazione tecnologica; alla valorizzazione
di aree urbane, offerte culturali e turistiche.
þ necessario, perciì, unire azioni di marketing
territoriale (per attrarre investimenti dall’esterno),
con progetti di sviluppo dell’imprenditoria
locale.
Ma serve
anche una ìnuova filosofia” degli strumenti
di programmazione.
Incentivi semplificati, dunque, e
con dotazioni certe e congrue.
E’ poi necessario che gli incentivi e gli
strumenti di programmazione si adattino meglio alla
struttura economica e al tessuto imprenditoriale
di questa Regione.
Occorre, infine, promuovere una vera ìfinanza
di progetto”, mobilitando fondi di garanzia
mutualistici e pubblici verso la dimensione dei
sistemi territoriali d’impresa.
L’A.M.A.-CASARTIGIANI del Molise, insieme alle altre
Organizzazioni dell’Artigianato e della Piccola
e Media Impresa, condividono l’intenzione
di rilanciare il metodo della concertazione; una
concertazione che consenta di rendere efficace e
costruttivo il confronto su una politica di investimenti
in infrastrutture e risorse umane
per rafforzare la competitività della Regione;
una politica economica e finanziaria capace di coniugare
rigore e sviluppo in un contesto economico generale
caratterizzato purtroppo da un rallentamento complessivo
delle dinamiche di sviluppo dell’economia
territoriale.
L’A.M.A.-CASARTIGIANI
ritiene perciì che si debba perseguire un
approccio integrato alle questioni fondamentali
per lo sviluppo delle imprese locali: infrastrutture
materiali ed immateriali (si pensi al precario
sistema viario molisano che si ripercuote inevitabilmente
sull’andamento produttivo locale e che vede
costi elevati e tempi di consegna che non garantiscono
all’utenza la qualità della merce);
sostegno all’innovazione; accesso al credito;
formazione; supporto all’internazionalizzazione;
e, non meno importante, incentivi allo sviluppo
dell’associazionismo economico tra imprese
artigiane e la promozione di Centri di Assistenza
Tecnica (CATA) e dei servizi innovativi alle imprese.
Questi,
ad avviso della nostra Organizzazione, sono i capitoli
fondamentali del programma di azioni per la competitività
e lo sviluppo di un nuovo ìSistema
MOLISE”.
INFRASTRUTTURE
E SERVIZI ALLE IMPRESE.
La dotazione di infrastrutture
è un fattore decisivo per lo sviluppo economico
dei sistemi locali, e lo è ancora maggiormente
dal punto di vista delle piccole imprese, la cui
capacità di affrontare le sfide della competizione
globale dipende in larga misura dalla qualità
ed efficienza delle infrastrutture di trasporto
e della logistica, di telecomunicazione, di distribuzione
dell’energia e dell’acqua, dell’ambiente
in cui sono inserite.
Accanto alle grandi opere, deve
esserci l’impegno per l’infrastrutturazione
di servizio dei territori.
Infatti, è ormai acclarato che le reti
infrastrutturali alimentano il mercato e le loro
carenze o ìstrozzature” tolgono ossigeno
ai sistemi locali e frenano la competitività.
La nostra Associazione ha evidenziato in passato
alcune priorità già segnalate alla
Regione e alla Provincia, quali il riequilibrio
del sistema dei trasporti, la creazione di maggiori
collegamenti viari trasversali (si pensi alla creazione
dell’autostrada TERMOLI ¨ S.VITTORE, ancora
solo un lontano progetto, all’interporto,
all’aeroporto, all’ammodernamento della
rete ferroviaria, ecc), la realizzazione di alternative
di transito.
þ,
altresì, indispensabile incentivare lo
sviluppo delle ìreti immateriali”
e segnatamente delle tecnologie dell’informazione
e della comunicazione, a cominciare dal sostegno all’introduzione
dell’informatica nelle imprese.
La valutazione degli imprenditori artigiani sullo stato delle infrastrutture
pubbliche non è affatto positiva!! Se questo vale per le infrastrutture materiali,
ancor più forte deve essere l’accento
da porre sulle infrastrutture immateriali, ovvero
su quella ìinfratecnologia”
che consenta la realizzazione delle interconnessioni
tra le imprese e la costituzione di reti sistemiche,
nonch¹ il legame tra sistemi locali e sistemi più
ampi.
SOSTEGNO
ALL’INNOVAZIONE.
Le politiche regionali in questo ambito
sono prevalentemente orientate alla concessione
di finanziamenti specifici per l’introduzione
di innovazioni e per l’acquisto di servizi
di consulenza. Tuttavia, sono ancora molti i problemi
che ostacolano le dinamiche innovative delle piccole
imprese. Le piccole imprese, pur essendo orientante
all’innovazione, hanno difficoltà ad
accedere ai fondi pubblici per la ricerca e l’innovazione.
Di conseguenza sembrerebbe opportuno
che l’attività di supporto ai processi
innovativi nell’artigianato e nelle piccole
imprese, si orientassero in queste direzioni:
— potenziamento
della attività di consulenza e assistenza
tecnica in materia di ìmanagement dell’innovazione”
con funzione di avviare o potenziare attività
di ricerca o di innovazione;
— promozione
e attivazione di reti che uniscano le piccole imprese
del territorio tra di loro e con il sistema territoriale
della ricerca (università ed altre sedi di
ricerca) costituendo organismi di raccordo che definiscano
una articolazione delle reti per aree di settore
produttivo o per aree tematiche trasversali.
Tutte queste direzioni di azione vanno
ben oltre il semplice potenziamento e la razionalizzazione
degli interventi di sostegno finanziario alla introduzione
di innovazioni nelle imprese. L’esigenza che
si intende rappresentare è quella di intraprendere
azioni strutturali che liberino tutta la domanda
potenziale di innovazione da parte delle imprese
e adottare un strategia di sostegno più complessa
ma nello stesso tempo dotata di strumentazione più
semplice, più visibile e più accessibile.
FINANZA
D’IMPRESA E ACCESSO AL CREDITO.
Nonostante le numerose leggi che intervengono
sull’attività di finanziamento delle
imprese, la situazione si presenta ancora molto
grave per le piccole imprese del Molise.
La problematica
del finanziamento delle piccole imprese deve essere
risolta attraverso un’azione orientata in
tre direzioni: la razionalizzazione e la crescita
di efficienza del sistema creditizio; lo sviluppo
di strumenti finanziari innovativi; un miglioramento
del rapporto banca-impresa capace di ridurre i ìgap”
strategici e operativi che lo viziano.
I nodi
che si presentano ancora irrisolti sono principalmente
due:
w
il
nodo della tipologia e della durata del finanziamento;
w
quello
dell’accesso al credito.
L’accesso al credito è
ostacolato sia dal requisito delle garanzie reali,
sia dalla lamentata generale diffidenza degli Istituti
di Credito nei confronti delle piccole imprese.
La prospettiva aperta dagli ACCORDI DI BASILEA rende
ancora più urgente un intervento di carattere
strutturale, e non solo finanziario, più
massiccio su queste linee da parte della Regione.
I nuovi ACCORDI DI BASILEA, infatti, stanno portando il nostro sistema delle imprese a confrontarsi
con rapporti creditizi rivoluzionati nelle modalità
e nella gestione, con Banche sempre più
avulse dalle realtà economiche locali, sempre
più dedite a selezionare il credito in funzione
della massimizzazione del profitto e della minimizzazione
del rischio.
Siamo in
una fase molto delicata ma siamo, altresì,
nel pieno delle trasformazioni che ormai stanno
cambiando significativamente il rapporto Banca -
Impresa.
Il
rischio è che la restrizione, introdotta
dalle Banche per tutelarsi contro l'insolvibilità
dei clienti, finisca per mettere in ginocchio molte
imprese, solitamente con il capitale meno solido
di altre grosse realtà.
Considerando
che la stragrande maggioranza delle imprese molisane
sono di piccole dimensioni, i prossimi anni potrebbero
portare un ulteriore duro colpo a tutto il sistema
economico molisano.
Al severo razionamento del credito che sta colpendo
gravemente le piccole imprese rischia di aggiungersi
anche il venir meno dell’azione contrastante
dei Confidi, in quanto essi per varie ragioni non
verrebbero riconosciuti come validi intermediari
istituzionali.
Varie strategie
possono essere prese in considerazione per impedire
effetti disastrosi sul finanziamento delle piccole
imprese: anche su queste linee è necessario
un impegno esplicito della Regione.
In virtù del momento congiunturale
attuale, nonch¹ dei futuri scenari che vanno delineandosi
nel mondo associativo, per far si che le nostre
realtà non siano solo un felice ricordo,
sarà necessario sostenere e potenziare
i CONFIDI esistenti.
SOLO
COSÍ ESSI SARANNO ANCORA IN GRADO DI ACQUISIRE UN
PESO TALE DA SUPPLIRE EFFICACEMENTE ALLO SCARSO
POTERE CONTRATTUALE DELLE SINGOLE IMPRESE ALTRIMENTI
LASCIATE SOLE NELLA INTERLOCUZIONE CON IL SISTEMA
BANCARIO E ISTITUZIONALE.
Le
ulteriori difficoltà relative ai percorsi
e alle lungaggini burocratiche, l’onere dell’indebitamento
conseguente all’erogazione dei finanziamenti
a fronte delle spese già effettuate, e altri
mille ostacoli di non grave natura, ma tuttavia
pesanti per le piccole imprese che devono superarli,
richiedono una accurata messa a punto del rapporto
banche/piccole imprese e dell’intero sistema
del credito nella regione (potenziando il ruolo
delle Associazioni di categoria e delle Cooperative
Artigiane di Garanzia del Molise quali strumenti di riferimento per
tutte le azioni di sostegno destinate all’artigianato).
GESTIONE DELLE RISORSE UMANE.
La qualificazione delle risorse umane
è il fattore decisivo per la competitività
delle imprese, in un mondo in cui le tecnologie
e lo stesso funzionamento dei mercati cambiano costantemente
e rapidamente. La formazione diviene un investimento
indispensabile e, nel caso delle imprese artigiane
e delle piccole imprese, riguarda gli imprenditori
quanto i lavoratori dipendenti.
Occorre garantire incentivi adeguati
ed un’offerta formativa corrispondente alle
esigenze delle imprese e far crescere la collaborazione
tra sistema scolastico e sistema delle imprese.
E’ auspicabile una concreta attività della
Regione volta a governare il sistema formativo,
raccordando e portando a coerenza, sinergia ed efficienza
la molteplicità di soggetti, pubblici e privati,
che operano in questo campo. Anche il ruolo degli
Enti Bilaterali e la gestione dei fondi
interprofessionali per la formazione continua va
visto, reinterpretato e raccordato in questa ottica
di legame tra intero sistema formativo, sistema
produttivo dell’artigianato e delle piccole
imprese e politiche per lo sviluppo locale. Si pone,
a questo proposito, un notevole problema di ìgovernance”
(metodologia della gestione dell’intero sistema
formativo) e uno di ìgovernment” (scelte di merito e strategie operative dei
soggetti responsabili della gestione). Su entrambi
incombono la farraginosità e la lentezza
del sistema.
Particolarmente
importante è l’esigenza di formazione
imprenditoriale: anche in questo campo, d’intesa
con le Associazioni di categoria (così come
definito dalla stessa L.R. 32/2000) e con la collaborazione
delle strutture formative più avanzate, vanno
supportate dalla Regione appropriate iniziative.
INOLTRE
LA REGIONE DOVREBBE FAVORIRE LA FORMAZIONE NEL SETTORE
DELL’ARTIGIANATO ANCHE ATTRAVERSO IL CRITERIO
DELL’ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO E, AL FINE DI
FAVORIRE L’OCCUPAZIONE NEL SETTORE, ANCHE
ATTRAVERSO L’INCENTIVAZIONE DI CONTRATTI DI
APPRENDISTATO E DI FORMAZIONE-LAVORO, NONCHÞ DELLE
BOTTEGHE-SCUOLA.
SUPPORTO
ALL’INTERNAZIONALIZZAZIONE.
La Regione e le Camere di Commercio
hanno svolto, negli ultimi tempi, importanti e proficue
iniziative per favorire ed accompagnare i processi
d’internazionalizzazione delle PMI del Molise
soprattutto in direzione dei mercati dei Paesi dell’Est
Europa. Riteniamo sia utile proseguire ed intensificare
queste azioni.
La commercializzazione ed il marketing giocano un ruolo cruciale nell’attuale scenario
economico per la sopravvivenza e lo sviluppo delle
piccole imprese.
Sarebbe
pertanto opportuno intensificare gli interventi
per migliorare l’attività di commercializzazione
delle piccole imprese, e in particolare:
4
promuovere strutture adeguate
a fornire elementi conoscitivi sulla
evoluzione dei mercati;
4
promuovere e sostenere iniziative
congiunte per il marketing territoriale;
4
finanziare consulenze, studi
e progettazione in materia di costituzione
di
reti distributive e di attività di marketing.
ASSOCIAZIONISMO
ECONOMICO ED ASSISTENZA TECNICA ALLE PMI.
Non va dimenticato che le imprese
artigiane, specie quelle di piccola dimensione,
devono far fronte a numerosi svantaggi rispetto
alle grandi imprese per la difficoltà a realizzare
innovazioni organizzative e gestionali al passo
con le logiche di mercato e per la difficoltà
di accesso alle informazioni che influisce negativamente
sulla capacità di conoscere le opportunità
di mercato e di sistema.
Sarebbe opportuno, dunque, inserire
nel Programma Triennale per l’Artigianato
un ìAsse strategico” comprendente una
serie di interventi atti a garantire il miglioramento
delle disponibilità dei servizi reali alle
imprese, specie di quelle di piccola dimensione.
Le linee di intervento e le soluzioni
più congeniali dovrebbero far capo:
í all’incentivazione
dello sviluppo dell’Associazionismo tra le
imprese, al fine di aumentarne la competitività
sul mercato;
í al sostegno per la creazione
di Centri di Assistenza Tecnica
per l’Artigianato (CATA) costituiti
dalle Organizzazioni degli Imprenditori Artigiani,
al fine di assistere le imprese agevolando l’accesso
alle informazioni e migliorando il rapporto con
le Istituzioni locali;
í al sostegno alle Associazioni
Regionali di categoria degli Artigiani presenti
nel CNEL.
La Federazione
Regionale
A.M.A. ¨ CASARTIGIANI
IL PRESIDENTE
Errico RUSSO