RIDUZIONE DELLE TASSE?
PREFERIAMO EQUITA’ , STABILITA’ E SVILUPPO

di Salvatore D’Aliberti
Segretario Artigianato Trevigiano Casartigiani Treviso

Chi non ha piacere che le tasse vengano ridotte alzi la mano. Pur usando degli ottimi cannocchiali penso che in tutta Italia non troverei nessuno con l’indice alzato. Ma allora chi sono i pazzi che non vogliono una riduzione, forse sono di un altro pianeta.
Allora ci domandiamo ma questa bufera in un bicchiere d’acqua chi giova? No ai piccoli imprenditori , no ai lavoratori dipendenti, tantomeno ai pensionati. Forse solamente ai politici per ravvivare un dialogo pre-elettorale che distolga l’attenzione dai problemi più profondi del sistema economico italiano.
1° EQUITA’ : la riduzione della tassazione ha un senso se non ripetiamo le “furbizie” degli ultimi anni. Con la mano destra ti do 50 euro , con la sinistra me ne riprendo 80, quello che in questi ultimi anni è successo. Roma diminuiva l’IRPEF, Regioni, Province, Comuni, Enti Pubblici ecc. aumentavano il doppio tra tasse tariffe e altro.
Ognuno aveva le sue ragioni, sulle quali non voglio sindacare per brevità, ma chiedete ad ogni imprenditore piccolo o medio , ad ogni lavoratore, e ad ogni pensionato che si facciano bene i conti nelle proprie tasche per accorgersi se hanno guadagnato o ci hanno rimesso.
Pertanto più che una diminuzione “statale” delle tasse siamo coerenti e chiediamo che tutti “equamente” piccoli e soprattutto grandi paghino il giusto.
2° STABILITA’: la globalizzazione per molti un male inevitabile, la stiamo subendo anziché governando. Così che i nuovi Paesi dell’UE , la Cina e altri che verranno , minacciano le nostre produzioni, l’occupazione, la stabilità del nostro tessuto sociale ed economico. Oggi le nostre piccole aziende soffrono per mancanza di sicurezza dei propri investimenti, di certezza della produzione e del posto di lavoro per i propri dipendenti e questo aiuta l’insicurezza e la conseguente contrazione dei consumi pensando più al risparmio che non alla spesa.
3° SVILUPPO: parlare di sviluppo al giorno d’oggi sembra una pia illusione, quando saremmo ben contenti di contenere la contrazione. Ma un imprenditore deve guardare oltre , e per ricreare le condizioni dello sviluppo abbisogna di certezze che oggi non ci sono.
Chi difende la piccola azienda dalla delocalizzazione , chi garantisce la redditività delle botteghe artigiane quando le scelte sono di liberalizzare al massimo licenze ed autorizzazioni commerciali?
Chi ci salva dagli iniqui studi di settore insensibili alle crisi di mercato e penalizzanti per le aziende più vecchie? Chi ci difende dalla riduzione di risorse destinate al credito agevolato? Potrei proseguire all’infinito.
Concludendo sono poche centinaia di euro risparmiati sulle tasse (solo di Roma) che mi garantiscono sviluppo ,occupazione, equità, stabilità? Servizi efficienti , sanità adeguata, viabilità migliore , scuole aggiornate? Chi ci crede è sempre quello dell’altro pianeta.
Da parte nostra posso dire che gli artigiani, i piccoli e medi imprenditori, ben volentieri rinuncerebbero a questa riduzione fiscale se all’orizzonte si intravedessero l’aumento della produttività, dei servizi, nuove possibilità di lavoro e sviluppo. Ma questo ad oggi è una chimera per cui incassiamo volentieri la riduzione della tassa romana, soldi che certo accantoneremo e non spenderemo, aumento benzina permettendo.