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La dignità del proprio lavoro,
sempre.
Sono molto contento dellopportunità di
scrivere nuovamente su questo prestigioso giornale artigiano
, così comè prestigiosa, storica
lUnione Artigiani di Lodi da sempre vanto di CASARTIGIANI.
La scomparsa così repentina improvvisa insostituibile
del mio fraterno amico Giannantonio Negri, lavvicendarsi
di un quadro dirigenziale, con il passaggio di consegne
tra Ariano Magli e Alfredo Corrù , tra il vecchio
e il nuovo consiglio, ha modificato il quadro di riferimento
dellUnione, ma non la sua tradizione, il suo impegno,
il suo ruolo, la sua impostazione, la sua dignità.
Ebbi a scrivere, tra gli altri, un articolo per il vostro
notiziario, anni fa, dal titolo "La dignità
del proprio lavoro" . Era un omaggio agli artigiani,
che la dignità del proprio lavoro lhanno
insegnata a tutti. Negri mi disse, che lo scritto aveva
riscosso molto successo, perché gli artigiani
vi si erano riconosciuti , avevano sentito lorgoglio
"manzoniano" del buon senso, quello atavico
della libertà, quello della gente giusta di Lombardia,
che il sacrificio si tramanda per retaggio e per cultura
familiare, che non si insegna e non si regala.
E poi, la discrezione , la riservatezza, che non è
freddezza, ma pudore sincero del senso del dovere, della
ostinata, ma non superba, voglia ingegnosa di fare,
di intraprendere, di costruire. Quella educazione ,
che crea virtuoso benefico contagio per chiunque sia
sincero lavoratore e che diventa stile di vita.
Dicono i vecchi, che i tempi sono cambiati, che ci sia
più cinismo, arrivismo, opportunismo.Da noi non
è così. Cè stata una ribellione
alle troppe furbizie, alla inconsapevolezza o peggio
al lassismo, ma i valori sono rimasti integri a testimonianza
della continuità, nella tumultuosa trasformazione
di questi ultimi anni. E gli artigiani sono, a mio parere,
sempre, la migliore testimonianza della continuità
di questi valori. Quel filo doro della nostra
economia, ma anche della nostra società, che
non ci fa perdere la barra. Come ho avuto occasione
di dire recentemente allAssemblea generale , i
"sassi di Pollicino" che indicano la via e
la "ginestra leopardiana" che fa cordame.
La prevalenza di Geppetto su Mastro Ciliegia, che è
artigiana e che conoscono bene tutti quelli, che hanno
letto Pinocchio. Mastro Ciliegia non sa che farsene
di quel pezzo di legno inanimato, per lui un pezzo di
legno è solo un pezzo di legno , va bene per
il fuoco o per una gamba di tavolino.
Geppetto, alto, storico, archetipo artigiano, vuole
invece farne un burattino, che cammini parli e tiri
di scherma. Valenza unica del nostro mestiere, che non
riproduce, ma genialmente crea, anche quando sembra
impossibile.
Da quando sono Presidente di CASARTIGIANI sento ancora
più forte il senso della responsabilità
di rappresentare lhabitus della nostra categoria,
così come ho sempre sentito, con umiltà,
il senso del servizio allartigianato. Un servizio
riconoscente , abnegativo , che ha sempre rappresentato
amore e rispetto.
CASARTIGIANI è cresciuta in termini di rappresentatività,
considerazione, capillarità, efficienza, perché
ci abbiamo messo lo stesso amore, che ci mette ogni
artigiano nel proprio lavoro , proprio quella dignità,
che non è parola ma convinzione, espressione
dellanima.
Dobbiamo fare molto ancora per gli artigiani , in particolare
dobbiamo vincere una sottovalutazione, capziosa, ispirata
da altrui convenienze, che vuole fare dimenticare che
lartigianato in Italia è percentualisticamente
_ di imprese, di esportazione , di occupazione, quasi
tutte in impresa familiare. Non accettiamo confusione
di ruoli, noi siamo la storia delleconomia italiana.
Il Comune è nato con noi.
In Lombardia ci sono quasi trecentomila imprese artigiane
, che fanno famosa e considerata questa regione. Questa
è la verità. Un modello, adesso, anche
per lEuropa unita che ci viene invidiato.
Questo è il momento di fare , per la nostra valorosa
gente , anche perché abbiamo interlocutori politici
sensibili, non solo a chiacchiere, ma a fatti, che siamo
certi si svilupperanno.
Dobbiamo ottenere, anzitutto, maggiore sicurezza, perché
non vogliamo che la nostra società degeneri e
ci impedisca di vivere con il bene primario, che una
struttura sociale deve dare insieme alla libertà
, che è la tranquillità dellesistenza.
Difficoltà primaria da superare in tutte le epoche
evolute, coniugare e garantire libertà e sicurezza.
Cè poi una troppa burocrazia, che deve
essere assolutamente destrutturata , deregolamentata
in legalità, diritto e non in soffocamento, strangolamento
in troppi lacci.
Un fisco equo , chiaro, progressivo al censo , criterio
imprescindibile, ma non prevenzione verso chi opera
in proprio. Due , tre aliquote giuste, non come ora.
Un accesso al credito che valorizzi i progetti , le
idee, agevolato, che non premi, chi ha già capitale
, la rendita, ma il lavoro.
Delle regole sul lavoro, che non siano tutte sbilanciate
in favore di chi presta opera penalizzando chi offre
opportunità. La giusta guarentigia per chi lavora
, ma la giusta garanzia anche per chi rischia in proprio.
Noi lo sappiamo da sempre, non so altri, lartigiano
è imprenditore e lavoratore nello stesso tempo
, da noi non cè il capitale al centro dellimpresa,
le regole non possono essere le stesse che valgono per
l industria. La legge 108/90, ad esempio, è
un assurdo frutto di un epoca che ci ha visti
penalizzati, per un paradosso, che ha considerato un
unicum limpresa. Paradosso, che in Italia per
le ragioni di espansione dellartigianato è
ancora più paradosso. Insomma, spesso mi viene
chiesto da esponenti politici o interlocutori di altri
comparti, che cosa rivendicano, in sostanza, gli artigiani.
La risposta è sempre quella anzitutto che li
si lasci fare e fare bene come fanno e poi la ricetta
è quella giusta: lotta alla criminalità
sempre più aggressiva e che trova manovalanza
anche per una scarsa resistenza allimmigrazione
clandestina , nonostante il generoso impegno delle forze
dellordine; fisco equo; meno , ma molto meno burocrazia
; credito agevolato locale e nazionale con in primis
ARTIGIANCASSA; infrastrutture; più flessibilità,
meno costo del lavoro e infine la soluzione delle problematiche
delle singole categorie artigiane , che vanno affrontate
e risolte.
Le Associazioni devono fare la loro bella parte, secondo
il CENSIS sono più in crisi quali soggetti intermedi,
per il passaggio dalla semplice rappresentanza ad un
mix di funzioni.
E una posizione che non ci riguarda, noi ci eravamo
attrezzati da tempo e labbiamo sostenuto ante
litteram. Lartigianato di servizio doveva affiancarsi
ma
non soppiantare quello di tutela e rappresentanza. Noi
abbiamo richiamato il valore di fare impresa e fornire
agli associati una gamma di servizi sempre più
qualificati in relazione ai bisogni e abbiamo scelto
di rappresentare il solo artigianato senza confusioni.
La struttura federale con autonomia sempre più
ampia di CASARTIGIANI tendeva anche a questo, è
una sfida che abbiamo vinto prima che fosse lanciata.
In questa ottica va vista anche la "ratio"
del cambiamento dirigenziale dellUnione con laugurio
sincero al Presidente Corrù al Vice Ferrari e
a tutti i dirigenti ché traghettino definitivamente
la medesima associazione verso primissima qualità
di servizio ancora di migliore livello di quello pur
elevatissimo di adesso.
Con un affettuoso omaggio a quel galantuomo di Magli
, ai miei amici Vitali e Catania ed a tutta la vecchia
guardia , che ha rappresentato così bene quella
dignità del lavoro artigiano , quel vessillo,
quella tradizione alla quale tutti vogliamo bene.
La dignità del lavoro e più in generale,
la dignità, quella di cui un grande lombardo,
Giuseppe Parini, scriveva versi immortali : "quando
poi detà carco, il bisogno lo stringe,
chiede opportuno e parco, con fronte liberal che lalma
pinge; e se i duri mortali, a lui voltano il tergo ei
si fa, contro ai mali, de la costanza sua scudo e usbergo."
A ricordo sempiterno di Giannantonio Negri che tanto
si batté per lartigianato lombardo.
Giacomo Basso
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