LE ARTI DEL FUOCO


Toni Benetton classe 1910. Treviso 27 febbraio 1996 è stato uno scultore italiano.
Iniziò giovanissimo a lavorare il ferro nell’officina dello zio fabbro. E fabbro si dichiarò per tutta la vita produttiva ed artistica. Soleva dire che il lavoro dell’artigiano necessitava per garantire la pagnotta all’artista.
Negli anni di fine guerra tra i patimenti di tutti gli italiani riuscì lui, garzone di bottega a frequentare la prestigiosa accademia d’arte di Venezia, potendo avvalersi degli insegnamenti del grande scultore Arturo Martini. Considerato, a torto, lo scultore del regime.
A Toni, noi del triveneto, dobbiamo essere grati per aver garantito la continuità di una scuola che con il Mazzacultelli e il Rizzarda si incardina con i fabbri del lombardo – veneto che sino agli inizi del ‘900 si espressero nei grandi parchi dello stile romantico e con il liberty della scuola Eifel. La scuola dei fabbri del ferro battuto del “Nord – Est” pure oggi si misura stando nel mercato dell’arte e dell’artigianato europeo e internazionale. Dalla biennale di Venezia ai grandi musei internazionali di arte moderna, sono accolte le opere di Toni Benetton, lo scultore del ferro battuto.
Mai smettendo però di costruire portali per chiese e ville, arredi metallici per parchi, monumenti epici e commemorativi, ma molto umilmente anche cancellate e ringhiere per abitazioni private. “L’officina di Toni è come un circo equestre in essa avviene la stessa sequenza di giochi e di sorprese proprio come una fanfara leggera e saltellante e i ripetuti schiocchi di frusta ne annunciano l’uscita”. Egli è il grande animatore del circo che crea e presenta ogni animazione attorno a lui, i suoi operai animati e motivati si muovono come fossero giovani acrobati tra cascate di scintille di ferro incandescente, tra rumori squillanti di lamiere battute, tra colpi ritmati sulla incudine si compie la mutazione genetica della materia, del ferro, al quale Benetton gli soffia dentro l’anima, per creare il portale rinascimentale, traforato, ricamato, borchiato. Una materia difficile, austera, fredda, per essere trasformata in struttura di arredo urbano, ridente, gioiosa, delicata e leggera. Dal gotico passando per il rinascimentale, barocco, roccocò, liberty, floreale, cubismo. Eclettico sino a raggiungere sublimi creazioni astratte, meta - fisiche e leggibili anche “dall’uomo della strada”. Gli artigiani della sua scuola, ora non più giovanissimi possono garantire la prosecuzione di una scuola, che forse Toni era l’ultimo depositario. Il rivestimento esterno di spazi e strutture di centri commerciali, di edifici di centri direzionali, di edifici di rappresentanza pubblica e privata, devono ricorrere a questi dii vulcano, domatori del ferro e dell’acciaio per renderlo sorprendente, bello e compatibile con altre materie di impiego per le costruzioni, quali il legno e il vetro e per la creazione del bello.
Benetton con gli artigiani, suoi amici e suoi allievi, insisteva dell’affermare che il mestiere, l’abbozzo, il disegno, sono imprescindibili per creare e raggiungere alti e felici livelli professionali. “Le basi sulle quali evolve il lavoro dell’artista in accademia e nelle vostre officine sono le stesse, ed anche le tecniche”. “In questo caso, però, occorre rimanere sul semplice, senza voli pindarici, se si devono produrre dei multipli”.
Come impone il rivestimento di un grattacielo. Più difficile è l’oggetto, più complicato è ripeterlo. Ecco allora che la sintesi figurativa che vi è nell’opera astratta facilita la riproduzione dei multipli”. Ed eccolo di nuovo, mazza in pugno, occhiali protettivi, grembiulone di cuoio da maniscalco, tra i suoi discepoli.
Antonio Benetton ha dimostrato e confermato come il suo mestiere ha la possibilità dei miracoli.
Erano gli anni del rinnovamento associativo, quando Artigianato Trevigiano, veniva accolto per entrare nella grande famiglia della Casartigiani, per poter dire oggi: tanta strada percorsa assieme.

Zeno Giuliato