L’intervento
del Presidente Nazionale della CASARTIGIANI
(da L'artigianato Lodigiano
- ottobre 2008)
Accolgo volentieri l’invito dell’amico e
collega Paolo Ferrari, che stimo tanto e torno a scrivere
sulle colonne valorose di “Artigianato Lodigiano”
formulando alcune considerazioni e rifl essioni sulla
situazione dei nostri tempi e del nostro agire imprenditoriale
e sindacale. Tra i tanti problemi che si stanno affrontando
e anche bene, dalla grande crisi economica con il crac
delle Borse, a quella dell’Alitalia, dall’emergenza
rifi uti in Campania, al sentito problema della Sicurezza,
che riguarda anche la politica di accoglienza degli
immigrati , dalle diffi coltà delle famiglie,
a quella della caduta di una identità e di un
senso civico collettivo, sta però sfuggendo alla
attenzione, la involuzione di uno dei più grandi
patrimoni della cultura Italiana del fare e del sapere
e cioè quello artigiano, che ci riguarda così
direttamente. E’ vero che, retoricamente, ma non
solo, l’artigianato è come una “araba
fenice”, che risorge sempre dalle sue ceneri e
si rinnova, si adatta al territorio, ai tempi, alla
necessità della gente, ma questa volta è
un po’ più dura, perché i tempi
stessi sono inconsistenti, in attesa di una defi nitiva
delineazione, con il contrasto e il paradosso evidente
tra l’Uomo, che con la cibernetica e con internet
ha superato tutti i confi ni, ma che paradigmaticamente
cerca viceversa, naturalmente, se stesso, nel suo territorio
, nel suo ambiente originario e consueto. Come , per
dirla con Platone, se l’Uomo davanti all’Infi
nito si fosse racchiuso alla ricerca di spazio nella
sua caverna magari, però portando con se il telefonino
e il computer. Insomma un’epoca di trapasso, di
transizione, che sta a noi vivere ognuno facendo il
suo dovere (e gli artigiani in tal senso non hanno bisogno
di lezioni) e guidare al meglio. La crisi di ricambio
non si è avvertita solo nei ruoli dirigenziali
associativi (così come in politica, nell’impresa,
e nelle professioni) ma anche nell’artigianato
operoso. Non ci sono più giovani (o sono pochi)
elettricisti, sarti, barbieri, (parrucchieri si), idraulici,
falegnami etc e quando i grandi nostri vecchi chiuderanno
bottega ci accorgeremo del vuoto della mancanza irreparabile
come quando, nel Rinascimento, si perse una generazione
di artisti immensa. La Lombardia ad esempio era all’avanguardia
e tutti i settori artigiani erano ferventi, vitali,
adesso non è più così o lo è
meno. E’ stato grazie ai piccoli artigiani, molti
dei quali hanno trasformato i loro laboratori in grandi
industrie se l’Italia ha vissuto il suo “boom”
ed è diventato un grande Paese. Questa è
una grande verità, troppo sottaciuta, per convenienza
di altri, anche se noi l’abbiamo urlata in tutte
le sedi ed è ancora grazie all’artigianato
se si è usciti dalla grande crisi degli anni
’70 con la nascita di una miriade di imprese.
Macchè, questo grande movimento dal basso, questa
straordinaria sapienza tutta italiana soprattutto italiana
rischia di andare distrutta. Non basta la Formazione,
l’Università, la Ricerca, bisogna salvare
con un “new deal”, la vera forza della nostra
imprenditoria l’artigianato. Non è più
epoca di sottacere per favorire la grande impresa che
senza suo padre (l’artigianato) arranca come ogni
fi glio senza guida. La politica cerca generosamente
di salvare posti di lavoro e imprese; sui contribuenti,
cade il peso di una cassa integrazione sempre più
necessaria, ma bisogna trovare il tempo di un grande
intervento di progetto e a lungo termine nell’Artigianato.
Per fare questo in primis è necessario, tutelare,
valorizzare, assistere come una vera specie protetta
la categoria artigiana per evitarne la frantumazione
ma favorirne la perpetuazione, l’ esistenza in
vita e il ricambio. E con questo naturalmente intendiamo:
migliore politica fi scale, energia a basso costo, meno
burocrazia, Sicurezza e credito agevolato. Ma interessante
può essere l’idea del valente giornalista
Antonio Ravà di virtuosamente pilotare gli immigrati,
quelli che vogliono lavorare, visto che gli apprendisti
italiani non esistono più (grazie anche a precedenti
scelte sindacali sbagliate, ma non solo), all’attività
artigiana. Con un progetto e un target di intermediazione
e di specializzazione lo Stato deve innestare le attività
artigiane sul mercato con queste linee nuove. Ci vuole
una normativa di facilitazione per chi comincia una
attività, agendo quindi sulla leva fi scale e
sul sostegno al progetto , soprattutto nei Servizi oltreché
nella Produzione. Ma, presto, bisogna fare presto, favorendo
anche senza anacronistici veti sindacali, che l’imprenditore
artigiano meritoriamente in attività, a inserire
e formare questa forza vitale. Molto importanti sono
altri tre fattori per coordinare e guidare questo passaggio
epocale e intendo, le riforme del federalismo fi scale,
il ruolo delle associazioni e il fi nanziamento all’impresa.
L’ormai inevitabile federalismo fi scale solidale,
nel rispetto della dottrina sociale, del quale il sottoscritto
è stato ante litteram convinto assertore, come
dimostrato dai vari interventi scritti etc, ed in tal
senso basta guardare per avere un riferimento alle modiche
statutarie all’articolazione di CASARTIGIANI,
può portare con un controllo diretto della gestione
delle risorse e una politica mirata, a provvedimenti
che rinnovino la tradizione, la peculiarizzazione delle
specifi cità, senza drammatiche empasse sulle
grandi strategie di intervento nazionale. Il ruolo pluralistico
delle associazioni, che diviene anche qui, come abbiamo
sempre sostenuto, nella considerazione della dicotomica
associazione di rappresentanza – associazione
di servizio, sempre più attento a questo ultimo
aspetto, virtuoso calmieratore nelle tariffe e vantaggioso
per l’artigiano. Il ruolo della struttura nazionale
nel contenimento totale dei costi deve essere, come
CASARTIGIANI è da tempo, solo informazione, coordinamento
e rappresentanza mentre quello delle associazioni provinciali
e comunali quello, in particolare, di servizio, nel
rispetto di quella fi losofi a ormai vincente della
focalizzazione e valorizzazione del territorio e delle
sue espressioni di tipicità imprenditoriale.
Anche in senso di ottimizzazione globale della cura
dell’imprenditore. Ogni singola associazione diviene
un centro di tutela e di servizio e di assistenza all’imprenditore
e la presenza di diversifi cate tradizioni non massifi
cate da un solo coordinamento, garanzia di libertà
di scelta e di contenimento dei costi di servizi. CASARTIGIANI
in tal senso è una grande garanzia e una assicurazione
di qualità di presenza e di distinzione nella
caratterizzazione della gestione espressiva dell’impresa
che va difesa in senso economico e sociale. Sarà
necessario fare sempre di più in tal senso perché
quello che facciamo se pur fatto bene non basta. L’
Unione di Lodi è comunque un modello per tutti
di serietà e di tradizione. Nel credito all’impresa
per l’artigiano c’è una grande novità
un nuovo patto con l’Artigiancassa, che prevede
che l’Istituto vi raggiunga con la collaborazione
delle tre grandi confederazioni artigiane, nel vostro
Comune, con rinnovata effi cienza e soprattutto rapidità
nelle espletazioni. Si chiamerà Artigiancassa
Point e sarà presente direttamente nelle vostre
associazioni favorendo qualità, servizi, fi ducia,
sveltezza, effi cienza. Crediamo molto in questa iniziativa
, soprattutto perché si ispira a questa fi losofi
a di valorizzazione del territorio, che non è
solo dominante ma vincente. Insomma i tempi sono quelli
che sono, le diffi coltà tante, ma da Uomini
e da Artigiani c’è una sola maniera per
rispondere lavorare tanto, con onestà, con competenza,
con serietà. Ognuno la sua parte. Voi la fate
da sempre. Noi la facciamo da molto ma la faremo ancor
di più con nuove idee e nuovi impegni. Questa
stabilità politica, può favorire una sensibilità
alle nostre attività e alle nostre rivendicazioni.
Adesso è il momento, ci aspettiamo risposte,
con fi ducia.
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