ASPETTATIVE
ARTIGIANE: LA CITTA’ ARTIGIANA
Pubblicato dal giornale della
Libera Associazioni Artigiani di Crema il 22 marzo 2008
Siamo in un momento molto importante per il nostro Paese,
con le consultazioni elettorali del prossimo 13 e 14
aprile, giusto sessanta anni dopo quelle elezioni politiche
del ’48 che hanno segnato lo spartiacque della
nostra Democrazia. Gli anziani esaltano De Gasperi,
la nostra generazione di mezzo gli è debitrice
e i più giovani ne hanno sentito magnificare
il senso di responsabilità, il coraggio, il nitore
umano e politico, l’onestà. Di De Gasperi
non se ne sono visti più sul suolo italico. Per
carità, tutti ricordiamo Moro, con il Suo sogno
utopistico e preveggente nello stesso tempo e il senso
tragico del servizio e della vita e della politica,
che come una nemesi lo incalzava, suo malgrado, come
un personaggio di Sofocle o di Eschilo. Ci sono stati
altri validi e intellettualmente onesti professionisti
dell’apparato o improvvisati, ma poi realizzati
statisti, ma non più De Gasperi ed è fatalmente
così perché i tempi e gli uomini ineluttabilmente
cambiano e trasfigurano nel ricordo dove la storia diventa
leggenda, dove è difficile confrontarsi con il
mito..
Nell’oggi, c’è poco di leggendario
e molto di idealisticamente razionale ed è sempre
così agli occhi dei contemporanei, la situazione
internazionale è profondamente cambiata e in
ulteriore via di tumultuoso cambiamento globalizzante.
Se c’è una azione in America o in Cina
c’è una reazione a Bruxelles, ma anche
a Johannesburg a Roma e nella carissima Soncino. L’Italia,che
ha avuto il suo “boom” negli anni sessanta
e che su questa straordinaria epopea imprenditoriale
ha basato la sua crescita civile e sociale deve ora
fare i conti con questo, ossimoro, del mondo unificato
da internet, nello stesso tempo così diviso e
frammentato, per specificità e per regole. Sono
cominciati i problemi da tempo ma si è continuato
a ragionare con la cultura degli anni sessanta e tra
l’altro quello che non si è mai voluto,
per ignoranza o per calcolo, riconoscere è che
la paternità della nostra vocazione e del nostro
ruolo imprenditoriale, è in primis, attribuibile
all’artigianato, soprattutto, in un Paese come
il nostro dove ancora oggi c’è la maggiore
incidenza mondiale delle microimprese. Queste elezioni,
quindi, risultano essere anche per noi artigiani il
momento del dentro o fuori; o finalmente l’artigianato
riceve prima ancora che le promesse di sempre, la garanzia
del rispetto e della considerazione, che merita obiettivamente,
oppure dovremo aspettare chissà fino a quando
per tutto questo, con buona pace e tanta rassegnazione
che non più abbiamo. Nonostante gli sforzi onesti
impegnati delle nostre associazioni, e nostri troppo
abbiamo vissuto la frustrazione, prima ancora del danno,
di vederci sottostimati, sottovalutati e poi ancora
penalizzati, per quello che è il nostro vero
valore economico e sociale oltre che storico. Ci si
chiederà come facciamo ad avere la garanzia del
rispetto e della considerazione?? La certezza, nessuno
la può dare ma ci sono alcuni indicatori, alcuni
segnali, alcune spie, che possono farci capire qualcosa.
Anzitutto, la formazione delle liste nelle quali c’è
anche la novità di nostri esponenti messi qua
e a macchia di leopardo, sul territorio, a dimostrare
nuova considerazione, (ognuno in cuor suo faccia le
dovute valutazioni) e poi i programmi, nei quali, anche
dove non te lo aspetti, c’è, guarda un
po’, la affermazione netta e decisa, di non voler
più tartassare gli artigiani e i piccoli imprenditori,
con implicita, tardiva, ma sempre apprezzabile autocritica,
rispetto al passato. Un passato nel quale dove quando
è stato necessario trovare un capro espiatorio,
per esempio, nel vasto campo dell’evasione, si
è sempre guardato a noi, dimenticando, che la
voragine del problema non è elusiva per pochi
spiccioli, ma evasiva per somme ingenti e quindi letteralmente
non ascrivibile ad una categoria sottoposta, da oltre
dieci anni, a studi e contro studi di settore. Altro
che settore artigiano, gli studi che ancor più
servirebbero sono quelli sui consumi, sui conti esteri
sulle maxi prebende dei commissari ad acta .sui costi
della politica e sullo sfinimento che prende quando
si sa che più o meno si sa dove si deve cercare
e poi, anche per mancanza di strumenti non si cerca.
Niente, dagli all’untore , si è sempre
presentato, nei talk show della politica il paradigma
che ha fatto tendenza (ma non adesso in campagna elettorale):
il solito idraulico o il solito elettricista, ai quali
si riconosce appeal da status simbol con non so quale
sarcasmo, ma nessuna sincerità fiscale, per la
riottosità al rilascio di qualsivoglia ricevuta.
Dimenticando, che questi eponimi nostrani, sono dei
poveri diavoli, magari statali o parastatali, che non
arrivano alla quarta settimana e si inventano più
o meno bene un mestiere, facendo concorrenza sleale,
a noi, che paghiamo le tasse e facendoci passare per
evasori , salvo i furbi di ogni età. E noi artigiani
a “friggere” sulla sedia di spettatori occasionali
due volte, perché accusati ingiustamente e perché
non rassegnati all’idea di vedere mistificata
questa concorrenza sleale con un’ agnizione da
teatro dell’assurdo di Ionesco.
Quindi tra Kafka e Ionesco, segnali di un cambiamento
ce ne sono, ma la certezza riposa in mente Dei.
Abbiamo poche certezze, quali tra queste l’impegno
e il rafforzamento delle nostre associazioni autonome
e apartitiche, la conoscenza e la responsabilizzazione
diretta dei candidati (diffidare di quelli paracadutati
da altre zone, perché si rischia di non vederli
più e parlo non sapendo assolutamente la composizione
delle liste locali) cui chiedere conto prima e dopo
e la consapevolezza della nostra dignità di uomini
e imprenditori e del nostro lavoro necessario al Paese
prima ancora che a noi. Le nostre richieste sono chiare,
anzitutto, come cittadini prima ancora che anche imprenditori,
vogliamo Sicurezza dove viviamo, a casa, nei laboratori
e nelle strade. Ultimamente, viviamo tutti in uno stato
di inquietudine, che il grande spettacolo massmediologico
non fa da un lato che aumentare e dall’altro paradossalmente
che metabolizzare, come se la soglia del dolore psichico
e della percezione delle brutture si alzasse via via
sempre più, creando però non una fortificazione,
ma fatalmente una rassegnazione o peggio abituando l’etica
comune, ai fatti, come la catarsi al fato. Si trovino
le risorse nel dirimente problema teleologico-spesa
pubblica- tasse- deficit – introiti e utilizzo
di questi,-ma la sicurezza è al primo posto con
tutto il contesto di riferimento che comporta anche
per l’afflusso di stranieri immigrati clandestinamente
. (Fermo restando che chi viene per lavorare è
molto ben accolto). Poi, sempre come cittadini, ma anche
come imprenditori, vogliamo infrastrutture aggiornate
ai tempi e a quello che paghiamo, perchè è
giunto il momento di modernizzare il Paese. Vogliamo
una tassazione più equa in linea con i partner
europei e non generalmente più elevata com’è
oggettivamente adesso, con una semplificazione burocratica
che non faccia subire agli artigiani 100 e oltre scadenze
l’anno e che complica la vita a chi deve organizzare
e creare un laboratorio con impegni che richiedono anche
sei mesi. Finalmente, si proceda, veramente, al federalismo
fiscale che è non contestabile concettualmente
perchè non mortifica le zone meno sviluppate
del Paese, perché chiede e dà dignità
e perché suscita orgoglio emulativo e pone freno
anche a parole di troppo che ingenerano equivoci di
coscienza e di identità.
Il Nord merita libertà di agire, il nostro Mezzogiorno
merita investimenti e una crescita virtuosa non “elemosine”,
la nostra Capitale che nel mondo per la sua storia è
vista come un faro di civiltà e una luce di cultura,
deve essere vista come una risorsa quale luogo più
visitato al mondo e non identificata come la deprecata
sentina dei vizi e dei ripetuti errori commessi, via
via nel tempo, da esponenti politici di tutta Italia.
Potrei ancora ricordare il ripristino del giusto, storico,
status dell’apprendistato, il riconoscimento della
virtuosità sulla sicurezza sui posti di lavoro
del modello artigiano, il credito a progetto, vere liberazioni
soprattutto per i costi dell’energia elettrica
e tante altre cose ancora, ma avendo sviluppato dopo
tanti anni al servizio della categoria una sensibilità
precipua di rifiuto verso l’ingiustizia, camuffata
da retorica penalizzante, desidero ribadire che quello
che ci dobbiamo aspettare e dobbiamo pretendere il rispetto
della nostra onestà e del nostro ruolo.
Anche noi, ognuno di noi artigiani, è un faro
di civiltà e una luce di cultura e anche l’espressione
di un ritrovato umanesimo per le nostre umane artigiane
attività. La città artigiana è
e sarà sempre la capitale dell’imprenditoria.
Giovanni Paolo il Grande disse: guardiamo alle mani
artigiane segnate dalla fatica e dall’impegno
per trasformare la materia e per servire l’uomo.
Esse sono il riflesso della mano di DIO creatore e delle
mani di CRISTO, che hanno lavorato, guarito gli ammalati
e che stese sulla croce hanno rivelato l’amore
del Padre.
Giacomo Basso
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