Da Artigianato- Libera Associazione Artigiani del 28 Aprile 2007

Un messaggio del presidente nazionale Giacomo Basso agli iscritti della nostra Associazione

ESSERE ARTIGIANI OGGI

La vocazione di Prometeo a paragone con le fatiche della nostra categoria

Più o meno tutti conoscono il mito di Prometeo, Titano ribelle per amore dell’Umanità.
Trasgredendo a un tassativo divieto di Zeus , rubò il fuoco e lo donò agli Uomini.
Per questa sua disobbedienza, fu condannato dal padrone dell’Olimpo ad essere incatenato su uno sperone. Ogni notte e per sempre un’aquila lo assaliva e gli mangiava il fegato, che ogni volta ricresceva, per essere di nuovo divorato tra indicibili tormenti.
Da allora, il termine titanico sta a specificare, ciò che appare al di là delle possibilità umane, come una sfida lanciata dagli uomini ai limiti impostigli dalla stessa natura.
E’ ovviamente, l’atteggiamento o il comportamento, tipico dell’essenza romantica, nel quale il motivo fondamentale del conflitto fra l’individuo e (attualizzando) la società si traduce nella rappresentazione di una lotta irrisolta e non esaurita, tanto più esaltante, tuttavia, quanto più l’Uomo, che lancia la sfida, è consapevole dell’ineluttabilità della sua sconfitta.
Fin da bambino, il mito di Prometeo, mi ha affascinato forse anche per la mia cultura romantica e non decadente, per la suggestione che attanaglia, chiunque, in questo mondo voglia, pur velleitariamente, cambiare e migliorare le condizioni dell’umanità.
Forse era destino, ma il mio essere artigiano, il mio operare socialmente, il mio impegno per l’artigianato mi ha sempre fatto pensare a Prometeo. Non tanto e non certo per quanto di modesto io fossi riuscito o riuscissi a fare, ma perché ho sempre identificato l’Artigiano come un novello Prometeo. I tormenti non sono indicibili, ma i fastidi tanti, che regali il suo sapere è fuori discussione.
Ci sono tutte le caratteristiche e le condizioni del dramma del Prometeo incatenato. L’artigiano fa qualcosa per l’Uomo e viene purtroppo spesso ripagato con la poca o punta riconoscenza, della società. Anzi, a volte è sottovalutato, sottostimato, penalizzato. Come se essere artigiano oggi fosse una colpa, un qualcosa di inutile, di retaggio trapassato, soprattutto italiano . Eppure, i dati macroeconomici (quante volte esibiti) sono lì a dimostrare che l’importanza, il valore, il significato e quella che dovrebbe essere la riconoscenza.
Che sarebbe il nostro Paese, culla e patria dell’Artigianato, senza questa nostra qualità precipua? Mi domando cosa induce oggi un giovane a fare l’imprenditore e ancor più e meglio l’artigiano anche in questa grande fucina di talenti che è la terra di Lombardia e in tutta l’Italia.
La tradizione familiare sicuramente è uno dei possibili motivi e in se ha delle benemerenze. Tutti coloro, che scelgono di continuare la tradizione familiare, ancorché andare ad ammassarsi alla ricerca del cosiddetto posto fisso o comunque del lavoro alle dipendenze, sono dei benemeriti, perché non tolgono lavoro ad altri portano avanti una attività di produzione o che fa comunque reddito per se e per la nostra economia, evolvono un mestiere adeguandolo ai tempi, specializzandosi e dandoci un aggio di confronto e di qualità , di preziosità nel contesto del confronto di mercato sempre più difficile, caotico e meno controllato.
La necessità è certamente un altro dei motivi, che possono spingere un individuo , che magari non abbia trovato collocazione nella magna pars del lavoro alle dipendenze, a cercare di inventare avendone le qualità,un mestiere un intrapresa, un iniziativa imprenditoriale. Ancora maggiore benemerenza, ci pare questa, anziché rassegnarsi, il Signor Artigiano si rimbocca le maniche e pur sapendo tutte le difficoltà cui andrà incontro tenta, si attiva, crea.
La vocazione, il pallino imprenditoriale è forse il primo, anche congiunto ai primi due, motivo di attivazione del divenire imprenditore artigiano e caso strano questa passione questo genio spinge , mistero della tramandazione sociostorica della noesi del bello, soprattutto da noi, a creare un virtuoso meccanismo di crescita e di sviluppo.
Ci sono altri motivi specifici e soggettivi ma questi tre rispondono alla domanda del perché c’è in ogni artigiano un po’ di un novello Prometeo. Certo l’Artigiano non è un Titano è un Uomo ma questo rende tutto più suggestivo.
Come risponde la nostra società a questi vocazionisti? Con tutte le facilitazioni possibili e gli elogi dovuti, penserebbe un qualsiasi benpensante, chiunque fosse dotato di un minimo di buon senso.
Altrochè, essere artigiano, oggi, vuol dire avere una tassazione ai limiti della sopportabilità, pur con tutte le guarentigie di studi di settore e di parametri onesti, ma dover comunque rispettare oltre 100 e sottolineo 100 scadenze ogni anno in termini burocratici di versamenti e ottemperanze e controlli su controlli per ogni minima cosa. Difficoltà di accesso al credito, pur con le tante iniziative che si portano avanti ma senza sufficiente informazione, senza univoca soluzione. E poi tariffe su energia e altre inadeguate all’impresa, costi di qualificazione e di collocazione lavorativa, oneri riflessi, specificità di legge e chi più ce ne ha ce ne metta.
Eppure come diceva il grande Einaudi, nonostante questo, ogni giorno si ricomincia, con passione con entusiasmo.
Si dirà è colpa della politica. E’ vero questa politica spesso con la p minuscola, non risolve molti dei problemi della gente, anzi li complica. Ci si accapiglia per anni, con il teatro mediatico, su composizioni e scomposizioni di quadri costituzionali e su pur importanti problematiche sociali e culturali, ma tutto sommato si abbandona il cittadino ai problemi di tutti giorni senza far progredire la fiducia e il civismo in senso oggettivo. Con eccezioni notabili, ma con sfiducia diffusa oppure con fiducia riversa, una volta di qua una volta di la, senza una comprensione, se non quella della speranza.
Noi della rappresentanza imprenditoriale e artigiana dobbiamo essere degni di coloro che assistiamo, dobbiamo essere degni di assistere e rappresentare Prometeo e i suoi innati ideali.
In un recente scambio epistolare con l’amico Zucchetti, proprio questo abbiamo puntualizzato. Dobbiamo conservare la fiducia, espressa in un recente sondaggio, della nostra gente. Il nostro compito sarà sempre più rifulgere da qualsiasi “business”, pur lecito, ma fuorviante, sarà quello di favorire tutta la forza soprattutto unitaria di strutture di credito agevolato, sarà quello di radicarsi sempre più sul territorio per un rapporto diretto, umanistico, colloquiale e non asettico nel rispetto dei concetti più alti dell’associazionismo puro.
Quello che è e sarà sempre importante è che ogni singolo assistito , ogni singolo iscritto e la sua famiglia trovino in ogni centro, sotto casa, in ogni angolo del Paese una realtà associativa dove non ci si senta utenti ma partecipanti, non clienti ma conduttori.
Tutto questo perché almeno da noi tutti questi novelli Prometeo sentano la riconoscenza, l’elogio attraverso la nostra gioia di servirli, di parlare con loro dei loro problemi e di risolverli, facendo tutto il possibile.
Solo così ci sentiremo liberi, ma sì, liberi nelle nostre coscienze, perché è forse questo motivo che porta oggi nel 2007 tanta gente ancora a fare gli artigiani, gli imprenditori, l’inguaribile, l’irrefrenabile senso di libertà. Non fa niente se si corrono dei rischi d’impresa, andiamo avanti, anche specialmente se in alcuni casi specie in alcune zone si deve far conto con la criminalità (noi facciamo di tutto con varie iniziative con il Ministro degli Interni e le forze dell’ordine cui siamo grati) andiamo avanti anche se ci fanno concorrenza sleale, in questa società necessariamente e ineluttabilmente multiculturale, andiamo comunque avanti.
Ma almeno diteci grazie e siate riconoscenti all’artigianato e all’imprenditore senza retorica, ma con convinzione. Siate sicuri che finché avremo forza noi non ci arrenderemo, a questo mondo imperfetto, dove Prometeo viene incatenato e faremo di tutto per liberarlo.
Ringrazio il Presidente Cappellini e l’amico Mario Bettini che tanto bene sta facendo in Lombardia tanto da essere eletto Presidente di Artigianato in Fiera. Oggi, non ho dettagliato i problemi specifici e le tante iniziative che portiamo avanti, ma ho voluto elevare un ringraziamento all’Artigiano, che lo merita.
Giacomo Basso

P.S.

Ogni tanto esce una statistica più o meno autorevole che dimostra come un artigiano guadagni, dichiarazioni alla mano, meno di un suo dipendente. E subito partono i commenti sulla furbizia e sull’evasione, come se, in questo Paese, sia impossibile pensare, che chi guadagna poco è perché guadagna poco e non avendo alternative, va avanti con dignità e non che abbia appunto fatto il furbo.