ARTIGIANHOOD

La Robin Tax è una suggestione lontana, ma ormai la rievocazione ha lasciato una scia, si da cercare ispirazioni, da dare suggerimenti alle coscienze, da stimolo ai migliori proponimenti da monito contro le ingiustizie. La crisi ha creato nuove e purtroppo diversificate povertà o perlomeno timori che sembravano atavici o ancestrali e non riproponibili e che invece non tanto paranoicamente ci assalgono.
Gli eroi popolari, nascono, nella fantasia, come spontaneo rito consolatorio, come passaparola speranzoso e gratificante e lasciano sempre un retaggio etico che non solo per circostanza viene rievocato. Le coscienze che suppongono ideali di umanità non possono, enfaticamente, immedesimarsi pena il ridicolo o almeno la retorica, ma ognuno deve fare il proprio dovere laddove è chiamato a farlo a far si che qualcosa si possa correggere , qualcosa possa meglio andare. Ognuno può prendere la penna o la tastiera e scrivere, non bisogna sapere troppo di semantica o di sintassi, conta il pensiero più che la forma; ognuno se vuole può essere Hood, se segnala qualcosa che non va e si può modificare. Per questo mi piace Michele quando scrive, i meriti si sovrappongono, a qualsivoglia pretenziosità a riscatto di tutti.

 

I fronti aperti sono tanti in questo inverno insolitamente piovoso, ma forse anche per questo più operoso; dagli studi di settore dove a fronte di iniziative della base su importanti fasce territoriali canalizzate dalle associazioni (importante il lavoro di Treviso), c’è un importante diuturno lavoro di verifica di proposta di modifica e di interlocuzione con gli Enti preposti e con un Governo, che non ci pare, tutto sommato, così ostile, nei confronti degli imprenditori e della nostra categoria. Del resto la geopolitica ha le sue leggi e le sue procedure che hanno portato ad importanti risultati, anche se a volte la geopolitica è contraddittoria e forse un po’ controproducente, stante soprattutto la crisi. Una cosa è certa se ne verrà a capo con cambiamenti e miglioramenti e soprattutto correttivi. Questa materia investe tutto il nostro impegno.
Altro argomento, la riforma delle Camere di Commercio in cui siamo attivi per proporre suggerire far valere le nostre opinioni aspettando di essere convocati.
Le Camere piaccia o non piaccia sono l’entità nelle quali si esprime il dialogo la collaborazione, la sinergia dell’imprenditoria, sono gli “involucri” diversificati ma sinergici nei quali si è fatta la grande storia dell’intrapresa italiana e vanno regolamentate nell’ambito di un’apertura ulteriore, di una democraticità, che non preveda privilegi, che tenga conto dei cambiamenti. Anche se i cambiamenti non è facile farli digerire.
Non possiamo trascurare la crisi dell’auto e dell’indotto con questa strana storia tutta nostrana e che ci sta facendo pervenire tante proteste (stanno nascendo comitati spontanei di sostegno ) per la quale se per un’auto che nasce con impianto a gas viene riconosciuto un contributo dello Stato alla fabbrica, diciamo di 1.500 euro, ad un privato che monta lo stesso impianto da un meccanico solo trecentocinquanta euro . Con segnalazioni (vedi CASAVIDEO) che parlano di concessionari che montano post produzione ancora lo stesso impianto ma ottengono, sembra, sempre 1.500 euro ma con il fatto che tutto questo èregolare e fra poco regolamentato da norma comunitaria 2007/46/CE. Non sempre, a volte , quello che pare ingiusto è illegale. Intanto abbiamo ottenuto di alzare il contributo a 500 e 650 per il metano e non è poco.
Stiamo parlando e stiamo facendo di tutto per essere al tavolo di confronto sull’auto per il tanto indotto che rappresentiamo e faremo sentire, con i colleghi, la voce artigiana. Qui si gioca una partita epocale di ingegneria imprenditoriale mondiale, oltre che nazionale, ma da noi c’è un artigianato in più da considerare. Altro fronte aperto è quello del credito. Dalla periferia ci arrivano forti lamentazioni per la stretta creditizia. La crisi ha creato debolezze e le banche al più burocraticamente chiedono il rientro degli affidamenti. Con un livello dei tassi che è troppo alto per gli artigiani.
Prendiamo atto che tutte le grandi concertazioni bancarie grazie anche probabilmente a impulsi autorevoli hanno compreso di questi tempi il ruolo delle piccole e medie imprese e in questa quello imprescindibile dell’artigianato, ma bisogna cambiare mentalità verso il piccolo imprenditore. Laddove c’è il rapporto diretto.
Dopo BNL PARIBAS con Artigiancassa,, anche Unicredit con un budget considerevolissimo (ci sarà un convegno il 4/3/09) con lo stanziamento di 5 miliardi di euro e adesso anche Federcasse vogliono specializzarsi nel credito al settore sapendo e comprendendo del ritorno ottimale per le banche e per il Paese sempre che si tenga conto della mutata situazione economica. Adesso che parte il Fondo Centrale di Garanzia nel quale stiamo facendo di tutto, per essere presenti tutti e che ormai la strada del Consorzio Fidi è segnata verso i 107 (anche a causa dei troppi sbagli, individuali del passato) non ci sono più spazi per gli equivoci ma concorrenza a tutto vantaggio dell’imprenditore.
Noi ci battiamo nell’ambito di accordi quadro (il resto lo si dovrà fare sul territorio e apprezziamo molto il modello Basilicata) per ottenere il meglio e siamo convinti che a meno di non avere in casa una finanziaria o giù di lì (importante il modello Teramo) per i Cofidi la strada unitaria verso i 107 sia ineluttabile, anche se manageriale, anche se i 106 possono certo sopravvivere ma devono essere gestiti in maniera oculatissima per il diversissimo e penalizzante , in confronto ai 107, rapporto del Fondo Rischi.
Siamo altresì convinti che gli Artigiancassa Point presso le associazioni sia un’opportunità straordinaria per la categoria e per le nostre strutture. In tal senso non ci potranno essere scuse per quante scuse si possono trovare se il risultato non ci dovesse essere. Questa procedura azzera tutte le pur motivate critiche pregresse.
Insomma, da tutto questo “fervore creditizio” per fronteggiare la crisi e il cinismo burocratico di alcune banche sta agli operatori associativi tirare fuori il massimo per la categoria anche segnalando le proposte essendo il tavolo “credito” delle 5 organizzazioni sempre aperto per le iniziative opportune, chi non ne sarà in grado dovrà fare mea culpa salvo impedimenti oggettivi. Un altro aspetto che tiene desta l’attenzione è quello della riforma, già varata, dei Patronati e dell’emanando regolamento ministeriale attuativo. Il nostro Patronato non ha mai fatto grossi volumi di attività perché non li ha voluti fare, rimanendo per volontà etica (se c’è lo è consentito ) nell’ambito di un servizio assolutamente gratuito all’utente. Da noi non c’è la ricerca sfrenata, per quanto legittima della “pratica”, ma l’assistenza all’artigiano e a chi ci chiede patrocinio. Noi operiamo anche con il Caf , nella chiara distinzione dei compiti. Non ci sono sedi a latere o nel contesto di questo o quel fare attività pre o post sindacale . Così vogliamo restare con la gestione delle risorse modeste che siano ai fini esclusivamente organizzativi e assistenziali .
Queste riforme magari involontariamente “gattopardesche” per scienza ed esperienza (procedure di attività aspetti ed articolazione organizzativa) hanno il sapore della riequilibrazione delle entità più o meno riuscita piuttosto che meno indirizzata. In altri termini viene spesso incosciamente fuorila volontà e la ratio di semplificare e sintetizzare il quadro di proposta assistenziale. Iniziativa, mutatis mutandis, tanto valida e utile al cittadino in politica, quanto nociva e deprecabile in ambito di servizio sindacale e assistenziale laddove concorrenza fa virtù e monopolio e oligarchia fanno vantaggio non per la gente. Quello che in questo senso ancor più non ci convince è comunque “l’obbligo” delle 12 unità 6 full e 6 part time a livello di sede centrale previsto dalla riformaai fini del finanziamento. (Naturalmente neanche pensare al rischio del riconoscimento del Patronato)
EASA è un Patronato forte di una grande confederazione promotrice, Ente, che non avrebbe difficoltà (richiamando le unità periferiche o in virtù del contributo assumendo i part time) ad ottemperare a tali precetti, ma che questa norma prevista per regolamento (sic) non è comprensibile con nessun ragionamento di buon senso, anche se nessuno ha in dote il buon senso. Dodici unità infatti sono troppe per una sede con compiti burocratici e tolgono risorse indirizzabili alla periferia, a meno che non essere costretti a pensare, che, per chi ci tiene tanto gli operatori non siano facilmente impegnabili per altre diversificate funzioni, ma questa maliziosità, la regola non la prevede o perlomeno non la considera pena la capziosità e non la vogliamo considerare neanche noi. Mentre, la riforma che prevede una unità e mezza, tassativamente, nelle sedi provinciali è sacrosanta e tutto sommato neanche proporzionata perchè ce ne vorrebbero almeno due. Perché ad un operatore che si reca negli uffici istituzionali deve sempre corrispondere un altro, che sia disponibile al pubblico.
Poi, potremmo ancora dire della storica riforma del modello contrattuale (finalmente) in accordo con un sindacato in una fase particolare, con il nostro grande rispetto verso chi ha le sue riflessioni per noi comprensibili o meno.
Riforma che vedrà importanti e favorevoli cambiamenti per la categoria e la rappresentanza anche territoriale che deve però essere adeguata e organizzata. Cambiamenti sui quali si sta lavorando ma su cui devono lavorare tutte le nostre articolazioni pur gelosissime delle loro autonomie. E le nostre in tal senso sono le più salvaguardate.
Potremo ancora parlare di Formazione dove le nostre sedi possono ancora fare molto anche di più con lo splendido lavoro del Fondo diretto magistralmente dall’amica De Lucia che tanto sta facendo bene. Del “malumore” fisiologico anche a buon motivo sempre presente nel Trasporto e di tante altre cose tutte importanti ancora e lo faremo, intanto annunciamo un convegno con i temi del patronato e delle camere di commercio per fine mese, aperto a tutti i nostri operatori di buona volontà di cui rimandiamo alla locandina sul sito. C’è ancora questa “guerra” tra poveri, tra autonoleggiatori e tassisti di cui rimandiamo a CASAVIDEO per le ultime nostre iniziative.
In ultimo il grande successo del nostro sito, con CASAVIDEO e con le novelle con i tanti gratificanti consensi che finalmente, fanno capire che non si tratta di un mero esercizio retorico-calligrafico aldilà della sensibilità al sapere che è individuale, ma un contributo modesto quanto si vuole, dove si vuole, ma forte, alla divulgazione del grande ruolo storico –sociale – imprenditoriale ed economico dell’Artigianato, per vincere il sottacere più o meno interessato e capzioso o semplicemente distratto contro il quale combattiamo da trenta anni e più.
Chi vuole segnalare altri casi, altre situazioni, altre problematiche o approfondire queste e dire la sua scriva ad ArtigianHood gli sarà dato ampio spazio. Sennò vuol dire che va bene così.