Imprenditrici, imprenditori, colleghi e amici! Benvenuti
a questa manifestazione congiunta dell’artigianato,
del commercio, della piccola e media impresa, del
lavoro autonomo. È un evento storico per il
nostro Paese, in cui tutte le forze economiche che
fanno realmente la ricchezza dell’Italia, che
il mondo intero ci invidia, sono qui assieme e fanno
sentire la loro voce. Oggi in questa sala è
riunito un mondo variegato, dall’artigianato
di tradizione al grande centro commerciale, dalle
filiere produttive ai servizi innovativi, dai trasporti
alla filiera del turismo, dal piccolo commercio all’impresa
innovativa, all’artigianato di alta qualità.
Siamo abituati, purtroppo, aprendo i giornali ogni
mattina a vedervi raffigurata un’Italia fatta
soltanto di lavoro dipendente, di lavoro pubblico,
di grande industria. Ma non è questo che muove
ogni giorno l’economia del nostro Paese, non
sono le masse di lavoratori pubblici improduttivi,
o le poche industrie che vivono in un mercato protetto
e monopolista a far crescere il PIL, a pagare i conti
dello Stato, a riempire di beni e di servizi le case
e le vite degli italiani. Siamo noi! Noi siamo l’altra
Italia, quella che è impegnata a lavorare,
a testa bassa e con la propria responsabilità.
Quell’Italia fatta di imprenditori e delle loro
famiglie, fatta di persone. Di persone che costruiscono
la loro impresa attorno a sé, alla propria
voglia di fare e di crescere, ai propri saperi. Di
persone che sono connesse e unite le une alle altre
in reti di imprese e di famiglie, che innervano i
territori, che costruiscono la base per la vita di
tutti i cittadini e sono capaci di accogliere anche
chi viene nel nostro Paese per lavorare, con lealtà
e rispetto. Di persone che sono capaci di rischiare,
non come i monopolisti, o le imprese di Stato, o le
imprese che godono di una protezione straordinaria
in nome di chissà cosa. Noi rischiamo in proprio,
ogni giorno che alziamo la saracinesca della nostra
azienda. Rischiamo i nostri soldi, il nostro lavoro,
la nostra faccia… E ci chiamano evasori, ci
additano e ci sbeffeggiano. Questo non lo possiamo
sopportare! Siamo noi a dare a questo Paese, ai giovani,
alle donne, le possibilità di avere un lavoro,
di collaborare con noi alla riuscita delle nostre
attività. Occupazione, produzione, valore aggiunto,
coesione sociale, tenuta economica del Paese. Questi
sono gli obiettivi che contraddistinguono la nostra
azione imprenditoriale, che qualificano i nostri territori
e riempiono le nostre vite. Questo è anche
il motivo per cui noi siamo gli amba sciatori del
made in Italy nel mercato globale! Tutto il mondo
riconosce la qualità della nostra produzione,
del nostro artigianato, ma non solo: tutto il mondo
riconosce la validità del nostro modello peculiare
di economia fondata sulla micro e piccola impresa,
sulle reti di produzione e servizio, sulle filiere
e sui distretti. Tutto il mondo, tranne chi, nel nostro
Paese – e sono molti e tutti interessati –
puntano il dito contro i piccoli, considerati la causa
dei più grandi mali. Non sarebbe difficile
citare esempi di grandi imprese italiane incapaci
di reggere la concorrenza internazionale e, contemporaneamente,
casi di piccole imprese che invece hanno saputo conquistare
e mantenere prestigiosa la leadership sui mercati
mondiali. Noi non possiamo accettare che gli altri
dicano se e quando dobbiamo aumentare le nostre dimensioni.
Il nostro sviluppo non dipende dal capitale investito
o dal numero dei dipendenti o dai metri quadrati del
laboratorio, bensì dalla nostra capacità
di integrarci nel sistema economico, di vincere la
competizione sui tanti mercati che ci troviamo ad
affrontare. A noi sta benissimo così, ci pensiamo
da soli a crescere e a svilupparci, non vogliamo perdere
la nostra autonomia e la nostra capacità di
essere flessibili, elastici, aperti ad ogni innovazione
e disposti a cambiare ogni giorno per seguire il mercato
e le sue evoluzioni. Noi siamo disposti sempre a cambiare,
altri sono disposti a tutto perché nulla cambi!
Ci diano l’autonomia, il ruolo, il peso cui
abbiamo diritto. Ci levino da sopra la testa il macigno
dei costi, dei vincoli, delle anomalie tutte italiane,
che schiacciano le nostre potenzialità di sviluppo!
È troppo comodo puntare il dito contro di noi
per poi nascòndercisi dietro quando si tratta
di coprire gli scandali finanziari, gli effetti nefasti
della facilità con cui si gioca con i capitali,
sempre altrui. Colleghe e Colleghi, il momento è
difficile, tra i tanti scogli che ogni giorno ci troviamo
davanti nella nostra azione di imprenditori, abbiamo
trovato nella Finanziaria uno dei più grandi
ostacoli, inaspettato e che proviene proprio da chi
ci dovrebbe aiutare, cioè dal Governo del nostro
Paese. Al DPEF di luglio, nel quale avevamo intravisto
le prospettive per un reale progresso del Paese e
nel quale avevamo avuto fiducia, è seguita
una legge finanziaria durissima, che non crea sviluppo
ma realizza l’imposizione sulle nostre spalle
di un peso insostenibile. Senza tagliare veramente
gli sprechi, senza ridurre sul serio la spesa pubblica
che ormai è diventata ridicolmente enorme e
sempre più improduttiva, hanno fatto il conto
e hanno detto… “poi passano loro a pagare”!
“Passano loro”, cioè quelli che
lavorano, quelli che producono… Ecco chi siamo,
ce lo hanno detto loro e per questo dovremmo ringraziarli!!
Ma ecco anche chi non siamo: non siamo quelli degli
stipendi e delle pensioni d’oro, delle rendite
di posizione. Non siamo quelli dei monopoli, dell’economia
protetta, quelli che hanno il mercato pubblico assicurato,
quelli che godono di ogni ammortizzatore e di ogni
facilitazione. Non siamo neanche quelli che –
non si sa come – sono sempre lì a beneficiare
di interventi a pioggia e di incentivi fatti su misura
per loro. Mentre noi paghiamo il conto, loro continuano
ad accumulare ricchezza, come ci dimostrano le cifre,
ad esempio, dei risparmi fiscali delle grandi imprese
di Stato nell’energia e nelle telecomunicazioni,
le cui perfòrmances economiche ed i cui risultati
disastrosi sono sotto gli occhi di tutti. Lasciatemi
dire “sono tristemente sotto gli occhi di tutti”,
perché non si può che essere tristi
a vedere sprecare tanto denaro, che per noi non viene
dall’alto, ma è il frutto del nostro
sudore, del nostro impegno di ogni giorno, ogni ora,
ogni minuto della nostra vita lavorativa. Ma noi non
siamo quelli, noi abbiamo ancora fiducia in noi stessi,
nelle nostre imprese, nel nostro Paese. I dati parlano
chiaro: questa che è qui oggi è l’impresa
generale del Paese, è il modello imprenditoriale
vero dell’Italia che c’è, è
l’impresa per la quale il Governo deve lavorare
e a vantaggio della quale devono essere costruite
le politiche di sviluppo. Non quella che deve pagare
il conto!! Non quella che si deve vedere penalizzata
in nome di un fordismo da Italietta degli anni ‘50
che sopravvive solo da noi. Questo è il problema,
questi sono i nodi che dobbiamo sciogliere, questa
è la realtà con cui abbiamo da fare
i conti. Questo è ciò che ci ha condotti
qui, questo è ciò che ci unisce e ci
contraddistingue. Oggi questa unità esce allo
scoperto e acquista dignità pubblica perché
è nei momenti difficili che si compiono le
grandi scelte. Lo viviamo nella vita delle nostre
imprese e lo viviamo anche nella nostra azione di
Organizzazioni di rappresentanza. Troppo spesso si
limita la rappresentanza in questo Paese ai soliti
interessi scarsamente produttivi e ci si dimentica
degli altri, anzi, come è capitato solo una
manciata di giorni fa, ci si mette d’accordo
per farli pagare. Invece oggi qui non c’è
solo la vera Italia, ma c’è anche la
vera rappresentanza, quella che ha diritto al peso
e al ruolo che questo mondo di imprese e di interessi
le conferisce. Concludendo il mio intervento voglio
dare a tutti voi, a tutti noi, un messaggio di fiducia.
È la fiducia che mi fa aprire ogni giorno la
mia azienda e che mi fa dedicare tempo e fatica alla
mia attività sindacale. A me come a tutti noi.
Su questa fiducia, su questa forza positiva, su questo
dinamismo noi imprenditori costruiamo ogni giorno
e dobbiamo costruire anche oggi!!