Corriere delle Sera 31/10/2006
PENSIONATI E COMMERCIANTI
“LA MANOVRA E’ DA CAMBIARE”
In piazza Cgil, Cisl e Uil chiedono la rivalutazione
degli assegni.
Artigiani e negozianti per la prima volta uniti: misure
punitive
Roberto Bagnoli
ROMA- Contro la Finanziaria e contro gli evasori fiscali
tutti protestano. I pensionati della Cgil Cisl e Uil
in Piazza Navona. Commercianti e Artigiani, per la
prima volta nella storia con tutte le cinque sigle
schierate, dentro il teatro Capranica dove hanno riunito
Gli Stati generali. Tutti difendono le proprie ragioni
e considerano la manovra Prodi punitiva. I pensionati
chiedono di rivalutare gli assegni bloccati da 14
anni e maggiori risorse per la non autosuffcienza.
GLI AUTONOMI – Gli autonomi
rivendicano la rappresentanza di 4 milioni di imprese,
per 13 milioni di addetti, pari al 63% degli occupati
e al 70% del sistema produttivo italiano. Purtuttavia
sono tenute ai margini della concertazione.
E l’accusa più forte che esce dal teatro
nel centro di Roma è contro l’esecutivo
che ha scritto la Finanziaria con il sindacato e la
Confindustria. Le richieste di Confcommercio, Confesercenti,
Confartigianato Cna e Casartigiani sono undici. Le
più urgenti vanno dalla radicale revisione
dell’aumento della contribuzione previdenziale
alla soppressione della tassa di soggiorno, dalla
difesa degli apprendisti agli studi di settore che
non devono essere rivisti con gli automatisti. La
protesta sale ma gli organizzatori non vogliono essere
strumentalizzati politicamente. E’ così
che tre esponenti di AN, Andrea Ronchi, Maurizio Gasparri
e Teodoro Bontempo vengono cortesemente respinti all’ingresso
del teatro.
L’ATTACCO – L’attacco
agli evasori unisce questi due popoli di manifestanti
che più diversi non potrebbero essere. In piazza
Navona chiude la protesta il segretario della Cisl
Raffaele Bonanni “al governo chiediamo una svolta
contro l’evasione – tuona – vogliamo
l’anagrafe tributaria così chi ha grandi
patrimoni, barche auto di lusso paghi di più”.
Giacomo Basso, presidente di Casartigiani, come se
avesse sentito le parole di Bonanni rifiuta l’etichetta
di evasori. Noi siamo quelli che le regole le rispettiamo,
non siamo evasori , non ho mai visto una di noi con
la barca o le società nei paradisi fiscali”
E i tagli dove sono finiti? Si chiede Ivan Malavasi
del Cna, che se la prende con i forestali della Calabria
“più numerosi dell’Amazzonia”.
IL FILO COMUNE - Altro filo comune
che lega gli interventi dei cinque presidenti è
il rifiuto di quello che secondo loro è un
rapporto privilegiato tra l’esecutivo e la Confindustria
. Il Governo ha scelto come interlocutori –
afferma ancora Malavasi – gli imprenditori di
Montezemolo anche se quell’associazione ormai
è più che altro rappresentata da aziende
pubbliche o parapubbliche. Alcuni dati per sostenere
questo ragionamento vengono diffusi nelle cartelline
con il programma e le richieste: “Dal 2000 ad
oggi le nostre imprese hanno creato 1,2 milioni di
nuovi posti di lavoro mentre la grande impresa nello
stesso periodo ne ha persi 150 mila”. Senza
contare che i vantaggi del cuneo fiscale arrivano
soprattutto per le imprese con molti dipendenti. Sarà
anche per questo che a Giorgio Guerrini, presidente
di Confartigianato, le cifre della manovra non tornano:
“Prodi ha fatto il conto, tanto poi passano
gli autonomi a pagarlo”
La Finanziaria da 40 miliardi di euro ha comunque
fatto un miracolo associativo, mai accaduto dal Dopoguerra.
Un episodio dal valore politico che Carlo Sangalli,
numero uno della Confcommercio, intercetta al volo:
“Le ragioni della nostra unità devono
superare la manovra, arrivano da lontano e ci possono
portare lontano perché noi abbiamo principi
e valori comuni, quelli dell’Italia che rischia
in proprio.