INTERVENTO DEL PRESIDENTE DI CASARTIGIANI GIACOMO
BASSO
PERCHE’ SIAMO QUI
Siamo oggi qui per dovere e per fierezza e per il
privilegio che ci è concesso.
Il dovere è quello che ci porta a dare
onore, salvaguardia, rappresentanza, tutela e soprattutto
voce univoca ad un mondo di persone unite da un comune,
alto, denominatore , che è quello di aver scelto,
l’impresa, per vocazione o per necessità,
ma sempre per libertà.
Il privilegio è quello della responsabilità
di questa assise, che per la prima volta si svolge
in sessanta anni di Storia repubblicana.
Non è merito certamente nostro fare quello
che non è riuscito a personaggi mitici quali
- Omissis - e a tutti quegli impegnati uomini e donne
che hanno fatto la nostra storia a cui va il nostro
pensiero riconoscente e commosso. Non era ancora tempo,
ma adesso aver messo da parte le divisioni aver constatato
le situazioni, le sottovalutazioni, le provocazioni
hanno imposto questa grande assemblea e per questo
siamo qui!
Oggi finalmente sono riuniti insieme gli Stati Generali
dell’artigianato e del commercio e della PMI,
ed è un evento che non rimane chiuso in queste
pur ampie mura, ma riecheggia nel Paese ed è
visto con rispetto e con l’interesse che suscita
sempre una grande innovazione.
La fierezza, quindi, è la consapevolezza
di rappresentare e, comunque, di orgogliosamente evidenziare
il valore e l’importanza di milioni di persone,
quelli che con mirabile perifrasi di una attualità
sconvolgente omaggiò Luigi Einaudi, che resa
in riquadro , ho visto esposta in migliaia di avviamenti
commerciali e laboratori artigiani: “migliaia,
milioni di individui lavorano, producono e risparmiano,
nonostante tutto quello che noi possiamo inventare
per molestarli, incepparli, scoraggiarli. E’
la vocazione naturale che li spinge; non soltanto
la sete di guadagno. Il gusto, l’orgoglio di
vedere la propria azienda prosperare, acquistare credito,
ispirare fiducia a clientele sempre più vaste,
ampliare gli impianti, costituiscono una molla di
progresso altrettanto potente che il guadagno. Se
così non fosse non si spiegherebbe come ci
siano imprenditori, che nella propria azienda prodigano
tutte le loro energie ed investono tutti i loro capitali
per ritirare spesso utili di gran lunga più
modesti di quelli che potrebbero sicuramente e comodamente
ottenere con altri impieghi.”
Siamo qui oggi, quindi, per essere ascoltati, per
essere rispettati, per la nostra dignità. Vogliamo
essere ascoltati non più degli altri, ma come
gli altri.
Per troppo tempo ci è stato detto con lusinghe,
ammiccamenti, blandizie che siamo l’architrave
della nostra Economia, che siamo il modello da seguire,
che è grazie a noi se con il Made in Italy
siamo conosciuti nel mondo, che abbiamo insegnato
al mondo a fare commercio. Ci è stato detto!
Per lunghi periodi tanti sono stati i convegni, i
meeting, le convention per studiare il nostro fenomeno
tutto italiano.
Ma poi questo dire, alla prova dei fatti, quando si
è trattato di dare una consecutio a tutto ciò
si è rivelato effimero. La Rochefoucauld diceva
che la riconoscenza é l’aspettativa di
ulteriori favori. Noi abbiamo già dato tanto,
troppo. Diciamo la verità, senza creare contrapposizioni,
ma per pura esegesi storico-sindacale il lavoro dipendente
in questo Paese ha sempre avuto una considerazione
superiore a quella del lavoro autonomo.
E mentre giustamente, a questi lavoratori sono state
riconosciute benemerenze, garanzie, considerazioni
con un progress vorticoso dal dopoguerra ad oggi,
nel nostro caso siamo sempre stati , nonostante i
suddetti ammiccamenti, abbandonati ad organizzarci
e a dimostrare con i fatti il nostro diritto a fare.
Noi il rispetto e soprattutto la dignità, se
non ci viene obiettivamente e oggettivamente data,
la rivendichiamo e tanto più la rivendichiamo
oggi compatti agli Stati Generali.
Per questo siamo qui!
Ciò che è razionale è reale,
ciò che è reale è razionale diceva
Hegel.
Oggi noi siamo, piaccia o non piaccia, il mondo economico,
che da più lavoro, che fa PIL che muove l’economia,
che fa società e socializzazione, cosa sarebbe
tutto ciò senza il nostro apporto, senza il
nostro determinante contributo? Quanti hanno dovuto
pagare in proprio con i sacrifici, con la tenacia,
la volontà di sopravvivere, di continuare a
fare e quanti abbiamo visto chiudere le proprie aziende
per i troppi problemi non risolti da chi era deputato
a risolverli? Ma la nostra gente difficilmente si
arrende e ricomincia il suo sogno di essere libero
imprenditore.
Kennedy ha detto: un uomo fa quello che è suo
dovere fare quali che siano le conseguenze personali,
gli ostacoli, i pericoli, le pressioni. Questa è
la base di tutta la moralità umana. Qualcuno
ha detto, manca la voce univoca a tutto questo contesto
di uomini liberi, che per troppi anni è stato
volontariamente, per pazienza, per dignità,
per nobiltà forse troppo silente, acquiescente.
Oggi la voce univoca c’è e siete Voi.
Per questo anche per questo siamo qui!
Per i nostri ragazzi che se vogliono avere un avvenire,
non debbono e non possono più pensare al sempre
più angusto spazio del posto fisso e dell’impiego.
La sistemazione, come si è sempre detto con
luogo comune, ma guardare alla straordinaria, sì,
rischiosa, ma suggestiva, salvifica, opportunità
di intraprendere.
Per le nostre donne, le nostre meravigliose imprenditrici,
che si sono sapute affrancare con sacrifici e passione
esclusivamente femminile da retaggi oscurantisti e
adesso sono onore e vanto della nostra civiltà,
tout court e del commercio e dell’artigianato.
Siamo qui per i troppi luoghi comuni, che ci assillano
e che divengono poi convenienti, capziosi, assunti
ed assiomi. Se devi dire una bugia dilla grossa si
diceva in politica negli anni ’70 e troppe bugie
sono state dette sul nostro conto.
Non ne possiamo più, di essere tacciati di
essere evasori da ridicole statistiche, esempi rimodellati
dei nostri guadagni, che assomigliano alla statistica
del pollo di Trilussa , per la quale se tu mangi un
pollo ed io nessuno, ne abbiamo mangiato mezzo per
uno.
Abbiamo accettato, induzioni, deduzioni, presunzioni
di reddito, valutazioni presunte – non é
uscito nessun tesoro nessun bottino nascosto –
infine ben volentieri abbiamo concordato gli studi
di settore, e ce li vediamo adesso modificati unilateralmente
, altri decidono e addirittura annunciano quanto dobbiamo
pagare di contributi, per avere una pensione,
che non serve neanche a sopravvivere, ma che costringerà
i più a espletare il proprio sacerdozio artigianale
e commerciale fino alla fine.
Addirittura, ci si chiede giustamente di tramandare
un mestiere con senso di responsabilità e spirito
filantropico, perché tutto continui, ma con
il paradosso euclideo, di dover pagare per i nostri
apprendisti una contribuzione, cosa mai avvenuta in
sessanta anni.
Non c’è niente da fare, c’è
in una certa cultura prima ancora che in una certa
politica, spesso bipartisan, un pregiudizio nei nostri
confronti. Non si capisce o non si vuole capire, che
solo da noi il lavoro più si sublima perché
le componenti si addizionano e si completano, a creare
un Etica, una Virtù, dell’ingegno con
il lavoro, la costante partecipazione personale, l’impegno
del capitale, il coinvolgimento familiare.
Anche per questo siamo qui!
Adesso con autorevolezza saranno esposte le proteste,
le proposte, la sintesi di tutto e il quadro sarà
compiuto e rimarrà comunque il senso del perché
siamo stati qui e perché, se sarà necessario,
ci ritorneremo per darVi conto.
Perché in noi c’è il senso dell’Umanismo,
della storia dell’Uomo posto di fronte alla
necessità, all’esigenza di fare in ogni
epoca, in ogni società.
Qui, in questo straordinario Paese, abbiamo dato i
lineamenti e la caratterizzazione dell’Artigianato
e del Commercio. Si sa, “nemo propheta acceptum
est in patria sua”. Ma da oggi, comunque, non
sarà più come prima perché siamo
uniti da un indissolubile vincolo, non per il nostro
interesse, ma per avere preso coscienza della nostra
importanza.
E ognuno di Voi potrà dire quel giorno agli
Stati generali, io c’ero.
E con Shakespeare potremo ripetere: “Noi
osiamo fare tutto ciò che è degno di
un Uomo, chi osa di più non lo è.”
Per tutto questo siamo qui!
Giacomo Basso