STUDI DI SETTORE I PIU’ PENALIZZATI I PENSIONATI ARTIGIANI


Come certamente non tutti sanno, il singolo artigiano, principalmente quello tradizionale il cui lavoro è basato sulle sue capacità e non su quello esclusivo delle macchine, una volta raggiunta la meritata pensione ha due opportunità: o continuare a lavorare in “nero” o continuare a lavorare in regola. Questo perchè gli importi delle attuali pensioni non sono tali da permettere una esistenza dignitosa.
L’attività irregolare è indubbiamente vantaggiosa fiscalmente ma compito della Associazione è quello di convincere l’artigiano a proseguire una attività regolare per molte ragioni e non ultima quella etica.
Il nostro sistema fiscale, però penalizza eccessivamente, l’artigiano che intende proseguire l’attività. Gli studi di settore infatti non tengono in considerazione che, nel momento in cui l’artigiano percepisce una pensione, l’attività che prosegue serve il più delle volte per arrotondare la magra pensione, ed ha un fatturato inferiore ai periodi in cui la propria attività era a pieno regime.
Gli studi di settore attuali pretendono, per chi anche fosse in pensione, un reddito previsto pari ad un normale artigiano in piena attività. Pertanto ritengo importante proporre che “per gli artigiani in possesso di pensione artigiana, i parametri degli studi di settore vengono aboliti o drasticamente ridimensionati”.
Con questa correzione si avrebbe una più equa imposizione fiscale verso i “pensionati artigiani”, e qualche attività in meno di lavoratori irregolari.

Il Segretario
D’ALIBERTI SALVATORE