CASARTIGIANI SICILIA
Grande successo riscontrato dal convegno organizzato
dal Coordinatore Generale regionale di
Casartigiani
Michele Marchese che ha riscosso anche un
personale
consenso per l’iniziativa e per l’adesione.
Ottima esaustiva partecipazione di base e di
rappresentanza
politica oltre che ad un grande eco sui
media e tra
le categorie.
Riportiamo il testo dell’intervento del
Coordinatore
che forma base per il rilancio
dell’artigianato
siciliano e che come si vede da più parti
rilancia
la fiducia.
Palermo 18 marzo 2009: Incontro regionale
per prospettare
le soluzioni per il
rilancio dell’artigianato siciliano evitando
di seminare paura.Abbiamo definito questo
incontro
“per prospettare le soluzioni per il
rilancio
dell’artigianato siciliano all’insegna
della fiducia evitando di seminare la
paura”.
Sì, proposte per soluzioni e non, secondo il
suggerimento del Presidente Ciampi, seminare
la “paura
che oscura la mente e provoca lo sfascio di
una società“.
E’ questa la filosofia che ci accompagna.
Quella
decisa linea che, almeno nelle tre province
della
Sicilia sud-orientale (Catania, Siracusa e
Ragusa),
ci ha fatto superare il brutto periodo del
dopo sisma
del 13 dicembre 1990 e la conseguente crisi
che portò
anche alla sospensione del pagamento di
imposte tasse
e contributi degli anni 1991 e 1992 ma che,
alla fine,
si è trasformata in contraddizioni ed
assurdi
fra imprese e imprese, lavoratori e
lavoratori. Errori
che, per le esperienze vissute sul campo,
vogliamo
ora evitare. Ecco perché ci prendiamo
l’onere
di prospettare soluzioni, che non possono
essere solo
ammortizzatori sociali alla cieca e credito,
e quindi
debiti, per sanare situazioni anomale nelle
aziende.
Siamo convinti che i debiti non si possono
eliminare
con nuovi crediti e quindi aggiungendo
debiti su debiti.
Noi chiediamo maggiori possibilità di
lavoro,
e quindi di occupazione, e invochiamo il
rispetto
del nostro lavoro. Ecco perché insistiamo
nel
chiedere che i fornitori, e noi imprese
artigiane
siamo fornitori, debbono essere pagati entro
e non
oltre trenta giorni. Sarebbe opportuno che,
sulla
falsariga degli assegni di conto corrente
non coperti,
ci siano delle penali da aggiungere al
debito con
precise norme di legge. E questo non solo
fra imprese
ed imprese, ma anche da parte degli enti
locali, delle
Regioni, dello Stato. Non si possono
prevedere sanzioni
e interessi per ritardi da parte delle
imprese
quando il controllore-esattore è l’artefice
principe del dissesto delle imprese. Le
imprese abbiamo
l’onere di pagare a fine mese il personale e
entro il successivo giorno 16 versare i
relativi contributi
previdenziali. Noi dobbiamo pagare,
mensilmente, e
trimestralmente per le aziende più piccole,
l’Iva che non abbiamo incassato. Magari,
dall’
altra parte le grandi imprese si scaricano
iva non
pagata e mettono in uscita fatture non
onorate. Primo
impegno che chiediamo è quello che la
Regione,
le Province, i Comuni, le Asl, le Camere di
commercio,
mettano subito in pagamento gli impegni di
spesa assunti
(forniture, legge 488, imprenditoria
giovanile, contributi
ex art. 48 l.r. 32, contributi per
l’apprendistato
anni 2004/2008, finanziamenti Por 2000-2006,
erogazione
dei prestiti Crias deliberati ed esecutivi e
non messi
in pagamento per carenze di fondi, e quant’
altro c’è in sospeso). Va evitato, nel
modo più assoluto il ricorso a
cartolarizzazioni
nell’interesse di istituti di credito e di
organizzazioni,
sia datoriali che di lavoratori dipendenti, i
quali
inventano società di gestione per procurarsi
guadagni frutto della paura seminata nel
mercato.
Altrettanto indispensabile è mettere in atto
tutti gli appalti pubblici già deliberati
con
impegni di spesa riportati in bilancio. La
crisi si
può superare solo con il lavoro, un lavoro
remunerativo, un lavoro pagato nei tempi
giusti. Non
dimentichiamo, ne tanto meno sottovalutiamo,
che sono
troppi i costi superflui per le aziende con
scadenze
precise e con sanzioni ed interessi assurdi,
ed è
per questo che predichiamo la
privatizzazione delle
Camere di commercio e l’accentramento,
facilitato
dai collegamenti e dai servizi informatici,
di tutti
gli atti delle imprese in una unica Azienda
Provinciale
per lo Sviluppo che ci piace proporre e che
in questa
analisi indichiamo ancora come Provincia.
Sono assurdi
gli sportelli unificati (SUAP) quando poi le
carte
devono essere distribuite agli uffici
competenti magari
lontani miglia e miglia dalla sede dello
sportello
unico e con gli addetti agli uffici unici
che sconoscono
le leggi che disciplinano l’inizio di
attività
di determinati comparti del mondo della
produzione
e dei servizi. Stesso discorso facciamo per
gli uffici
della Motorizzazione civile relativi
all’autotrasporto
per i quali chiediamo la immediata
applicazione dell’
Accordo Stato-Regioni del 2002. Una parte,
quella
relativa alla formazione nel settore
dell’autotrasporto
conto terzi, è stata assolta grazie alla
iniziativa
di Casartigiani Sicilia e alla disponibilità
degli assessori Misuraca e Bufardeci che
ancora oggi
ringraziamo di vero cuore. Purtroppo non
tutte le
Province hanno fatto onore alle modifiche
apportate
dal Decreto Bufardeci. A proposito del
settore autotrasporto
conto terzi aggiungiamo la esigenza di una
modifica
delle scadenze riportate nel Decreto 28
aprile 2005,
n. 161, e precisamente all’art. 5 dove sono
previste due scadenze, la prima a
ventiquattro mesi
(scaduta il 17 agosto 2007) e la seconda a
quarantotto
mesi con scadenza al prossimo 17 agosto
2009. Il mancato
passaggio, in Sicilia, delle competenze del
settore
autotrasporto dalle motorizzazioni civili
alle province
non ha dato il dovuto risalto alla prima
scadenza
e sono molte le imprese in Sicilia che non
hanno adeguato
il possesso dei requisiti previsti dal
decreto legislativo
395 del 2000. Anche se il termine è
ordinatorio,
e non perentorio, in qualche provincia sono
sorti
seri problemi. Nel decreto “milleproroghe”
ora è previsto un ulteriore differimento di
12 mesi per la seconda ipotesi. Noi
chiediamo una
intervento deciso, in maniera particolare
del nostro
Assessore ai Trasporti, perché le scadenze
vengano unificate al 17 agosto 2010 e questo
per dare
alle commissioni di esame costituite nelle
province
siciliane di soddisfare le richieste di
tantissimi
autotrasportatori per sostenere gli esami
per la dimostrazione
delle capacità professionali. E’ ovvio
che le attuali Province trasformandole in
A.P. S.
(Aziende Provinciali per lo Sviluppo)
debbono essere
rimodernate e adeguate, con strutture di
vertice snelle
e veloci, con dirigenti e funzionari ben
preparati
e pronti al dialogo e non allo scontro con
gli utenti.
Va anche studiata la parità di paghe e
stipendi
fra i dipendenti degli enti locali e i
regionali.
Le attuali Province, con la massima urgenza,
debbono
affrontare un sistema di stimolo e incentivo
per favorire
il nascere di nuove imprese artigiane con la
previsione
di erogare contributi in conto capitale con
investimenti
non inferiori a 5 mila euro e non superiori a
30 mila.
Si tratta di una esperienza positiva posta
in essere
dalla Provincia Regionale di Catania. Sull’
esempio della Provincia di Ragusa, sarebbe
un segnale
forte la erogazione alle imprese che hanno
optato
per la cartolarizzazione dei contributi in
conto capitale,
dovuti dalle stesse Province, di un
contributo pari
al 20 per cento equivalente alla parte
perduta del
contributo pur di avere in tempi rapidi i
pagamenti
per istanze impantanate da anni e anni negli
uffici
per assurde carenze di bilancio. Le Camere
di commercio
- senza la gestione del Registro delle
Imprese e di
altre deleghe quali gli uffici metrici, la
conciliazione,
i vari esami per attività economiche, con le
commissioni provinciali per l’artigianato
con
la formula prevista dalla legge regionale n.
3 del
1986 - sulla esperienza di altri stati
europei, ivi
compresa la vicina Malta, devono essere enti
privati
gestiti dagli associati volontari e non con
imposizioni
di Stato e con i famosi diritti camerali
che, oltre
ad essere pesanti balzelli per le imprese,
servono
per presidenti ed organizzazioni che magari
si adoperano
per lottare coloro che pagano, e come. In
una recente
proposta di modifica del sistema camerale
gli industriali,
grazie ai loro mezzi economici e alla
opportunità
di apparire quotidianamente in tutti i
telegiornali
italiani, vogliono fare pesare nella
assegnazione
dei posti nei consigli camerali anche l’
entità
dei diritti camerali versati dal loro
comparto; in
sintesi come ipotetica maggioranza vogliono
gestire
anche i versamenti delle altre componenti. E
che dire
di certi Segretari generali delle Camere
siciliane
che ostacolano la vita delle commissioni
provinciali
per l’ artigianato dimenticando che le
imprese
artigiane pagano per diritti camerali non
meno di
8 milioni di euro all’ anno senza contare i
diritti di segreteria, i costi per
certificati e visure
e così via di seguito. Per esemplificare,
nella
sola provincia di Siracusa, con 6800 imprese
iscritte
all’A.I.A. solo per i diritti camerali
vengono
versati circa 650 mila euro. Sono queste
cose che
rafforzano la nostra idea della
privatizzazione. Il
Registro delle imprese, e quindi le sezioni
speciali,
artigianato compreso, possono essere gestiti
dalle
A. S.P. con risparmi di personale, di
locali, di energia
elettrica, di collegamenti vari, oltre che
di burocrati
e super dirigenti. Le Camere di commercio
privatizzate
dovranno essere obbligate ad eliminare i
debiti, e
in Sicilia per l’assurda situazione della
quiescenza,
sono tanti. Ebbene con la cessione dei loro
beni,
ivi comprese le quote di partecipazione in
società
esterne, possono ripianare i debiti.
Pensando per
un attimo agli aeroporti è urgente passare
al privato visto che gli enti, comprese le
Camere
di commercio, non sono nelle condizioni di
operare
investimenti per l’adeguamento e l’
ammodernamento.
Per la tutela e lo sviluppo dell’economia
nazionale
e regionale ci sono, e vanno rinforzati, il
Cnel e
i tavoli della concertazione. E’ il modo
come
evitare sprechi e incarichi politici
remunerati oltre
misura. Eliminando gli enti da vigilare, e
affidandoci
ai codici civile e penale, andremmo anche a
risparmiare
nei costi per gli uffici e le istituzioni di
vigilanza,
organismi che spesso bloccano le attività
economiche
magari con iniziative che sfiorano reati di
abuso
in atti d’ufficio e creano sfiducia non solo
nelle persone incaricate ma nelle
istituzioni stesse.
Per il credito è indispensabile dare vita ad
un istituto per le imprese, tutte. D’altro
canto
ci viene a sostegno l’attuale campagna
promozionale
che vorrebbe vedere la Crias come istituto
di finanziamento
anche per l’ agricoltura, il commercio e le
piccole industrie. In ogni caso, e con
urgenza, la
Regione, per prima, non può fare mancare
alla
Crias i fondi di rotazione necessari per
garantire
alle imprese artigiane i prestiti in tempi
reali.
E’ assurdo erogare un prestito di esercizio
dopo otto mesi… Faremo fallire, o comunque
passare
i soldi dei prestiti ad Equitalia, o
Montepaschi Serit
per restare in Sicilia, con l’assurdo che le
nostre imprese non possono partecipare ad
appalti
e forniture visti i Durc negativi. A questo
punto
ben venga l’istituto regionale per il
credito
alle imprese, una idea cara all’assessore
Cimino
e non solo. Nelle more è urgente trasformare
la Crias in S.p.A. e questo nella stessa
logica con
la quale proponiamo la privatizzazione delle
Camere
di commercio. Va rivista la norma di legge
che stabilisce
gli interessi che le imprese artigiane
debbono pagare
per prestiti sia di esercizio che a medio
termine.
Certamente erano assurdi i tassi del 4 e del
6 per
cento degli anni ‘80, come sono assurdi gli
attuali tassi che non raggiungono il 2 per
cento visto
che queste entrate debbono garantire la
gestione dell’ente
dal momento in cui i fondi di rotazione non
possono,
giustamente, essere distolti. Proponiamo la
eliminazione
delle sedi decentrate in diverse città
capoluogo,
fatta salva Palermo imposta per legge, e
questo nella
conoscenza del numero delle pratiche
istruite e passate
al consiglio di amministrazione per la
approvazione.
Siamo per delle convenzioni con i consorzi
fidi e
le associazioni artigiane sulla falsariga
dell’
operazione Artigiancassa-Point messa in atto
della
Bnl- Bnp Paribas. Un discorso chiaro va
fatto per
i consorzi fidi. Premesso che, oggi, siamo
lieti di
avere con noi, e non come ospite, Bartolo
Mililli,
amministratore delegato di Confeserfidi,
promosso
da “Esercenti di Impresa”, novella equipe
di Casartigiani, e al quale lasciamo lo
spazio per
parlare del ruolo dei confidi
nell’artigianato
e non solo, diciamo che spesso malgrado le
somme che
si spendono per la pubblicità gli sforzi
fatti
vengono vanificati per i ritardi nella
erogazione
dei contributi in conto interessi previsti
da leggi
regionali e che arrivano, e sempre che
arrivino, dopo
anni e anni. In ogni caso ci rimettono
prestigio i
confidi tutti. Per i finanziamenti in conto
capitale
è urgente attivare i fondi POR 2007-2013 per
l’ artigianato, siamo già in ritardo
tant’è che ci piace definire il POR
2009-2013.
Chiediamo una modifica all’art. 78 della
legge
regionale n. 96 del 6 maggio 1981
aggiungendo una
previsione di contributi in conto capitale
anche per
la costruzione in proprio di capannoni nelle
aree
artigianali. Spesso le assegnazioni di aree
ad imprese
artigiane restano non operanti e reintegrati
per nuovi
bandi, e poi nuovi bandi, e questo perché
gli
assegnatari non hanno i soldi necessari per
creare
i capannoni e con l’inutile speranza che
siano
i comuni a costruirli e quindi cederli in
affitto.
Basterebbe l’esperienza del Comune di
Carlentini
dove da oltre 10 anni i lotti assegnati
rimangono
vuoti perché gli assegnatari non sono nelle
condizione di costruire in proprio i
capannoni. E
gli stessi capannoni dati in locazione che
poi non
si possono riscattare, come sta succedendo
nell’area
ASI di contrada Larderia a Messina. E’
urgente,
e sono indispensabili i fondi, dare un
impulso ai
finanziamenti Crias a sportello, pur nell’
ambito
del de minimis. Altro impegno che oggi
chiediamo è
quello di rifondare l’ apprendistato in
Sicilia.
La assurda norma prevista nella legge
regionale n.
32 dell’anno 2000, estendendo
l’apprendistato
a tutto il mondo lavorativo, ivi compresi
gli studi
legali, commerciali e notarili, che fra
l’altro
non formano ma utilizzano i giovani assunti,
ha di
fatto cancellato l’apprendistato, senza dire
che dal 2004 non ci sono i bandi per i
previsti contributi
di legge. Noi proponiamo la costituzione
delle “botteghe-scuole”.
E’ da oltre un anno che battiamo questo
tasto
e sappiamo che c’è l’interesse
dell’ assessorato cooperazione commercio
artigianato
e pesca e anche quello del lavoro e della
formazione
professionale; attendiamo a presto un
incontro con
il dirigente del settore. Proponiamo il
primo anno
di “bottega” a totale carico della Regione
e un 50% per cento per i due anni
successivi. Proponiamo,
pure, che per questi tipi di formazione non
si deve
prevedere la maturazione di ferie, di TFR e
quant’altro
previsto per un lavoratore regolarmente
assunto. E’
ovvio che bisogna pensare anche a norme che
sconsiglino
ai furbi la vanificazione della norma con
licenziamenti
dopo il primo anno. I contributi debbono
essere garantiti
tempestivamente con la concessione dei
voucher anno
per anno. D’altro canto diciamo con forza
che
è assurdo spendere, in Sicilia, 300 milioni
di euro all’anno per gli enti di formazione
riconosciuti da una legge vecchia di oltre
mezzo secolo
e che servono solo per pagare i formatori
che non
formano nessuno. E’ indispensabile un
immediato
intervento della Regione Siciliana perché
vengano
concessi alla nostra Regione almeno 5
milioni di euro
per poter garantire l’indennità di
disoccupazione
ai dipendenti di aziende artigiane. E’
augurio
nostro che non servano, ma in quei casi
riconosciuti
dal nostro ente bilaterale, è giusto averli
ed erogarli in tempi brevi. A tale
proposito, il 29
dicembre 2008, abbiamo firmato un documento
comune
insieme a Cgil Cisl Uil. Richiamandoci al
punto in
cui abbiamo fatto cenno alle
“cartolarizzazioni”,
diciamo che, anche per questa ipotesi,
dobbiamo evitare
che sorgano società “miste” per
la gestione. I soldi servono quali
ammortizzatori
sociali e fra questi non pensiamo di
inserire dipendenti
di sindacati ed organizzazioni di categoria.
Personalmente
mi scuso se ho trattato i problemi non in
linea con
uno schema ben preciso, e magari ritornando
sullo
stesso argomento. Per chi mi conosce sa che
scrivo
come parlo, non sarà un perfetto italiano,
ma, penso di essere stato sempre capito. Ad
ogni buon
fine, consegniamo a coloro che ci hanno
onorato con
la loro presenza, questo testo con allegati
documenti
sui temi affrontati. Stessa cosa facciamo
con i presidenti
Casartigiani con l’invito a farsi parte
attiva
in ogni provincia. Ed è proprio alle
strutture
provinciali che rivolgiamo un appello,
forte, perché
facciano capire a tutti che una caduta del
nostro
comparto, quello definito degli invisibili
perché
diffusi nel territorio, sarebbe ben più
grave
di una crisi di Alitalia o Fiat o di altri
imprenditori
venuti in Sicilia non per intraprendere ma a
prendere,
per andare via a conclusione del progetto
finanziato.
Chiediamo, cortesemente, alla stampa e tv
locali di
darci una mano nel diffondere, con la
fiducia che
siano condivise, le nostre proposte e idee.
Per quanto
riguarda la concertazione affermiamo che
siamo ben
disposti a partecipare ai tavoli seri e
costruttivi.
Non sopportiamo fughe in avanti, campagne
acquisti,
furbizie e navigazioni non in superficie.
Diffidiamo
della politica unitaria se questa si
trasforma in
protagonismo di parte. Sono tutte cose che,
purtroppo,
da tempo notiamo e non solo in Sicilia.
Amici e colleghi
tutti, lottiamo per smentire quel detto
popolare che
recita: “Giustizia c’era scrittu a lu
purtuni e ci crireva sulu lu minghiuni”.
Denunciano,
con forza, coloro che seminano la paura per
raccogliere
nuovi guadagni. Un ultimo invito agli
amministratori
pubblici: evitate di convocarci a poche ore
dalla
approvazione dei bilanci e magari per
sottoporci documenti
già confezionati e dove non è possibile
apportare modifiche. I momenti difficili - e
questo
lo è anche per colpa dei tanti che hanno
puntato
su investimenti sbagliati o attratti da
facili guadagni
come i depositi con tassi del 5% con ingenti
somme
poi reinvestite in operazioni gestite da
banche e
banchieri senza scrupoli come la Liman o il
signor
Modoff, per giunta presidente del Nasdaq,
che ha bruciato
oltre 150 miliardi di dollari di
risparmiatori piccoli
e grandi - i momenti difficili, come dicevo,
si possono
superare se tutti lavoriamo nella logica a
me particolarmente
cara delle “Tre R”: Rispetto per noi stessi,
Rigetto delle sopraffazioni,Responsabilità
per tutte le azioni!
Michele Marchese
Coordinatore
Generale Casartigiani Sicilia