L'artigianato è musica
Premettiamo che quello
che andiamo a raccontare è veramente esistito,
con la dote dei sentimenti, dell’umanità,
della gioia, del dolore, del perduto senso
anonimo del
vissuto.
Purtroppo tutto si cancella - per dirla con
Schopenauer
- con la vittoria della specie sull’individuo,
della natura sull’umanità con su tutto
quella grande speranza che non sia vano e
questi personaggi
che sembrano urlare: non dimenticateci! Siamo
in un
a zona di semi periferia di metà secolo o giù
di lì ma può essere oggi ieri o domani
laddove tante esistenze umane e dignitose si
trascinano
con mestizia e con decoro, con necessità o con
caparbietà, alla ricerca inconscia del Senso.
Una bottega di ciabattino o se preferite di
calzolaio,
un artigiano dal nome particolare e
denotabile: Baldassarre.
Anni in cui, andati o divenire un ciabattino è
utile. La scarpa come emblema di vita come
modello riconoscibile,
come risorsa. Baldassarre fa suole, mezze
suole, tacchi;
lucida, incolla, taglia se si vuole crea, non
butta
via mai niente per lui niente è irrimediabile
e tutto a buon mercato. Lui è il più onesto
e forse il più capace,, ma soprattutto il più
simpatico. Con quella “parannanza” dal colore
indecifrabile con i suoi cento e passa chili
con i suoi
occhiali alla pince-nez spesso perduti sempre
ritrovati,
sempre sorridente seppur malinconico, con una
sorprendente
cultura che ti stupefà oppure ti fa capire
troppo.
La sua clientela è variegata dalla
eterogeneità
e unita dalla modestia, non da esaminare da
comprendere.
C’è la signorina di sessanta anni che più
che far riparare le scarpe, cerca una parola o
meglio
un complimento che lui non lesina, ma che anzi
sa inventare
sempre diverso sempre lusinghiero sempre nuovo
con lei
che continua le passeggiate sempre uguali,
sempre rispettosa
di se per quel che è, per quel che sarà,
piuttosto che per quel che avrebbe potuto
essere e non
è stato.
C’è il bigliettaio del tram che proprio
lì ha il capolinea, con cinque figli i quali
crescono troppo in fretta e ai quali non si
può
sempre rinforzare le suole con il cartone,
pena i buchi
sotto i piedi. Ha tre maschi e due gemelle
bionde bellissime,
appena adolescenti, sempre allegre, sempre
vestite uguali,
se una parla l’altra conclude. Chissà che
farebbe per vederle felici ma manca tutto e
pur loro
sono sempre li a cincischiare, a ridere e
giocare tra
loro.
Quando va da Baldassarre il bigliettaio ha
sempre dei
rotoli di giornale con due o più paia di
scarpe
da riparare. E quando va a riprenderle spesso
ha quello
sguardo negli occhi fiero della propria umiltà
di chiedere senza chiedere, rivendicare
carità.
Baldassarre capisce e incarta frettolosamente
il tutto
senza fare riferimento, cambiando discorso,
magari parlando
del rigore sbagliato o dell’arbitro, sulla
onestà
della moglie del quale nessuno giurerebbe.
Eppure c’è
un cartellino nel retrobottega: “Si fa credito
ai centenari accompagnati dai genitori”.
Sembra
che per il bigliettaio l’età si contasse
moltiplicando per due e che sui genitori
valesse la
giustificazione. Per un calzolaio,
l’importante
è che la gente cammini e che le scarpe non
facciano
male ai piedi dando loro una certa eleganza.
Poco importa
se il ciabattino si “ceca” gli occhi e si
perfora le mani, se stia a quel tavolinetto
cento ore
a settimana, il ciabattino è buono e la bontà
mai nessuno l’ha potuto pagare. Se ci fossero
stati gli studi di settore a Baldassarre i
soldi li
avrebbero dovuti dare. C’è la signora anziana
che ha perso il figlio arruolato nell’Armir,
nella
tragedia più tragica di quelle umane tragedie
in cui siamo stati sciaguratamente e
vigliaccamente
trascinati. Non ha neanche un sacello su cui
piangere
e non avendo visto di persona ancora spera e
va da Baldassarre
che era amico di Lui a chiedere conforto a
ricordare
e sperare. Magari fa aggiustare qualcosa
giusto per
dare un senso spicciolo a un pensiero grande a
un amore
eterno. E il povero calzolaio grande e grosso
che ricorda
l’amico perduto torna bambino con le piccole
lenti
degli occhialini che si inumidiscono e così si
colpisce un dito con il martelletto. Ma non
sente dolore,
il dolore è ben altro.
C’erano ancora tanti altri stereotipi
dell’essere
e del sembrare diversi e sempre uguali
perlomeno nella
catena dell’umanità nel perseguirsi del
destino.
Ma quello che rendeva la bottega di
Baldassarre diversa
e fantastica è che lui non si sa come e non si
sa perché sapeva di musica, sapeva suonare uno
o due strumenti, in particolare la chitarra e
anche
molto bene di modo che tutti i ragazzi, baby
boomers,
di quel immenso serbatoio di umanità, che
suggestionati
da un’epoca musicale in evoluzione, che
volevano
imparare si sceglievano quell’ apparentemente
improbabile ma soprattutto gratuito insegnante
senza
referenze ma con tanta pazienza e tanta
cordialità.
Al papà che l’accompagnava per chiedere
sempre la stessa cosa “Baldassarre te lo
lascio
vuole imparare con i risparmi si è comprato la
chitarra” rispondeva sempre alla stessa
maniera:
lascialo!” E dagli oggi dagli domani pur
tenendo
conto delle defezioni e degli scoraggiamenti
la bottega
artigiana la sera diventava Brodway, la
serranda diventava
il sipario, il retrobottega le quinte, e il
tavolinetto
da lavoro il podio. Il bulino era la
bacchetta, i chiodini
le note, tra un diesis e un si bemolle, un
accordo una
rifinitura e lo spartito, il mestiere di
artigiano e
le sue regole tramandate. Si insegnava e si
apprendeva
musica, ma soprattutto si insegnava e si
apprendeva
come essere Uomini.
Quanti hanno imparato da Baldassarre! Più di
quelli che rinunciavano, avendo acquisito una
capacità
che li avrebbe accompagnati sempre più di un
ricordo, una compagnia, una valvola di sfogo,
una melodia
cara come quel fragrante sapore di infanzia
che sa di
infinito e che per chi è buono di cuore, e ne
sente il bisogno di mano paterna, di
impressione, di
esistenza.
Un atteggiamento crepuscolare di riscatto
dall’effimero
e dal vano. A volte soprattutto dopo le otto
di sera
la bottega diventava troppo stretta c’era più
di un esaurito al palazzo dell’Opera. Ma da
quel
Cafarnao veniva fuori una melodia in cui le
note si
confondevano a sentimenti all’onestà alla
perfezione. Melodie che oggi con tutta la
tecnologia
non si possono riprodurre. Sono passati tanti
anni troppi,
la via è sempre la stessa, la bottega pure.
C’è
li un negozio di telefonini, i giovani spesso
passano
arroganti, tutti uguali, spesso alteri e molto
più
spesso diffidenti , e sembra tutto perduto. Ma
ancora
se cerchi bene trovi due chiodini un pezzetto
di pelle
e una nota in libertà dentro quel negozio, ma
ci vogliono gli occhi del cuore.
Ma dopo le due di notte nelle ore di nessuno,
quando
tutto si accheta e c’è silenzio, fino alle
quattro le cinque c’è rarefazione, dove
solo i gatti attraversano il buio fino
all’aurora,
c’è chi pensa ma forse lo ha sognato, che
a Baldassarre e ai suoi ragazzi sia concesso
suonare
non visti ma ascoltati da Dio con una melodia
che non
è possibile all’orecchio umano capire,
ma che significa tutto, è tutto. Allora si
vive
una gran festa, la signorina è tornata giovane
e i figli del bigliettaio hanno splendide
scarpe nuove.
Le gemelle ridono e ti scaldano il cuore e il
disperso
dell’Armir è abbracciato alla mamma.
Baldassarre
come diceva Padre Pio: “ il Signore Ti
benedica,
Ti guardi, volga la faccia verso di Te, Ti dia
misericordia,
Ti dia pace.
Giacomo Basso
Brani Musicali: "Incipit" e "Serenata" tratto da Romeo e Giulietta - Arturo Annecchino
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