I Padri degli Angeli
C’è un
posto a Roma che dimostra, prova testimoniale
alla mano,
l’esistenza degli Angeli e in particolare
dell’Arcangelo
Michele, quello che è combattente e custode e
che comparirà secondo le Scritture, vicino a
Cristo, nel giorno del Giudizio. Questo luogo
suggestivo
è Castel Sant’Angelo o Mole Adriana o Mausoleo
dell’Imperatore Adriano, il protagonista dello
splendido libro di Margherithe Yourcenair. Il
testimone
d’eccellenza a cui facciamo riferimento, è
San Gregorio Magno, Papa, già Prefetto di
Roma,
figlio del Senatore Gordiano , Dottore della
Chiesa,
ideatore dei canti Gregoriani . Come si vede
referenze
inappuntabili e inattaccabili per quello, che
in tribunale
si direbbe un testimone “di ferro”.
Veniamo ai fatti: correva l’anno domini 590
dopo
Cristo, a Roma, e quel che era rimasto della
popolazione
della capitale del più grande impero della
storia,
era flagellata e decimata dalla peste.
Lo stesso predecessore di Papa Gregorio,
Pelagio II
era stato ucciso dal morbo nero e c’era voluta
tutta la passione e l’insistenza del popolo di
Roma, implorante, per convincere il
refrattario Gregorio,
che aveva fama di Santo, a salire sulla
cattedra di
Pietro.
Del resto, l’ex Prefetto, aveva fondato un
monastero
al Celio (proprio vicino alla sede di
CASARTIGIANI nella
via, che ne porta il nome e che conduce al
Colosseo
) e voleva fare vita ritirata e monastica,
ammiratore
come era, di San Benedetto .
Ma, Gregorio, era l’unica, Luce, in quei tempi
terribili e bui e sentì alla fine il dovere di
accettare la Tiara e il Pastorale. Ma, neanche
Lui poteva
niente contro la violenta inarrestabile peste,
che mieteva
vittime su vittime, con i superstiti, ormai,
allo stremo.
Il Papa decise allora di indire quaranta
processioni,
alle quali parteciparono tutti coloro che
ancora stavano
in piedi, ma questo non fece altro che
aggravare la
situazione, perché, allora, naturalmente non
si sapeva, che il contatto favoriva il
contagio. Si
narra, che le persone cadessero ad una ad una
sulla
strada . Ma ecco il miracolo!! Sembra, che,
fosse l’11
giugno nel 590 in una delle ultime
processioni, guidate
dallo stesso Pontefice, che ancora
vigorosamente e disperatamente
imbracciava un enorme Crocifisso, quando i
resti di
quello che era stato un popolo orgoglioso,
passarono
imploranti davanti a Ponte Elio quello che poi
divenne
Ponte Sant’Angelo. Il Papa e i processanti,
attratti
da uno sfolgorio, videro in alto alla Mole,
proprio
laddove un tempo troneggiava, tronfia, la
quadriga d’oro
dell’Imperatore, l’Arcangelo Michele, maestoso
apparire, con la sua corazza romanica, con le
ali tese,
in atto di planare, rinfoderare la spada, in
segno di
tregua ad annunciare, simbolicamente, la fine
della
pestilenza e poi scomparire nel sole,
lasciando una
scia di luce e di speranza, mentre la gente,
impazzita
di gioia, ritrovava forza, si stringeva
attorno a Gregorio
. Il flagello, immediatamente sparì insieme
all’Angelo
e Roma pian piano si riebbe e il Papa ordinò,
che da allora la mole si chiamasse Castel
Sant’Angelo,
il Ponte dinnanzi, Sant’Angelo e i suoi
successori
a ricordare il fatto miracoloso, che fosse
posta nel
punto esatto dell’apparizione sulla sommità
del Castello, una Statua dell’Angelo, così
come l’aveva vista con i suoi occhi il grande
Papa.
Gli scettici diranno: si tratta di leggenda
oppure di
suggestione collettiva, oltretutto rapportata
ai tempi
alla loro ignoranza, allo stato d’animo di
afflizione
e di probabile allucinazione .Si può
rispondere,
che Gregorio era un uomo coltissimo e che la
sua biografia
è assolutamente storica e non leggendaria, che
non avrebbe messo a repentaglio la sua piena
riconosciuta
credibilità, con un gesto tutto sommato
“simoniaco”,
proprio in quegli anni così tetri, non avendo
tra l’altro nessuna certezza, che l’ annuncio
di una visione celeste coincidesse, veramente,
con la
fine repentina dell’epidemia, che è
storicamente
riportato cessò di colpo. E poi perchè
scegliere l’Arcangelo Michele e perché
proprio in quel gesto simbolico? Le
processioni si erano
tutte concluse in Santa Maria Maggiore,
avrebbe potuto,
se fosse stato un imbroglio, “far apparire”
Maria. Ma nella nomenclatura celeste Maria non
può
revocare, può intercedere. Gli Angeli e
Michele
in particolare che è combattente invece sono
messaggeri, da cui l’etimo, ed eseguono
ordini,
non possono intervenire, se non comandati. E
Uno solo
li comanda, Uno solo li può mandare. Quante
volte
ci siamo trovati ad invocare, seppur invano,
“manda
gli Angeli Signore, una schiera di Angeli a
porre rimedio
a riparare i torti e ricomporre le
ingiustizie?”
E poi perché proprio quel luogo, a quale
simbolo
rispondeva la mole Adriana? Adriano era stato
un grande
imperatore, scettico, però purtroppo
persecutore
dei cristiani, non era certo la mole un tempio
della
cristianità. E non lo divenne neanche dopo. La
verità è che probabilmente, qualcosa di
grandioso, di mistico e di miracoloso,
avvenne, veramente
e che da allora il mistero degli angeli si
esemplificò
in qualcosa di, terreno, di vivo, di
coinvolgente, come
se gli angeli fossero fra noi da allora e per
sempre.
Anche quelli che non si vedono, non ci sono,
ma che
ci stanno vicino soffrono e gioiscono con noi,
ma non
possono intervenire mai. Quelli che stanno nel
cielo
sopra Berlino con Wenders o a Los Angeles, ma
anche
sopra ogni città laddove si soffre e si muore
a testimoniare l’esistenza del Bene contro il
male che solo la libertà concessa all’Uomo
non fa cancellare. Come facciamo noi poveri
umani quando
rappresentiamo con l’amorevole presenza la
condivisione
della sofferenza. Sembra anche che da allora
si espresse
l’antropomorfismo angelico. Alcuni Angeli
troppo
sensibili ai destini dell’Uomo caddero e si
fecero
Uomini e stanno tra noi e sono quelli che ci
aiutano
quando non sembra possibile. Tennessee
Williams, se
non sbaglio, diceva, pensate un po’, che i
tassisti
i nostri tassisti sono angeli (da noi spesso
sono fatti
passare per diavoli n.d.r.) anche per la loro
funzione
di sicurezza a New York. Molti dicono Gandhi
fosse un
angelo; Papa Giovanni Paolo forse era un
angelo, ma
tanti oscuri personaggi che sono tra noi, sono
angeli;
tante volte qualcuno compare e ti aiuta, così
senza tornaconto, probabilmente era un angelo.
Pensate
quanto può commuovere la tragica condizione
umana.
Ma c’è stata una promessa come “angeli
nel cielo”! Le promesse si devono mantenere
sennò
tutto è senza speranza. Qualcuno a questo
punto
del racconto si chiederà cosa centra
l’Artigianato
e gli artigiani in tutto ciò, così ben
esposto e suggestivo ??? Lo andiamo a spiegare
rapidamente,
ricordando, che il nostro intento in questa
carrellata
di racconti è sempre quello di rappresentare,
dove c’è, ciò che è epico
su quello che è miserevole e quanto è
importante in ciò il ruolo, nel tempo, degli
artigiani. Tentare di rendere o di trovare il
gloriosamente
epico in ciò che è umano, sapendo che
inevitabilmente, ciò che è umano è
infine miserevole, è un po’ lo scopo della
vita dei giusti o di quelli che cercano di
esserlo.
Dunque da quel fatto miracoloso del 590 i
successori
di Gregorio cominciarono a celebrare i fasti e
le vestigia
nella maniera più bella, dando voce e luogo
agli
artisti che nel tempo erano comunque e sempre
in origine
e nell’animo artigiani. Ben sei Angeli, in
statua,
si sono succeduti, da allora, sullo spalto di
Castel
Sant’Angelo, tutti di fattura artigiana. Il
primo
di epoca Medievale in legno, resistette poco
alle intemperie,
il secondo fu distrutto nel 1379 da un assalto
ed anche
il terzo messo da Papa Borgia saltò in aria
forse
per un fulmine .
Un quarto in bronzo dorato, bellissimo, fu
fuso nel
1527 durante il sacco di Roma per farne
cannoni.
Il quinto da Papa Farnese commissionato a
Raffaello
di Montelupo, si può ancora ammirare (un po’
delude ndr) nel cortile dell’Angelo dentro il
Castello. Questo angelo fu messo a riposo da
Papa Lambertini,
perché rovinato dal tempo e dall’acqua.
Finalmente nel 1752 venne elevato trionfante e
rassicurante,
lo splendido bronzeo, angelo barocco (opera
del fiammingo
Pietro Verschaffelt) che da allora guarda la
Città
e l’umanità con sguardo malinconico e fermo.
Vale la pena di arrampicarsi per le ripide
scale del
Castello, per vedere da vicino questo
splendido angelo
e la visione mozza - fiato che lui ha
dell’Urbe,
laddove Puccini ambientò il tragico finale
della
Tosca. Ma non è tanto sul Maestro Fiammingo e
sul suo splendido Angelo che intendiamo
soffermarci
quanto su quelli che definiremo “i padri degli
Angeli”, quel gruppo di artigiani che nel
“seicento”
sotto la guida straordinaria e magica di Gian
Lorenzo
Bernini e su mandato di Papa Gregorio IX
riuscirono,
sul tema della Passione, a dare corpo sulle
spalle del
Ponte a una schiera di Angeli sì da formare la
più straordinaria via crucis del mondo . Di
modo
che, se passi da un capo all’altro del Ponte
seguendo
il percorso di Dante nel Giubileo del
“trecento”
a destra e sinistra, li vedi, così solenni e
ammonitori, androgini e disincantati, perduti
nella
rassegnazione degli eventi, vissuta
algidamente, apparentemente,
senza commozione, ma con la sicurezza ironica
di chi
tanto sa come va a finire. Del resto non ci
può
essere commozione negli Angeli, pare che pur
potendo
certo comprendere i sentimenti umani, non
possano partecipare,
anche perché una goccia di lacrima di Angelo
guarisce qualsiasi male ed è vietato piangere
per gli umani, sennò si cade. Ma quando può
piangere un Angelo??!! Forse, solo quando vede
la nobiltà
disinteressata e sacrificale del gesto. Il
riscatto,
la rinuncia, il sacrificio, l’abnegazione, ciò
che rende gli umani vicino al divino fa
piangere gli
angeli. Dunque, Bernini lasciò per sé
la fattura magistrale dell’Angelo con il
cartiglio
e dell’Angelo con la corona di spine. Le
statue
che sono sul Ponte, però sono due copie,
perché
gli splendidi originali per evitare che si
rovinassero,
sono conservati, ma visibilissimi, nella
chiesa di Sant’Andrea
delle Fratte vicino a Piazza di Spagna, la
dove c’era
la casa del Maestro. (Vale la pena
assolutamente di
andarli a vedere). Di Bernini grande Maestro,
napoletano,
famoso interprete del “Barocco” vale la
pena di aggiungere poco, del tanto che si sa,
se non
che avesse una straordinaria bottega artigiana
pervenuta
ad altissima arte, con moltissimi allievi,
collaboratori,
a cominciare dai seguaci e dai figli . Una
sera del
68 il Cavaliere Bernini, avrebbe chiamato nel
suo studio
dopo averli prescelti su incarico del Papa i
“Padri
degli Angeli”, organizzando un summit,
proponendo
il progetto e la strategia .Possiamo solo
immaginare
la scena. Ognuno doveva avere un tema della
Passione
e lo doveva studiare, lo doveva percepire
eticamente
per poi renderlo esteticamente attingendo ai
volti del
popolo e al senso della divinità.
Sembra che piovesse quella sera , ma che nella
sala
ci fosse una ispirata atmosfera.
Il team era così composto: Antonio Giorgetti,
romano, il più giovane cui fu affidato
l’angelo
della spugna, Domenico Guidi di Carrara che
doveva creare
l’angelo con la lancia, Giulio Cartari (strana
omeopatia) doveva copiare l’Angelo con il
Cartiglio;
l’angelo con i flagelli fu dato a Lazzaro
Morelli
fiorentino. C’era Pietro Paolo Naldini romano,
che doveva fare l’angelo con la corona di
spine
e quello con la veste e con i dadi. A Ercole
Ferrata
di Pelvio Intelli toccò l’angelo con la
Croce, mentre Girolamo Lucenti avrebbe fatto
l’angelo
con i chiodi. All’aretino Cosimo Fancelli
toccò
in sorte l’Angelo con il sudario infine al
grande,
Ercole Antonio Raggi, svizzero, l’angelo con
la
colonna.
Il Cavaliere continuava a parlare incitando,
tutti al
massimo spiegando che su incarico liturgico
aveva avuto
in dote i temi della passio: “Sono pronto a
subire
i flagelli”; “nel mio doloroso affanno mentre
viene confitta la spina”; “tirarono a sorte
la mia veste”; “il Signore regnò
nel regno della Croce”; il regno sulle sue
spalle;”
feristi il mio cuore” ; “osservino in me
chi abbiano inchiodato”; “guarda l’effige
del tuo Signore”; “il mio trono è
nella mia colonna”.
Maestro Gian Lorenzo avrebbe ammonìto: quante
volte subiamo flagelli tutti i flagelli che
colpiscono
noi umani e quello che sembra una corona è
solo
una spina? Quanto della nostra vita è
sottoposta
al caso come ad un tiro di dadi e altri
scommettono
sulla nostra sorte? E appena siamo sconfitti,
chi si
litiga vile come un macabro trofeo la nostra
veste?
Solo dal sacrificio c’è trionfo se prendiamo
il peso sulle spalle, delle nostre colpe.
Quanti guardano
il volto sofferente e sconfitto in quella
colonna? La
voce si sarebbe fatta roca e spezzata. Dove
sono gli
angeli i nostri angeli mentre avviene di
doloroso tutto
questo?! Solo un’Arte Suprema può rendere
l’aspetto degli angeli. Dovete immaginarli,
dovete
vederli, dovete crederli. La differenza tra la
prassi
e la teoresi tra la ragione e l’intelletto.
Sono
indifferenti o partecipi, sono soli o ubiqui
hanno tratti
femminei o virili, sanno amare, eterei come
sono, o
sono immuni di passione? Ma se piangono e se
per parlare
tra loro cantano un suono per noi silente,
come possono
essere? E le ali, non possiamo averne un
concetto troppo
terreno, magari sono sembianti, fatte di luce.
Attenti
a scivolare sul profano, il Papa non ce lo
perdonerebbe.
Sta di fatto che ognuno si sarebbe sentito
dopo quelle
parole, nobilmente motivato e partecipe di un
opera
grandiosa, di un compito creativo appagante e
mistico
oltrechè artistico scegliendo la teoresi su
l’intelletto.
Cominciava una nuova straordinaria avventura
dove l’artigianato
è arte , dove l’impegno creativo comune
all’artigiano e all’artista si sublima e
si esalta e dicotomicamente da il via alla
distinzione
semantica. Sembra, così si tramanda oralmente,
che avesse smesso di piovere quando la
assemblea si
sciolse e che fosse notte, uscendo dal portone
di via
della Mercede, Naldini, Giorgetti e Fancelli
sentissero
indistintamente un battito di ali: sembra che
Giorgetti
avesse una mano ferita da uno scalpello, sentì
una goccia cadere sul palmo quasi alle dita,
guardò
in cielo era tutto stellato e più non ci
pensò.
Arrivato in fondo a via Giulia si accorse che
la mano
era guarita. Pensò alla spugna dell’Angelo
e di Lui vide chiaramente, dentro di se il
volto, e
fu padre di un Angelo. Per sempre.
Giacomo Basso
Musica: New Trolls - Concerto Grosso - Cadenza Andante con moto
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