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BASSO NO A TECNICISMI UNILATERALI BANCHE-IMPRESA
MA POLITICA CREDITIZIA E VERA E PROPRIA “EMPATIA”
DELL’OPERATORE BANCARIO VERSO L’IMPRENDITORE
La situazione di perdurante negatività dei mercati
finanziari e la conseguente e generalizzata crisi economica
stanno, ormai, incidendo in maniera sempre più
grave sulla situazione dell’artigianato e delle
piccole e medie imprese.
La negatività dell’attuale quadro economico
generale si è, infatti, cumulata all’entrata
in vigore delle regole di Basilea 2 determinando un
effetto moltiplicatore delle difficoltà che già,
di per sé, si prospettavano – per il mondo
dell’artigianato e delle microimprese –
a causa della stretta creditizia operata dalle Banche
Italiane in applicazione dei criteri valutativi imposti
da Basilea 2.
A fronte di tali aspetti emergenziali è naturale
la preoccupazione di chi – in sede sindacale rappresenta
tali imprese – di rivendicare con fermezza la
necessità che il rapporto tra le stesse e le
Banche cessi di essere impostato sulla base di soli
aspetti legati alla tecnica bancaria per essere, finalmente,
improntato e sviluppato sulla base di un programma di
vera e propria “Politica Creditizia”. Anzi
ancora meglio con un atteggiamento di vera e propria
“empatia” sul territorio con le modulazioni
necessarie tra banca e impresa.
Per decenni il “confronto” tra Banche e
Imprese è stato incentrato su “tecnicismi
unilaterali”: predisposti, ossia, dal contraente
più forte (le Banche) con un’unica finalità
di carattere esclusivamente commerciale sorretta da
una rigida logica di mercato.
Quella, ossia, di diversificare i prodotti creditizi
e finanziari per diversificare – nella migliore
delle ipotesi – le occasioni di utile a favore
della fabbrica o – nella peggiore – per
aumentare il margine degli stessi a carico del cliente.
Una logica economico – aziendale fondata su criteri
di liberismo economico attualmente non più perseguibile!
O, quantomeno, non più perseguibile da sola e
senza essere complementarizzata e integrata con logiche
di politica creditizia che tengano conto della necessità
di contemperare la presenza e l’operatività
sul mercato delle Banche con le esigenze, le necessità,
le caratteristiche e, soprattutto, il ruolo che i singoli
utenti – nella fattispecie, il mondo delle imprese
artigiane e microimprese – hanno nel tessuto sociale,
economico (e perché no, anche culturale) di quel
contesto ordinamentale in cui le Banche sono inserite
e da cui dovrebbero anche essere regolate.
Diversi possono essere i profili attraverso cui una
siffatta politica creditizia può essere sviluppata.
Ma tutti devono necessariamente partire da un dato di
fatto univocamente riconosciuto e confermato ufficialmente
anche dalla denuncia della BCE: il Sistema Creditizio
Italiano sta, ormai, attuando – in termini assoluti
- una drastica riduzione della erogazione del credito,
nei confronti delle Imprese Artigiane e delle microimprese,
spingendo gli affidamenti verso le classi di minor rischio.
Ne consegue che più una Azienda si trova in difficoltà
finanziaria e più diventa complicato e costoso,
se non impossibile, l’accesso al credito.
Questi, in sostanza, sono gli effetti prociclici di
Basilea 2, che per le Imprese geneticamente poco strutturate
e patrimonializzate, quali le Imprese Artigiane e, più
in generale, le microimprese vuol dire – nel presente
quadro congiunturale e, specialmente, in questa particolare
fase della crisi economica – la chiusura di ogni
accesso al credito e la condanna definitiva.
Partiamo, dunque, da un primo aspetto attuativo di quella
che può essere articolata come una vera e propria
proposta politica evidenziando come prioritaria la necessità
di prendere in considerazione da parte del mondo bancario,
forme consistenti di moratoria e postergazione delle
rate di interessi sui finanziamenti in essere o sui
nuovi finanziamenti, nelle richieste di rientro delle
esposizioni.
Dei “passaggi ponte” che consentano ai piccoli
imprenditori di superare il periodo di crisi attuale
per, poi, riprendere il rapporto finanziario con l’Istituto
Bancario usufruendo, ai fini del ritorno alla normalità,
i tempi di franchigia così concessi.
Si tratterebbe di un segnale forte e fortemente atteso:
l’inizio di una fase di passaggio dall’attenzione
commerciale verso le Imprese, alla considerazione sociale
verso l’Imprenditore in grado di veicolare verso
il mondo dell’artigianato un messaggio decisamente
nuovo nel rapporto con il mondo creditizio.
Una fase che non può essere disgiunta dalla disponibilità
ad una contrazione o, nei casi più gravi, ad
una sospensione temporanea, dei margini di utile bancario
nelle operazioni creditizie concernenti le difficoltà
maggiori per le microimprese che si registrano: sulla
liquidità aziendale e per operazioni a breve
termine; per il credito d’esercizio in generale;
e per i consolidamenti delle esposizioni.
Un secondo aspetto e, quindi, una seconda richiesta,
riguarda direttamente il ruolo delle Confederazioni
e del Sistema dei Confidi, in relazione al concetto
di Impresa “meritevole di credito”.
Comprendiamo, infatti, fino in fondo le logiche ed i
presupposti che hanno condotto, in sede comunitaria,
all’approvazione delle Regole di Basilea 2, ma
chiediamo con pari fermezza che venga, altresì,
con altrettanta compiutezza compreso che il Governo
non può rimanere inerte di fronte alla palese
irricevibilità delle nuove norme in questione
da parte delle microimprese italiane.
La logica di Basilea 2 è stata, infatti, quella
della interlocuzione nei confronti delle Imprese di
media e grande dimensione presenti, nel resto del contesto
Europeo: ma, certamente, erano potenzialmente e stanno
risultando in concreto inapplicabili al tessuto di microimprese
operanti in Italia.
La richiesta di moratoria, dunque, si estende ancora
ed anche all’applicazione dei criteri valutativi
orientati da Basilea 2 per aprire un periodo di sinergia
valutativa da parte delle Banche con le strutture e
le articolazioni territoriali delle Confederazioni e
dei Confidi che possa portare a condividere con chi
questo mondo ben conosce il richiamato concetto di impresa
“meritevole di credito”.
Viviamo un momento di emergenza ed i Governi, da sempre,
fanno fronte all’emergenza con provvedimenti di
sospensione e postergazione nell’applicazione
delle regole vigenti nei periodi di normalità.
Il Sistema del Credito è fortemente aiutato dallo
Stato al punto di esprimerne la forza sinergica di un
medesimo contesto ordinamentale.
Non può, dunque, tale sistema esimersi da applicare
gli stessi criteri emergenziali di sospensione delle
regole e moratoria nella loro applicazione anche, e
con specifico riferimento, ai principi privatistici,
contrattuali e di mercato che sovraintendono ai rapporti
con chi, come le microimprese, nell’attuale crisi
sta pagando il prezzo più alto.
E ciò nella considerazione anche dell’importanza
primaria che il tessuto delle microimprese e, specificamente,
delle imprese artigiane, rappresentando oltre il 90%
delle imprese, ha nell’economia italiana.
In quest’ottica di avvio di una seria politica
creditizia, la parte prioritaria che il Governo potrà
svolgere è, indubbiamente, riservata ai Confidi.
Ed al riguardo è da rilevare che non si possono,
da parte del Governo, indicare i Confidi come una delle
soluzioni principali agli attuali problemi creditizi
per poi non dare agli stessi e, segnatamente, al Fondo
di Garanzia, risorse adeguate; così come è
ancora da rilevare che nel Decreto del Governo è
prevista la ponderazione zero, cioè la garanzia
di ultima istanza da parte dello Stato, ma di questa
norma manca ancora l’operatività mentre,
invece, sarebbe fondamentale vararla.
E sempre per quanto riguarda il problema delle garanzie
di natura pubblica conseguenti a Basilea 2, rileviamo
come anche il territorio e gli Enti locali non possono
essere esenti dal contribuire, alla soluzione del problema.
Sono idee, quelle espresse, in grado di portare allo
sviluppo di una maggior fiducia verso il mondo bancario.
Fondamentale: poiché uno dei problemi più
grandi di questo periodo, che contribuisce anch’esso
a pesare sull’accesso al credito, è proprio
la difficoltà del rapporto fiduciario con le
Banche, che colpisce in nuce la prospettiva del piccolo
imprenditore di avere, nei confronti del sistema bancario,
un alleato e non una controparte di mercato.
Su questi termini ed in queste prospettive, concludo
con l’auspicio che il Convegno organizzato in
modo così strutturato e complesso da UniCredit
possa servire da volano per l’effettivo avvio
di un dialogo costante, attento e dinamico con i territori,
con gli imprenditori e con il mondo associativo in grado
di fornire alle microimprese quella iniezione di coraggio
e di ottimismo di cui, attualmente, hanno primario bisogno.
Giacomo Basso
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