| NAPOLI
60
Per il momento, unanimemente,
abbiamo deciso di non festeggiare con una manifestazione
pubblica il cinquantennale di CASARTIGIANI che scadeva,
come tutti sanno, il 28 dicembre 2008. La nostra scelta
è dovuta in primis alla crisi che attanaglia
la nostra economia e le nostre imprese, che non avrebbero
potuto comprendere stanti, le loro difficoltà,
come una organizzazione come la nostra che ha sempre
fatto da 25 anni a questa parte della sana amministrazione
e dei bilanci modesti ma equilibrati il suo vanto, potesse
spendere diverse centinaia di migliaia di euro per un
raduno che si esaurisce in una mattinata , che è
utile alla visibilità ma non alla soluzione dei
problemi, che, viceversa mai come in questo momento
si dibattono in tutte le sedi e in tutti i contesti
grazie anche all’attivismo del Governo.
Altrimenti abbiamo voluto utilizzare le risorse, che
questo nostro straordinario modo di gestire ci ha in
questo precipuo momento offerto, per aiutare le associazioni,
bisognose, che ce ne hanno fatto richiesta e questo
ci è parso tutto sommato un eccezionale modo
di festeggiare i cinquantanni di questa nostra splendida
creazione che è CASARTIGIANI, oltretutto in linea
filosofica con il suo operandi federale.
Non è detto, però, che migliorando un
poco la situazione e ottimizzando in qualche maniera
il tutto e assicurate quelle Presenze per noi gratificanti
(Berlusconi), non si riveda la posizione. Naturalmente,
anche le nostre più importanti e radicate realtà
associative vedono arrivare importanti ricorrenze di
costituzione. Alcune con un sobrio brindisi hanno festeggiato,
altre i cui operatori sono più inclini ai ludi
e ai fasti delle vestigia desiderano dare risalto ed
evidenziarsi, sempre con rispetto, com’è
costume artigiano.
L’associazione di Napoli che ci sta tanto a cuore
pur con la soluzione di continuità che tutti
conosciamo dovuta alla scomparsa di Giovanni Luongo
nell’88, va a compiere i sessanta anni di storia.
Qualcuno si chiederà perchè 60 se CASARTIGIANI
ne ha compiuti cinquanta?! E’ presto spiegato,
nel 49 la nostra associazione aderì alla CLAAI
ma poi se ne staccò e fu una delle maggiori fautrici
di creare C.A.S.A. la Confederazione Artigiana Sindacati
Autonomi.
Ovviamente a capo di tutto con una forza di rimettersi
in gioco e con uno straordinario senso della innovazione,
Lui, Giovanni Luongo, il più generoso, sobrio,
riservato e disinteressato dirigente artigiano di sempre
e forse per sempre.
Napoli era ancora in gran parte un ammasso di rovine,
l’emblema delle quali il Monastero di Santa Chiara
di fronte al Gesù, che Lui amava tanto, Don Giovanni,
con un ineguagliabile portamento e una valigetta piena
di umanità la “respirava” fino ad
appropriarsene, con quel sentimento pascaliano di quelle
ragioni del cuore che la ragione stessa non conosce.
Luciano era nato da poco e Lui si sentiva giovane a
dispetto dei suoi quarantasei anni, che poteva essere
contento di aver vissuto intensamente e difficoltosamente,
reduce, come tutti, di quella grande tragedia della
guerra che in quella Napoli “milionaria”
era stata ancora più aggressiva e devastante.
Con Lui e altri come il Suo amico Don Peppino Guarino
a Palermo, cominciava quella straordinaria avventura
del pionierismo artigiano che ha fatto grande la nostra
imprenditoria
Non so cosa vorrà fare Luciano per commemorare,
forse faremo qualcosa insieme, ma la cosa più
importante per celebrare è sempre il Suo insegnamento,
quello di Giovanni Luongo. Per ricordare Lui è
necessario prima saper fare i sacrifici e poi richiederli,
prima provare il niente e poi essere qualcosa, anzi
non sentirsi mai qualcosa o qualcuno. Prima avere la
generosità e l’umiltà poi l’ambizione,
anzi mai l’ambizione ma la consapevolezza dei
limiti. Saper parlare agli umili, anzi essere umile
tra gli umili, mai venale, mai presuntuoso. Non amava
parlare in pubblico, la foto che riportiamo è
una delle poche che lo ritraggono in posa oratoria.
Una straordinaria riservatezza, che non era timore ma
rispetto, anche perché in maniera poco partenopea
era lusinghiero con tutti e non irridente, ma non dissimulava
le antipatie e sapeva distinguere il valore. Personaggio
crepuscolare non decadente.
Scriveva, ma solo una fitta corrispondenza con i potenti
che spesso rispondevano forse anche colpiti dall’ingenuità
della veracità, per impetrare, supplicare, ammonire
sempre e solo per gli altri ma non era uno scrittore
non aveva questa pessimistica quasi drammatica vanità,
per quanto possibilmente apprezzata o tollerata per
quanto compresa, che è nostra , perché
Egli sapeva che pochi intendevano e pur se intendevano
non rammentavano. Su tutto uno straordinario disinteresse,
una meravigliosa onestà, una straziante introvabile
generosità. Usava spesso la litote per definire,
per evidenziare, era una litote non retorica ma innocente
Egli stesso per rispettare gli altri, con un sostrato
di struggente ma pedagogica ironia.
A settantacinque anni viveva in affitto e non aveva
ancora una pensione e non l’aveva mai richiesta
- sic – fu chi scrive a insistere perché
facesse le procedure per ottenere quello che gli spettava;
sapeva che la sua cristallinità esigeva naturalmente
per contrasto pensieri speculativi ma si disinteressava
elegantemente anche di quello. Non ha fatto in tempo
a vedere CASARTIGIANI ed ad esserne orgoglioso. Lui
sapeva comunicare trasmettere e far sentire l’elogio
era troppo sicuro di se e onesto avrebbe apprezzato.
A ottantacinque cominciò star male e napoletanamente
cercava lo “iettatore” che aveva indirizzato
i suoi strali, anche gli ultimi pensieri furono per
gli altri, ma non per se. Era fine dicembre e mentre
partiva verso l’ignoto Don Giovanni cercava la
vita. Dicono che quando si muore si rivedono in un simultaneo
flash-back tutti gli avvenimenti della nostra esistenza.
Il Commendatore vide i tanti volti amati, i raduni illusori,
le rovine e le rinascite, il tanto bene fatto e quello
non riconosciuto,un ultimo riflesso come nello specchio
della vita , il volto di galantuomo, quello di se.
Festeggiamo tutti per prima cosa essendo il più
possibile come Lui. Affinché il tutto non sia
vano.
G.B.
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