ESAME DOCUMENTI DI BILANCIO PER IL PERIODO 2005-2007

Nel merito delle principali misure contenute nel disegno di Legge Finanziaria 2005, CASARTIGIANI ha espresso le seguenti proposte ed osservazioni:

Disposizioni in materia fiscale
Pianificazione fiscale concordata - Va ricordato che sia l’art. 3 della legge n. 80/2003 (concernente la delega al governo per la riforma del sistema fiscale statale) sia l’art. 6 della Legge Finanziaria 2003 prevedono l’introduzione dell’istituto del concordato triennale preventivo.
In particolare, nell’art. 6 della Legge Finanziaria 2003 è stabilito un importante principio e cioè che “gli eventuali maggiori imponibili non sono soggetti ad imposta” e, per converso, l’imposta “non è ridotta per gli imponibili eventualmente minori”.
In definitiva, la finalità delle norme sul concordato preventivo è quello di determinare un punto d’incontro tra le esigenze del fisco (certezza di gettito rinveniente dalla tassazione di ben individuate categorie di contribuenti, liberazione di risorse umane da dedicare all’attività di accertamento su altri fronti) e quelle del contribuente (certezza del livello di tassazione; definitività del rapporto tributario evitando qualsiasi futuro accertamento fiscale)
Alla luce di quanto sopra:

  • suscita perplessità la decisione di introdurre un nuovo istituto (la pianificazione fiscale concordata) - che sembra rispondere, così come attualmente delineato, ad una logica di “concordato di massa”, anche se con alcuni correttivi miranti a “personalizzare” l’accordo – piuttosto che dare pratica attuazione alle norme già previste in materia di concordato che prevedono uno specifico accordo del singolo contribuente con l’Amministrazione Finanziaria; e ciò anche in considerazione del fatto che occorre procedere sulla strada del completamento della riforma fiscale prevista dalla legge delega che, diversamente, rischia di restare un “opera incompiuta”.
  • In ogni caso non appare giustificabile la previsione in base alla quale l’amministrazione finanziaria - in caso di mancato rispetto della pianificazione - procede ad accertamento parziale ovvero ad accertamento con adesione, con i conseguenti aspetti di carattere sanzionatorio in capo al contribuente.
    La pianificazione,infatti,a causa della sua lunga durata (tre anni), non può che prevedere unicamente l’obbligo di corrispondere l’imposta correlata al reddito pianificato, fatta salva la possibilità di fuoriuscita dall’obbligo per cause ben precise e di carattere straordinario (es: malattia, incendio, ecc.).

CASARTIGIANI auspica, quindi, che vengano apportate le opportune modifiche miranti ad eliminare gli aspetti sanzionatori connessi al mancato raggiungimento del livello di reddito pianificato e prevedendo unicamente l’obbligo di corrispondere l’imposta sul reddito pianificato.

Studi di settore
Aggiornamento annuale
E’ opportuno ricordare che gli studi di settore sono stati istituiti per individuare le caratteristiche produttive delle aziende,tenendo conto della realtà territoriale nella quale operano, e definire quindi,ai fini fiscali, un congruo volume di ricavi delle aziende stesse.
Il processo di costruzione dei singoli studi è quindi lungo e complesso,ma comunque strettamente legato alla realtà “vissuta”delle imprese.
Suscita quindi non poche perplessità e timori la previsione di un aggiornamento annuale degli studi sulla base di indici ISTAT poiché si intravede il rischio di un incremento annuale “forfetario” degli studi, svincolato quindi dai procedimenti di calcolo e dalle finalità degli stessi studi.
Limiti all’accertamento
L’eliminazione dei limiti all’accertamento basati sugli studi per i contribuenti in contabilità ordinaria in primo luogo svilisce la funzione primaria delle scritture contabili – che, non va dimenticato, è quella di costituire la base per l’effettuazione della verifica da parte dell’Amministrazione Finanziaria – e, in secondo luogo, vanifica gli sforzi di quelle imprese che sopportano maggiori oneri amministrativi in cambio di una maggiore “tranquillità” fiscale.
Si auspica quindi che la disposizione in esame possa essere rivista nel senso di mantenere la funzione di “garanzia”della contabilità ordinaria.


Nuovi adempimenti IVA

Elenchi clienti e fornitori
Come noto, l’obbligo di compilazione ed invio degli elenchi clienti e fornitori fu abrogato dall’art.6 del D.L.10.6.94 n. 357, recante la intestazione “soppressione di adempimenti superfui”.
La stessa intitolazione dell’articolo in esame mostrava una chiara volontà del legislatore – peraltro attuata anche negli anni successivi - di eliminare gli adempimenti che, nella pratica, non apportavano un significativo vantaggio all’attività di accertamento dell’Amministrazione Finanziaria ed alla emersione di materia imponibile.
Alla luce di quanto sopra,suscita quindi forte perplessità la reintroduzione,a dieci anni di distanza, dell’adempimento in esame che, se definitivamente approvata, appesantirà senz’altro la gestione amministrativa delle piccole imprese senza apparenti benefici per l’erario.
Comunicazione all’Agenzia delle Entrate delle dichiarazioni d’intento
Si introduce nuovamente l’obbligo di comunicazione che era stato già introdotto lo scorso anno dall’art. 36 del D.L.269 e poi successivamente abrogato.
Tale circostanza non può che suscitare ulteriore perplessità – come nel caso sopra visto degli elenchi clienti e fornitori - poiché anche in questo caso si delinea una diminuzione del clima di fiducia tra fisco e contribuenti e l’allontanamento dalla strada della semplificazione.
E’ da ritenere pertanto che tali adempimenti possano essere aboliti senza alcuna conseguenza per l’erario che deve invece sempre più indirizzare la sua azione di controllo sugli aspetti sostanziali dell’attività del contribuente e non su quelli formali.
Disposizioni penali in materia di ritenute - La reintroduzione delle sanzioni penali per il mancato versamento delle ritenute, ancorché al di sopra della soglia di 50.000 euro, è da valutare con grande cautela.
La legittimità delle pretese dell’erario è ovviamente fuori discussione ma non va comunque sottovalutata la circostanza che,in molti casi, la mancata effettuazione di tale adempimento può essere collegata ad un momentaneo stato di crisi dell’impresa e non alla precisa volontà dell’imprenditore di frodare il fisco.
Le considerazioni sullo stato di crisi dell’impresa sono peraltro oggetto di un approfondito dibattito che attualmente coinvolge anche altre sfere del diritto come quella fallimentare; tale dibattito mette in luce le difficoltà nelle quali si trovano ad operare soprattutto le piccole imprese ed evidenzia sempre più la necessità di introdurre norme che non “colpevolizzino” per principio l’imprenditore,ma favoriscano il risanamento finanziario dell’impresa.
La (re)introduzione delle disposizioni penali non appare in linea con la tendenza sopra delineata; è da ritenere quindi che la norma in esame necessiti di una più meditata analisi che sia peraltro inserita nel più generale dibattito sui rimedi miranti a risolvere lo stato di crisi dell’impresa.
Nell’ambito di tale analisi, dovrebbero comunque essere previsti ulteriori correttivi miranti a premiare il contribuente che - anche se in ritardo ed oltre il termine della dichiarazione - cerchi comunque di mettersi in regola.
E’ quindi opportuno ,alla luce di quanto sopra, che la norma venga stralciata dalla Legge Finanziaria.

Disposizioni in materia di spesa
Il principio della imposizione di politiche più attente alla eliminazione degli sprechi e delle spese inutili trova in linea generale il consenso di CASARTIGIANI.
Tuttavia si ritiene che aver ricompreso entro il tetto di incremento del 2% alcuni capitoli di spesa come la sanità possa ripercuotersi con gravi conseguenze soprattutto sulle fasce più disagiate e deboli della popolazione.
Il rischio è che la stretta sul versante della spesa sanitaria possa aggravare ulteriormente il bilancio degli enti locali e quindi tradursi in ulteriori tagli su capitoli non del tutto superflui, come ad esempio quelli di carattere sociale, oppure nell’aumento del prelievo locale.
Tale ultima eventualità, che riteniamo purtroppo piuttosto realistica, è sostenuta inoltre dal patto di stabilità interno che autorizza Regioni Comuni ed Enti locali ad eccedere detto limite per investimenti ed a patto che vengano aumentate corrispondentemente aliquote e tariffe della fiscalità locale.
Inoltre riteniamo che fare riferimento all’anno precedente per la determinazione dell’ammontare di spesa al quale applicare il limite del 2% non costituisca in assoluto un criterio corretto. In tale modo si penalizzano gli enti locali che sono stati più “oculati” nella spesa, costringendoli a mantenere lo stesso livello, mentre viene consentito a quelli che sono stati meno attenti nella precedente gestione di continuare a dissipare risorse.

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Il disegno di legge finanziaria 2005 non affronta i temi più importanti necessari per rilanciare la produttività e la competitività del Paese.
La riduzione della pressione fiscale che grava sulle piccole imprese, il riordino degli incentivi sono tematiche che, al di là dello strumento legislativo utilizzato, vanno in ogni caso affrontate e definite al più presto.
Allo stato attuale desta preoccupazione certamente la questione delle risorse che sono necessarie per effettuare la riduzione del carico fiscale tema, questo, sul quale CASARTIGIANI auspica non si finisca per penalizzare le microimprese, in particolare quelle del Mezzogiorno dove maggiori sono le difficoltà economiche, ed il lavoro autonomo.
Data l’estrema importanza dei temi indicati, riportiamo di seguito alcune riflessioni di carattere generale che la Confederazione rivolge alle Commissioni in attesa che vengano attivati i tavoli tecnici anticipati dal Governo.


RIFORME PER LA COMPETITIVITA’
Rapido avvio della previdenza complementare - Appare opportuno, nella fase di emanazione dei decreti delegati, rafforzare l’esigenza del confronto Governo Parti sociali.
Inoltre riteniamo utile sottolineare che la individuazione delle necessarie misure di compensazione per le PMI, in termini di facilitazioni nell’accesso al credito e di riduzione del costo del lavoro, debbano essere intese in senso “propedeutico” al conferimento del TFR alla previdenza integrativa da parte delle imprese.
Semplificazione amministrativa – E’ necessario accelerare le procedure per migliorare e semplificare la regolamentazione e gli oneri burocratici che ricadono oggi sulle piccole imprese e che si rilevano particolarmente gravosi soprattutto nell’artigianato e nel lavoro autonomo.
Riteniamo sia stato un grave errore stralciare dal Disegno di Legge di Semplificazione per il 2005 il modello organizzativo dell’agenzia per le imprese soluzione che auspichiamo possa essere presto recuperata anche come stimolo alla ripresa del processo di riforma della Pubblica Amministrazione che pare fortemente contrastato soprattutto al livello locale (vedi esperienza sportelli unici) dalla propensione delle Amministrazioni a difendere le proprie competenze.


POLITICHE PER LO SVILUPPO E GLI INCENTIVI

Sistema degli Incentivi – Pur condividendo la necessità di procedere a razionalizzare il sistema degli incentivi per evitare dispersione di risorse ed inutili sovrapposizioni degli interventi, riteniamo che la soluzione del taglio drastico debba essere evitata soprattutto per le regioni del Mezzogiorno.
Il passaggio ad un sistema di incentivazione in conto interessi deve avvenire in modo graduale tenendo conto in ogni caso che:

  • occorre garantire l’erogazione degli incentivi previsti per tutti gli investimenti in corso e per tutti i progetti che sono stati accolti. Diversamente una improvvisa sospensione degli aiuti, soprattutto nelle aree meno sviluppate del Paese, rischierebbe di compromettere gli investimenti in corso ma soprattutto di diffondere un pericoloso clima di sfiducia fra gli operatori.
  • il sistema di incentivazione in conto interessi penalizza maggiormente le micro imprese.E’ necessario quindi studiare soluzioni che possano valorizzare il ruolo svolto dai consorzi fidi, strumento fondamentale per l’accesso ai finanziamenti delle imprese artigiane.

RIDUZIONE DELLA PRESSIONE FISCALE
La posizione espressa dal governo con riferimento alla riduzione della pressione fiscale – ulteriore passo verso la definitiva attuazione della Legge delega in materia fiscale - dovrà trovare concreta attuazione mediante:

  • la riduzione delle aliquote dell’imposta sul reddito delle persone fisiche .
    Tale riduzione – fermo restando l’obiettivo entro la fine della legislatura di ridurre a due le aliquote (al 23% ed al 33%, per i redditi al di sopra di euro 100.000) - potrà anche essere effettuata con gradualità, ma in ogni caso occorrerà prestare particolare attenzione:
    • ai ceti medi che si trovano in particolare difficoltà a causa della presente fase di congiuntura economica.
    • alla progressività dell’imposizione, salvaguardando in particolare – attraverso il sistema delle deduzioni – sia le famiglie monoreddito con figli sia gli anziani
  • l’introduzione,soprattutto con riferimento alle imprese al di sotto di determinati limiti dimensionali, di un meccanismo di forfetizzazione di costi e spese aventi attualmente limitata deducibilità fiscale.
    La riduzione dell’IRAP - Tale riduzione potrà attuarsi attraverso l’aumento delle deduzioni forfetarie attualmente previste in relazione ai dipendenti ed al volume di affari dell’impresa.
    Particolare attenzione dovrà poi essere posta alle imprese che iniziano l’attività ed a quelle al di sotto di determinati limiti dimensionali, per le quali potrà essere già da subito prevista la totale esenzione dall’imposta.
    Tale ultima previsione (esenzione per imprese al di sotto di determinati limiti dimensionali) appare peraltro in linea con la risoluzione votata all’unanimità in data 6 ottobre 2004 dalla Commissione Finanze della Camera, con il consenso del sottosegretario all’Economia On. Daniele Molgora.
    La risoluzione impegna infatti il Governo ad adottare iniziative per delimitare in sede normativa “i presupposti dimensionali dell’autonomia organizzativa dei professionisti, degli artigiani e dei piccoli imprenditori” in base ai quali determinare la soggezione o meno al tributo.
    La fiscalità differenziata per il Mezzogiorno - Il tema della fiscalità differenziata per il Mezzogiorno dovrà essere più dettagliatamente sviluppato dal Governo. Pur nel rispetto dei vincoli imposti dall’Unione Europea, l’incentivo per la ripresa e per la competitività delle imprese operanti nel Mezzogiorno dovrà passare anche attraverso la leva fiscale.
    In particolare, potrebbe essere previsto un sistema transitorio di tassazione differenziata delle imprese, con particolare riferimento a quelle al di sotto di determinati limiti dimensionali .