Il Presidente di CASARTIGIANI illustra le priorità per sostenere il settore, dal decreto sullo sviluppo all’eliminazione dell’Irap
IL SENSO DELL’ITALIA PER L’ARTIGIANATO
Giacomo Basso: “Le piccole e medie imprese sono l’anima del Paese e devono tornare competitive”
[Il Tempo 25/05/2005]

CASARTIGIANI , (così come del resto le consorelle Confartigianato e CNA) , nonostante il momento non facile certificato dal calo delle imprese secondo gli ultimi dati UNIONCAMERE, ha visto crescere il numero degli iscritti alle associazioni aderenti confermando, così, direttamente l’indagine socio statistica, che, recentemente, ha indicato le organizzazioni di rappresentanza professionale e imprenditoriale in cima alla considerazione e alla fiducia degli italiani.
Questa crescita di iscritti, economicamente e sociologicamente può essere letta in maniera bivalente, da un lato, se si pensa alla lunga crisi degli anni ’70 e si ricorda che l’artigianato “resse” l’economia del Paese attraverso la nascita di una miriade di aziende, frutto di specializzazioni derivanti dalla conversione dalla grande industria o anche dal “make down” di questa, ma anche dall’inventiva e dall’ingegnosità, valuteremmo di star vivendo una fase analoga , in cui però giocano un ruolo importante le organizzazioni di rappresentanza, in termini di servizi e assistenza, dall’altro lato, quello rappresentativo questo dato potrebbe essere frutto di un aspetto oggettivo di una mancata politica a favore dell’impresa e quindi nella ricerca di una più forte tutela sindacale.
CASARTIGIANI è una Confederazione autonoma, l’autonomia è un nostro cardine statutario non a caso siamo, Confederazione Autonoma Sindacati Artigiani, e siamo sempre stati convinti che una organizzazione di rappresentanza sindacale o imprenditoriale debba rimanere imparziale rispetto alla politica. Si tratta di una parziale utopia, perché il mondo sindacale è sempre stato un mondo ispirativamente parapolitico e poi non è possibile non avere le proprie idee sulla polis e sulla societas. Ma noi abbiamo sempre predicato quello che abbiamo razzolato nonostante, alcune richieste, datate e non, ce ne siamo guardati bene dal candidarsi o prendere incarichi politici e abbiamo preteso incompatibilità statutarie, perché convinti, che se si vuole fare bene la rappresentanza di una categoria, si deve essere rispettati per l’assenza di personali ambizioni politiche e rispettare tutti e pur avendo le proprie idee che, del resto, non abbiamo mancato di far sentire. E soprattutto, ci si deve interessare di politica, considerare e farsi considerare e rispettare da questo o quel esponente per dimostrare le giuste ragioni del settore e non viceversa rappresentare un settore e fare gli interessi di una parte politica, per garantirsi un trampolino di lancio verso qualche prestigiosa poltrona, con tutto il rispetto per chi, fatta salva la buona fede, non la pensa così e con tutta la stima verso chi è impegnato in ambito esclusivamente locale. E poi vuoi mettere la soddisfazione di sapere che col nostro rifondato sistema CASARTIGIANI diamo lavoro a migliaia di persone.
CASARTIGIANI, quindi, è un organizzazione autonoma e naturalmente laica, ma la sua storia e la sua matrice , aldilà dei neo posizionamenti ideologici di iscritti o dirigenti, a destra o a sinistra, fu ispirata dalla compenetrazione artigiana col cattolicesimo democratico e col cattolicesimo liberale, come vollero i nostri fondatori nel ‘58 . In tal senso per fare una distinzione semplice e alla buona, per quei pochi che non lo sapessero, entrambe le filosofie politiche nell’ambito cattolico, si rifanno alla dottrina sociale della Chiesa di cui la enciclica Rerum Novarum di Papa Pecci, Leone XIII, è l’archetipo, ma mentre la prima dà privilegio al valore della crescita sociale nell’uguaglianza, la seconda mette in primo piano l’individuo con i suoi diritti economici e d’impresa, pur nella crescita collettiva.
Fatte queste premesse veniamo all’oggi, molti, potremmo dire i più, guardarono, come è dimostrato e asseverato, con simpatia, nel mondo artigiano, all’avvento del centro destra, per delusione circa la sensibilità della precedente coalizione e per i programmi e le incoraggianti affermazioni degli esponenti del Polo circa l’impresa e l’artigianato in parte mantenute, ma soprattutto verso l’impresa in generale.
Ma questo non è avvenuto, subito. Ricordiamo infatti alcune convention del Polo sul finire del secolo, tra cui quella di Verona, con molte imbarazzanti e prudentissime assenze (non la nostra), in pieno governo Prodi. Poi, naturalmente c’è stata, come dice Flaiano, dappertutto la corsa degli italiani a “soccorrere” il vincitore e a salire sul suo carro (così come ora per gli opportunisti di sempre, vediamo, che, c’è il dubbio se scendere o meno, non si sa mai come può finire). Si chiama il dubbio della transumanza e D’Annunzio non c’entra niente.
A noi che non abbiamo mai chiesto favori, non interessa questo dilemma (che speriamo non sia quello della padella o della brace), ma di capire chi (come parte politica) si convince finalmente e per sempre e non solo in campagna elettorale, su quello che è il ruolo ineluttabile e insostituibile dell’artigianato nel nostro Paese, tanto più in Europa. E questo non solo per gli artigiani ma per l’Italia.
Anche perché per quanto li riguarda gli artigiani incarnano in se, in una perfetta simbiosi quasi come un paradigma professionale la scelta democratica e quella liberale. Questo abbiamo sempre creduto e confutato ai riottosi: artigianato è imprenditore e lavoratore nello stesso tempo, con la stessa dignità e la stessa filosofia.
Ma attenzione quando diciamo artigianato diciamo prevalentemente 80-90%, ditta individuale, micro impresa e cioè fino a 10 dipendenti, come sancito dalla UE o al massimo per la restante percentuale PMI.
Perché la nostra è una battaglia storica , ormai intergenerazionale, per dimostrare il dimostrato, di cui abbiamo raccolto il testimone da valorosi esponenti dal dopoguerra via via fino a fine secolo e ora col nuovo.
Infatti, l’artigianato ha sempre avuto solide e propedeutiche basi storiche culturali statistiche e sociali nel nostro Paese dall’epoca dei Comuni, per non parlare poi dell’antichità dove artifex stava per artista ma anche per artigiano. Artigiano non è l’amanuense in senso etimologico, ma soprattutto colui che crea. Artigianato è un sentimento perché solo il sentimento ti può portare a intraprendere una attività senza garanzie, mentre tutti cercano un tornaconto sicuro. Essere artigiano vuol dire essere sempre giovani e spesso è veramente un esempio di longevità, forse per la calma che dà una applicazione diuturna e la soddisfazione benefica, forse salvifica, per l’Uomo che solo può dare avere un progetto e veder compiuta un’opera frutto dell’impegno. Solo la gioventù interiore infatti ti dà la forza di rinnovarti sempre. E poi, come ci hanno insegnato, Artigianato, è libertà, perché solo chi ama la libertà preferisce a prescindere il rischio, alla codificazione e alla sicurezza. Insomma, fuori di retorica, non volontaria , perché non è tale nei fatti, c’è tutto per essere riconoscenti a questi nostri amici e colleghi , così come lo furono i Padri costituzionali quando capirono cosa significava per l’Italia, l’Artigianato e lo inserirono unico mestiere nella Carta costituzionale come attività protetta e privilegiata, unica e insostituibile. Segnalazione, che, avrebbe dovuto avere secondo l’intendimento una conseguenza legislativa negli anni. Cosa, quasi, mai avvenuta e verificatasi, se non sporadicamente forse per un paradossale, involuto, contrasto “gerarchico”, con altri settori.
Ma, nonostante questo, il vero boom dell’artigianato, che fino ad allora era soprattutto artistico e di servizio, avvenne in contemporanea con quello industriale degli anni 60 e poi, paradossalmente, come già detto, per ricaduta, nel momento della crisi, nacque l’artigianato di produzione. E da allora, c’è questa straordinaria, eredità da non disperdere perché è la nostra risorsa più vitale intrinseca ed estrinseca, che deve andare di pari passo con un rilancio industriale, ci mancherebbe, con la formazione e il sostegno come chiede Montezemolo. Ma nel contesto dell’Europa unita, la nostra è una carta in più insieme al Turismo e alla PMI alla Pistorio, di cui tanto si parla. Questo sia che ci si faccia partecipare o no ai tavoli concertativi.
Troppo è cambiato, nel mondo, con la globalizzazione, non abbiamo più posizioni di rendita. Ci sono sempre più competitori “affamati” e altri arriveranno agguerriti con l’allargamento dell’UE. Ci vuole una politica di alleanze strategiche per la composizione di un puzzle imprenditoriale con regole condivise per la collocazione dei tasselli, in virtù di prodotti di qualità da posizionare.
I must indicati Imprese - Famiglie – Sud lo sono quelli giusti come si sa da sempre ed in più “conditio sine qua non” dobbiamo tornare a produrre ricchezza per il Paese.
Per le imprese, per il contingente, decreto sulla competitività, via prima possibile l’IRAP soprattutto ai piccoli e sostegno, ma non chiusura contro la concorrenza , deterrente alla delocalizzazione , poi c’è la riforma fiscale che era dirimente , se non ci fosse stata la crisi dei redditi, ma a questo punto non sappiamo se ci sono spazi e risorse ma necessita una semplificazione e razionalizzazione dei tributi locali. Artigianato e micro impresa che sono il più importante settore italiano in primo piano con un abbattimento vero della burocrazia, fiscalità energetica , credito , incentivi e finanza di impresa, progetti d’area riattivazioni delle filiere produttive che spesso valgono di più di una grande industria e di servizi, crediti di imposta e detrazioni, tutte cose dette e ridette. Gli artigiani in Italia sono un unicum, non ci sono analogie con altri settori, non costano nulla, anzi , allo Stato , non evadono, fiscalmente pur se mai lo hanno fatto, grazie agli studi di settore, danno occupazione, stabilità sociale, tramandazione di valori e della cultura imprenditoriale, rappresentano tutto sommato tra titolari , addetti, familiari, coadiuvanti ecc…6-7 milioni di persone. Insomma quello, che è il senso dell’Artigianato per l’Italia e quello che deve essere il senso dell’Italia per l’Artigianato sia se a comandare sia una coalizione che l’altra. Noi della Rappresentanza ci dovremo mettere del nostro ricercando sempre più l’unità adesso che ci sono dei dirigenti eccellenti e i rapporti sono improntati alla massima stima e collaborazione ed amicizia. Abbiamo abbattuto un alibi antico di divisione, che ci faceva ascoltare meno.
Poi, c’è il problema delle famiglie il cui reddito va assolutamente sostenuto. Quando il Vice Presidente Tremonti dice in televisione che l’euro in economia ha avuto le conseguenze di una guerra non cruenta, affermando che il 50% della popolazione si è arricchito (noi diremo il 25%) e il 50% (75% n.d.r.) si è impoverito, sostiene una cosa economicamente vera e gli fa onore la sincerità nella competenza, ma tremenda e trasversale tra le professioni e i mestieri. Molte famiglie hanno perso livello e vanno aiutate assolutamente non lasciando fare solo al mercato. Ma anche qui è un problema di risorse, oppure ci vuole un colpo di genio. Come ricercare lo status quo ante?!?. L’Euro nonostante alcuni errori all’origine e in corso d’opera, non è una causa, è un effetto, non è un male è un bene, ma chi ha potuto si è adeguato o si è avvantaggiato e quelli che soggiacciono a un reddito fisso, gli artigiani e gli onesti di tutti i mestieri, si sono impoveriti. Ma lo si poteva presupporre, il cambio doveva essere diverso e in corso d’opera si poteva fare di più.
Molto possono fare i mass media, non creando frustrazione rappresentando un mondo per pochi, forse non devono e non possono essere educativi o pedagogici, perché non sapremo mai se fotografano la società o la indirizzano, anticipandone le mode, ma sicuramente possono contribuire ad un senso etico sociale. Questo non riporterà denaro nelle tasche di chi è in difficoltà, questo dovrà avvenire gradatamente con provvedimenti ad hoc ma potrebbe creare un meccanismo virtuoso e un aumento di solidarietà e riequilibrerà almeno le coscienze. Ma se tutto questo vi pare difficile, forse non avete torto, perché non c’è una filosofia o un movimento letterario a sostenere, come è avvenuto nella Storia, questo ritorno alla sobrietà ma, comunque, artigiani con le barche o le Ferrari, non li abbiamo mai conosciuti in tanti anni.
Per il Sud la lezione di Meridionalisti è sempre intatta, tra Lombardia e Calabria c’è un gap di 3-1 di reddito medio, per non parlare di tutto il resto (infrastrutture, sicurezza, qualità di vita ecc..).
La colpa non è certo dei lombardi, anzi, di loro è il grande merito e la qualità imprenditoriale, ma la colpa non è nemmeno certo dei calabresi, ma della nostra storia, della politica di 150 anni. Ecco perché sulle riforme, si doveva andare forse verso un federalismo fiscale, che sarebbe forse stato bene più o meno a tutti perché si poteva fare senza modifiche costituzionali e se non altro perché sensibilizza l’orgoglio e costringe tutti a rimboccarsi le maniche e non a questo tipo di riforma costituzionale costosa qualcuno dice addirittura gattopardesca , che è stata letta al centro sud come un abbandono e un’offesa, con il paradosso enigmatico di una coalizione, che vuole a tutti i costi una devoluzione di poteri alle regioni, quando ne governa solo due o forse tre, mentre la coalizione che le governa (le regioni) non la vuole, tra l’altro con la spada di Damocle di un referendum confermativo dall’esito abbastanza scontato. Sic!
La nostra gente del Sud è valorosa e deve sentire soprattutto consenso. Fiscalità di vantaggio e localizzazione delle imprese, Artigianato e servizi, che devono essere portati e non sottratti, attrezzarci di più al turismo con Sicurezza e Infrastrutture, dopo le grandi dimostrazioni di civiltà e di efficienza offerta da Roma negli ultimi giorni di un Pontificato e nei primi dell’altro. L’ultimo grande regalo fattoci da quel Grande Papa Santo. Anche se il turismo al Sud vale solo per il 20% essendo quasi tutto concentrato su Roma, Venezia e Firenze mentre al nostro splendido mare molti preferiscono la Spagna (siamo scesi al 5°posto dopo Francia Usa Spagna e Cina).
Il senso degli italiani per lo Stato è altissimo a nostro parere più che negli altri Paesi, ma è importante che sia sempre alto il senso dello Stato (leggi, Governo) per gli italiani con la totale compenetrazione per le esigenze dei cittadini.
Montanelli scrisse, che quando riuscì a farsi ricevere per un’intervista da De Goulle, nel dopo guerra, davanti alla ostilità di quel potente nei confronti dell’Italia, gli disse, che si doveva comprendere che il nostro era un Paese povero. Alchè il Presidente di Francia, stizzito, rispose che l’Italia non era un Paese povero, ma un povero Paese. Il grande Montanelli nella Sua “Storia d’Italia” affermò d’essersi sempre pentito da allora di non aver avuto l’impeto di alzarsi e andarsene indignato.
Dobbiamo tutti lottare per non tornare ad essere un Paese povero, e non ci torneremo, ha ragione il nostro straordinario Presidente Ciampi, ma non saremo mai un povero Paese anche perché nostro è il patrimonio civile e culturale migliore dell’umanità e tra questo c’è quello di creare, quello artigiano.
Diamogli più senso.

Giacomo Basso