02/12/2010

Il “patto del Capranica” nasce il 30 ottobre del 2006 con una manifestazione unitaria (svoltasi a Roma nell’ex cinema Capranica) promossa da Casartigiani, CNA, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti in risposta ad alcune scelte operate, con la legge finanziaria, dal Governo Prodi. Scelte che si traducevano in un inasprimento della pressione fiscale e contributiva a carico delle Pmi e delle imprese dei servizi. Da allora in avanti, si è sviluppato, tra queste cinque Organizzazioni, un processo di coordinamento informale, che ha portato ad esprimersi, con documenti e portavoce unitari, in tutte le principali sedi di confronto: dai tavoli di concertazione a Palazzo Chigi alle audizioni in sede parlamentare. Una nuova rappresentanza, unitaria, del mondo delle Pmi del nostro Paese che non annulla ovviamente storia ed identità delle Confederazioni che vi partecipano. Ma proprio la “lezione” fondamentale della crisi – cioè la rivalutazione delle ragioni dell’economia reale e, con essa, il riconoscimento crescente del ruolo centrale delle Pmi e delle imprese dell’artigianato, del commercio, dei servizi e del turismo come asse portante del sistema produttivo del nostro Paese – ha spinto le cinque Organizzazioni a fare un decisivo passo in avanti. Di strutturare, cioè, in maniera organizzativamente più compiuta questo coordinamento e, soprattutto, di farlo agire in maniera programmaticamente più impegnativa e propositiva. Per dare, nel sistema della concertazione, più voce e visibilità all’Italia dell’impresa diffusa che, anche in tempi di crisi, non intende tirare i remi in barca e che, soprattutto, è una risorsa fondamentale per rimettere in moto crescita e sviluppo, coesione sociale e coesione territoriale. Per questo, riconoscere le ragioni di questa Italia produttiva è una questione di responsabilità: nei confronti delle imprese e dei lavoratori, ma anche nei confronti degli interessi generali del Paese. E la scelta di aprire una nuova fase nella storia del “patto del Capranica” vuole essere proprio la testimonianza di un’Italia che vuole far valere di più e meglio le ragioni di queste imprese - piccole, medie e grandi - e che vuole contribuire alla costruzione di un Paese migliore e più ambizioso.

 



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