10/07/2018

MONDELLO (PA): ASSEMBLEA CONFEDERALE 30 GIUGNO 2018
Carissimo Presidente, Amici delegati e componenti della Squadra operativa della Confederazione, a me non piace il lamento, la descrizione di momenti negativi, il ruolo dei furbi che fanno cadere il numero degli associati abbinati, scesi notevolmente negli ultimi anni, anche se dati previdenziali indicano oltre 165mila artigiani associati alla nostra benemerita e amata sigla. Come mai? Facile per chi ha confidenza con le strutture previdenziali: è comodo e favorevole scrivere nelle varie istanze che la ditta Marchese (per non citare altri cognomi…) è associata a… senza verificare se c’è la delega e se è pagante.
Io, oggi, e non solo per il mio ruolo istituzionale, mi sento più forte di ieri perché noto in aula 7 rappresentanti della Sicilia ed è un bel numero, potrei dire 9, visto che sono ammesse le deleghe, ma non mi piace notare le assenze anche se ci stiamo riunendo proprio in Sicilia. E’ ancora più positivo notare rappresentanti, e non isolati, di Calabria, Basilicata, Puglia, Campania, Molise, Abruzzo, Lazio, Umbria, Toscana, Emilia-Romagna, Veneto, Lombardia, Liguria per un totale di 13 sulle 20 regioni italiane. Non solo presenze fisiche, ma partecipazioni attive. Chiedo scusa se non sono riuscito a notare rappresentanti delle altre 7 regioni.
Ho sentito il dovere di intervenire per evidenziare un atteggiamento ostile delle forze governative degli ultimi dieci/dodici anni ed è facile segnalare le continue violazioni di legge in vigore e, per assurdo, di una norma costituzionale. Non mi stancherò mai di richiamare l’obbligo della osservanza del secondo comma dell’articolo 45 della Costituzione. “Lo Stato provvede alla tutela e allo sviluppo dell’artigianato”, aggiungendo la legge 553/82 che disciplina le Camere di commercio che prevedono le commissioni provinciali per l’artigianato e le commissioni regionali, composti non da burocrati camerali ma da soggetti iscritti negli albi provinciali e designati dalle quattro sigle rappresentate nel Cnel. Hanno funzionato fino a qualche anno fa e oggi con i “movimenti” che governano, non rinnovate e di conseguenza con le decisioni di iscrizioni, variazioni, cancellazioni nelle mani della burocrazia e che non ha alcun interesse a tutelare  le aziende artigiane. Ecco la diminuzione delle imprese iscritte e non volute da una cancrena italiana che io definisco “massonfobia” e che mira a isolare le imprese artigiane difficili da gestire secondo la filosofia massonica.
Noi oggi, dobbiamo fare nostro e propagandare al  massimo il Messaggio n. 1138 del 14 marzo di questo bel 2018 e che definisce il ruolo degli “artigiani di fatto”, dando disposizioni all’Inps di procedere direttamente all’iscrizione previdenziale con la verifica dei requisiti previsti dalla legge 443/1985 (legge quadro per l’artigianato).
E’ ovvio che sono previste norme sulle qualifiche, sullo svolgimento di attività senza avere i requisiti di legge, ma pur potendo ottenere la cancellazione gli abusivi saranno costretti a pagare quanto previsto per i periodi di esercizio.
Amici e colleghi, nella mia provincia la norma definita “artigiani di fatto”, incomincia a dare i primi risultati. Ne ho parlato con il Prefetto, il Comandante della Guardia di Finanza, con il Questore e spesso faccio arrivare ai tre indirizzi segnalazioni che, fino ad oggi, non sono state cestinate.
Finisco con una definizione che amo: “ut venit, sic narruator”, tradotto nella mia lingua madre “comi veni si cunta”. E debbo dire che le imprese in regola con tassazioni e imposte al di sopra dei una percentuale accettabile, sono più serene e aspettano con fiducia una tassazione generale non più alta del 27%.
Amici e colleghi, non ci lamentiamo. Operiano per il rispetto delle leggi e della Costituzione.



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