09/11/2017

da La Sicilia

ROMA. – La manovra 2018 può dare una spinta decisiva alla ripresa dell’economia e per questo non va stravolta cedendo a particolarismi o a tentazioni elettorali, ma solo corretta in alcuni punti critici. Con occhio vigile al ben più acceso dibattito sulle pensioni, dove si è spostata gran parte dell’attenzione politica, banche e imprese promuovono l’impianto generale della legge di bilancio, trovando manforte nell’Istat che parla di un’accelerazione marcata del Pil ad ottobre e giudica positivamente le scelte del governo sul reddito da inclusione.
Tra le parti sociali, ascoltate dalle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, la voce fuori dal coro è ancora una volta quella della Cgil, che non usa mezzi termini per giocare la sua più ampia partita allargata al sistema previdenziale. Secondo Susanna Camusso, già protagonista di un battibecco con Pier Carlo Padoan all’indomani dell’approvazione del ddl, quella 2018 è una manovra che non crea sviluppo, che mette a rischio l’universalità del sistema sanitario nazionale, da cui ormai undici milioni di italiani sono esclusi, che non aiuta veramente il mondo del lavoro ma ancora una volta solo le imprese e che soprattutto, con il decreto fisco, non solo non alleggerisce la pressione fiscale, ma favorisce l’evasione.

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