08/02/2018

In provincia, si sa, ci si conosce tutti, e quando si ha bisogno di qualcosa si contatta l’amico dell’amico. Un modus vivendi che ha tanti vantaggi ma che, al contempo, alimenta un mondo sommerso di lavoratori in nero, pronti a distruggere la concorrenza con prezzi stracciati, pur di accaparrarsi la clientela. Un male comune a tante categorie professionali che ha però raggiunto livelli oltremodo preoccupanti nel settore cosiddetto della bellezza e del benessere dove, rapportando il numero di diplomati al numero di disoccupati, si ipotizza che un professionista su due scelga l’opzione del lavoro in nero. Parrucchieri ed estetiste abusivi hanno ormai formato un vero e proprio esercito in Provincia di Siracusa per non dire di tutta la Sicilia (oltre quattromila) tanto da mettere in crisi uno dei comparti più floridi del momento. C’è chi si concentra esclusivamente sulla ricostruzione delle unghie e si pubblicizza sui social e chi, esperto in massaggi, lavora solo per conoscenze, chi si occupa di trucco e chi fa di tutto un po’, rigorosamente in nero. Sterminare questo esercito di irregolari è il primo obiettivo del  “Settore Benessere” alla cui guida sono stati nominati Corrada Bosco, Enzo Ganci, Gianni Inturri. «Tanti e tali sono gli abusi nella nostra Provincia – spiegano i tre colleghi – che abbiamo fatto della guerra all’abusivismo la nostra prima missione. Non è solo di un problema economico che stiamo parlando ma anche di sicurezza sul lavoro, di igiene e di competenza. Parte della causa di questa vera e propria piaga vengono indicate  le numerose scuole che, in pochi anni, “sfornano” ragazzine ancora non preparate ad affrontare il mondo del lavoro, anche se le norme di legge prevedono le modalità per acquisire la qualifica dopo gli attestati di qualifica. Una parte delle neo diplomate, senza perdere tempo a fare pratica, comincia subito a lavorare in nero, a prezzi stracciati e senza l’esperienza necessaria». A risentirne, naturalmente, è tutto il comparto perché chi lavora in casa, senza negozio e senza pagare le tasse, può permettersi tariffe di gran lunga al di sotto del trend di mercato. Fare una stima esatta è praticamente impossibile ma osservando i dati sulla disoccupazione la percentuale di irregolari si aggira attorno al 60 per cento.
Il punto “cruciale” è il mancato rispetto dell’articolo 45, secondo comma, della Costituzione: “Lo Stato provvede alla tutela e allo sviluppo dell’artigianato” e ci chiediamo è “tutela e sviluppo” la attuale imposizione fra tasse e imposte varie che si aggirano oltre il 67 per cento? E la burocrazia dei Comuni, Asp, ecc.?
E’ ovvio che condividiamo la campagna di sensibilizzazione del “Settore Benessere” che invita a denunciare gli abusivi, sempre che siano abusivi contro la propria volontà di mettersi in regola. Noi abbiamo inventato la “onicotecnica” e rileviamo, con soddisfazione, che tante hanno trovato spazio e serenità. La segnalazione va quindi fatta per gli “abusivi per… vocazione”, naturalmente, sarà anonima e l’associazione di categoria si farà carico di informare le forze dell’ordine affinché indaghino. Denunciare, del resto, non vuol dire solo solidarizzare con chi lavora in regola e fatica a far quadrare i conti tra affitti e tasse, ma anche garantire maggiore sicurezza ai clienti.

 



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