18/09/2012

Il Professor Citati nella Sua recensione all’Odissea del Caffè letterario di Repubblica, testualmente ci spiega che con Ulisse e l’Odissea comincia l’era della ricchezza e quella dell’Artigianato.Pone a paragone l’Iliade e l’Odissea e i suoi principali eroi Achille ed Ulisse. Achille è un eroe e un poeta, Ulisse un artigiano ,un grande artigiano e un novelliere e raccontatore. Ulisse non capisce Achille, non ne compenetra i tratti. Del resto l’Iliade si chiude con una riconciliazione. Priamo accompagnato da Ermes per ricevere le spoglie del figlio Ettore , da dieci giorni lasciate insepolte, bacia le mani a colui che lo ha ucciso, Achille, e questi si commuove e dispone per la pietosa riconsegna. L’Odissea, viceversa, si chiude con la strage dei Proci che insidiano il regno e la sposa di Ulisse .
Il mondo è meno poetico e per renderlo migliore non c’è più bisogno di eroi (Achille), incapaci a qualsivoglia bisogna pratica , ma di uomini astuti (Ulisse ) versatilmente artigiani . Ma in qual caso, aldilà delle metafore e delle allegorie, Ulisse ha dato dimostrazione di capacità artigiane? Almeno in tre famose emblematiche ed epiche circostanze . Anzitutto quando inventa e fa costruire il cavallo di Troia, nel quale con i più valorosi combattenti achei si nasconde. Quale capolavoro di ingegneria artigianale da far si, che un popolo stremato lo consideri un dono e non cada in alcun sospetto. Sarà, che il cavallo rimane ancora un simbolo “timeo danaes et dona ferentes”, temo i greci anche se portano doni . Ma il cavallo di Troia non è un dono, è l’emblema eponimo dell’astuzia da un lato e della avida e vanitosa, colpita, vanità dall’altro. Solo Ulisse ne poteva essere l’artefice e niente poté Cassandra e il suo vaticinio inascoltato.
La riottosità a ricevere, nasce da lì, il sospetto diventa affermazione ed emblema e anche rivendicazione presunta per quanto pretesa . Una metafora del destino e la spiegazione, a tante nostre inutili ansie, di afferrare necessariamente il non necessario.
Vinta la guerra, grazie al cavallo, il nostro grande stratega artigiano comincia la Sua anabasi essendo di ritorno, ed è nostro piacere soffermarci sulla seconda dimostrazione di maestria artigiana quando finalmente lascia Calipso per l’isola dei Feaci . La Dea deve lasciare andare Ulisse, glielo hanno ordinati gli Dei . E Lei impreca ma deve chinarsi. Ulisse per tornare ad Itaca ha rinunciato al dono dell’immortalità e non le chiede aiuto .
Per vendetta lo lascia senza aiuto a costruire la zattera per affrontare il difficile mare completamente solo. Sentite che onomatopea e che grande elogio all’artigianato sono questi esplicativi versi :

Egli a troncar cominciò il bosco: l'opra
Nelle man dell'eroe correa veloce;
Venti distese al suolo arbori interi,
Gli adeguò, li polì, l'un destramente
Con l'altro pareggiò. Calipso intanto
Recava seco gli appuntati succhi,
Ed ei forò le travi e insieme unille,
E con incastri assicurolle e chiovi
Larghezza il tutto avea, quanta ne dánno
Di lata nave trafficante al fondo
Periti fabbri. Su le spesse travi
Combacianti tra sé lunghe stendea
Noderose assi, e il tavolato alzava.
L'albero con l'antenna ersevi ancora,
E costrusse il timon, che in ambo i lati
Armar gli piacque d'intrecciati salci
Contra il marino assalto, e molta selva
Gittò nel fondo per zavorra o stiva.
Le tue tele, o Calipso, in man gli andâro
E buona gli uscì pur di man la vela,
Cui le funi legò, legò le sarte,
La poggia e l'orza: al fin, possenti leve
Supposte, spinse il suo naviglio in mare,
Che il dì quarto splendea. La dea nel quinto
Congedollo dall'isola: odorate
Vesti gli cinse dopo un caldo bagno;
Due otri, l'un di rosseggiante vino
Di limpid'acqua l'altro, e un zaino, in cui
Molte chiudeansi dilettose dapi,
Collocò nella barca; e fu suo dono
Un lenissimo ancor vento innocente,
Che mandò innanzi ad increspargli il mare.

Tornato ad Itaca Ulisse vince la Sua battaglia. Lo riconosce Argo, cane fedele, chiede svelarsi il padre, ma non la donna amata, Penelope. A Lei deve dimostrare di essere Ulisse e che cosa se non il Suo valore artigiano prima ancora di quello di Uomo e o di Eroe. Il letto coniugale e come fu scolpito, convincono dopo vent’anni la donna amata, che si tratta, di Lui, il Re di Itaca .

Sentiamo le parole del poeta e capiamo:
“Quando Odisseo, uomo di immensa bontà, era nel suo palazzo Eurinome lavò i suoi indumenti, li profumò con l'olio, e gli diede un bel mantello e una tunica; allora Atena gli curò i segni causati dal travestimento da mendico, lo fece ingrandire e irrobustire; ora dalla testa scendevano dei bei folti capelli, che parevano i fiori di giacinto. Come quando un orefice lavora l'oro e l'argento, che imparò il suo mestiere da Efesto e Pallade Atena in ogni professione, compie i suoi lavori con armonia; così gli versò sulle spalle e sul capo la massima grazia. Quando uscì dal bagno parve un immortale; e risedette sul trono che gli spettava, di fronte a sua moglie, e le disse: “Donna malvagia, a te più che a tutte le altre donne, gli Dei che abitano sull'Olimpo, hanno dato un animo molto tenace perché nessun'altra donna avrebbe un animo tanto coraggioso, e oserebbe restare lì, invece di correre tra le braccia del suo uomo, che dopo vent'anni ritorna in patria. Ma su, nutrice, prepara il mio letto, poiché potrò dormire anche da solo: elle in petto ha un cuore di ferro”. Donna accorta gli rispose Penelope allora: “Tu sei un demone, non è che io voglia parere superba, né che ti disprezzi, e nemmeno che io voglia far troppo l'ostile: mi ricordo bene come eri quando sei partito. Ebbene, Euriclea, fai pure, ma fuori dalla camera da letto, quello che lui stesso costruì; qui prepara il letto, con le coperte, le pelli di pecora e le stoffe da avvolgersi”. Così disse, perché a tal segno avrebbe compreso Se costui era veramente suo marito. Sgomento, allora, Odisseo Si rivolse alla moglie: “Donna , queste tue parole mi rattristano. Chi può spostare il mio letto? Risulterebbe difficile Anche ad un abile tecnico, a meno che lo volesse un dio, e, allora riuscirebbe facilmente a spostarlo. Tra gli uomini, neanche il più forte, lo potrebbe spostare senza fatica, perché il letto nasconde un segreto, io stesso lo fabbricai e nessun altro. Nel cortile c'era un ulivo con la sua cima frondosa, florido e rigoglioso; era grosso come una colonna: attorno ad esso costruii la stanza, finche la finii, con numerose pietre, e ne costruii il tetto, vi posi delle porte robuste, saldamente messe. E poi tagliai la chioma dell'ulivo, e pulii il tronco alla base, lo riquadrai con il bronzo bene e con cura, lo feci dritto con la livella, ne costruii un sostegni e lo perforai con il trapano. Così facendo arrivai a terminare il letto, ornandolo d'oro, d'argento e d'avorio. Per ultimo sistemai le strisce di cuoio, splendenti di porpora. Ecco, adesso ti ho svelato il segreto, e non so Se è ancora intero o se qualcuno Lo ha staccato dal suolo”. Così parlò, e lei fu subito mossa dalla commozione, perché capì che costui era certamente Odisseo; e piangendo, corse verso lui a braccia aperte, lo baciò e gli disse: “Non t' agitare, con me Odisseo, che tra tutti sei il più saggio, gli dei ci davano il pianto…”

Adesso tutto è compiuto, non ci sarà un terzo racconto mitologico, comincia l’ora della storia.
Sembra però che Ulisse dopo poco tempo senta la mancanza dell’avventura e i racconti apocrifi lo starebbero a significare .
Non c’è più Nestore e Telemaco è ormai grande , Argo non gli corre più vicino le gambe, quanto a Penelope, la lontananza ravviva l’amore, soprattutto il rispetto e la fedeltà è a riprova e a conforto.
Riprende il mare non sappiamo con chi, anche in questo artigiano, oltre che eroe e navigatore per quel irrefrenabile senso di libertà che se non ti uccide ti esalta . Non ci è stato un grande artigiano come Ulisse fino all’anno 0, dove ne è nato Uno molto più grande, ma che non era, solo Uomo, era anche molto di più.
Ma questa è un’altra Storia.

G.B.


 



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